16 gennaio, terremoto sullÂ’Udeur: un anno dopo l'inchiesta prosegue

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MastellaE’ trascorso un anno dal fatidico 16 gennaio 2008 quando i provvedimenti dei magistrati casertani portarono alla decapitazione dei vertici Udeur in Campania e alla conseguente uscita di scena di Clemente Mastella dalla vita politica nazionale. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha ipotizzato vietati intrecci tra gestione della cosa pubblica e affari intravedendo, addirittura, la costituzione di un’associazione a delinquere. Accuse pesanti che, però, ancora non si sono tramutate in una richiesta di rinvio a giudizio per le tante personalità, anche di primissimo piano, coinvolte. Non è dato conoscere lo stato dell’inchiesta giudiziaria quasi immediatamente passata nelle mani dei magistrati napoletani per competenza territoriale.
La Procura di Napoli starebbe portando avanti nuovi approfondimenti investigativi. A luglio scorso, sono scaduti i sei mesi concessi ai pubblici ministeri per raggiungere le proprie conclusioni e indirizzare avvisi di chiusura delle indagini o richieste di archiviazione. Una proroga, però, è stata chiesta dalla magistratura inquirente che, finora, non ha deciso di chiudere la fase precedente alla eventuale richiesta dei rinvii a giudizio. L’inchiesta vede indagati, tra gli altri, l’ex ministro della Giustizia, sua moglie Sandra Lonardo, presidente del Consiglio Regionale della Campania; due ex assessori regionali del Campanile, Andrea Abbamonte e Luigi Nocera, e altri esponenti del mondo politico, amministrativo e giudiziario campano tra cui figurano anche l’ex prefetto di Benevento Giuseppe Urbano, il sindaco del capoluogo sannita Fausto Pepe, il consigliere regionale Fernando Errico, l’ex deputato Antonio Barbieri e il professionista Carlo Camilleri, con suocero dei Mastella. Una bufera giudiziaria che lo scorso gennaio provocò le dimissioni di Mastella da Guardasigilli, la sua uscita dall’Unione con la caduta del Governo Prodi e lo scioglimento anticipato della legislatura con il ritorno alle urne. Un’indagine che, dopo il trasferimento da Santa Maria Capua Vetere a Napoli, ora porta la firma del pm Francesco Curcio e dello stesso procuratore capo Giovandomenico Lepore. Per un periodo, l’inchiesta è stata curata anche dal magistrato Giuseppe Maddalena che ora, caso del destino, è diventato il vertice della Procura della Repubblica di Benevento. Associazione per delinquere, concussione e corruzione sono le accuse a vario titolo contestate a un gruppo di indagati. Al centro dell’attenzione degli inquirenti finì la questione delle nomine dei direttori delle Asl, vicenda per la quale Sandra Lonardo è accusata di tentata concussione. Il presidente del Consiglio Regionale avrebbe imposto a Luigi Annunziata (direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta) la nomina di due primari, pronunciando quella famosa frase poi finita negli atti giudiziari: “Quello è un uomo morto”. Un’accusa che la moglie di Mastella ha sempre respinto, in modo categorico, fin dalle prime battute dell’indagine che la portarono agli arresti domiciliari nella casa di San Giovanni di Ceppaloni per alcuni giorni. Difesa dal penalista Titta Madia, Lonardo ha sempre rivendicato la correttezza della propria azione politica e amministrativa improntata al principio della meritocrazia nella scelta di dirigenti e collaboratori e, tuttora, è in attesa di conoscere gli esiti delle indagini. Del tentativo di rimuovere il manager casertano rispondono anche Mastella, Abbamonte, Errico e Nicola Ferraro, tutti esponenti di punta dei Popolari Udeur alla Regione. L’ex ministro avrebbe, in particolare, fatto pressioni indebite sul presidente della Giunta Regionale della Campania, Antonio Bassolino, affinché gli lasciasse mano libera su alcune nomine. I magistrati, riferendosi all’ex Guardasigilli, parlano del suo potere di controllo sulle attività degli enti pubblici e locali ricadenti nel territorio della Campania. Sistema al quale Mastella avrebbe dato un "contributo concreto, specifico, consapevole e volontario". Per il sindaco di Benevento, invece, l'imputazione riguarda un filone di indagine che ha al centro una gara di appalto avvenuta a Matera. Altro personaggio centrale nelle indagini è Camilleri, per il quale l’ordine di custodia cautelare in carcere e ai domiciliari è stato revocato con molto ritardo rispetto agli altri indagati sottoposti ad analoghe restrizioni. Camilleri è accusato di aver pilotato concorsi e truccato appalti nell’autorità di bacino del Sele (dove svolgeva le funzioni di presidente) ma non solo. Le imputazioni a suo carico riguardano associazione per delinquere, corruzione, concussione, estorsione e turbativa d’asta. L’indagine, nel passaggio da Santa Maria a Napoli, è stata già oggetto di interventi da parte del gip Maria Laura Alfano, che confermò l’impianto accusatorio su richiesta dei pm partenopei, e del tribunale del Riesame. A giugno dello scorso anno si è pronunciata anche la Cassazione che ha giudicato legittimo il provvedimento con cui il tribunale del Riesame di Napoli, il 28 gennaio 2008, dispose l'obbligo di dimora per Sandra Lonardo, sostituendo così la misura degli arresti domiciliari che il gip di Santa Maria Capua Vetere le aveva disposto il 16 gennaio.
 
Pellegrino Giornale
 
Fonte: Il Quaderno
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