Il compagno Endrigo

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benjaminTra la fine degli anni 50 e gli inizi dei 60, la canzone italiana varcò il … il Rubicone. Iniziò Domenico Modugno con “Nel blu dipinto di blu” e continuarono i cantautori che in breve tempo conquistarono la scena musicale nazionale. Cantautori destinati a diventare, nel tempo, “mostri sacri”, come Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Lucio Dalla, Gino Paoli, Luigi Tenco, Franco Battiato e tanti altri. Dopo oltre 50 anni si ascoltano ancora le loro canzoni che vengono “coverizzate” da cantanti come Vinicio Capossela, Franco Battiato, Fiorella Mannoia, Emal Meta. Era difficile le voci e le melodie di cantanti come Luciano Taioli, Claudio Villa, Gino Latilla e Carla Boni, Achille Togliani, Nilla Pizzi, soprattutto perché parlavano al cuore, alla mamma, alla patria. La canzone simbolo di quegli anni era appunto “Mamma”; personalmente, però, ricordo una canzone, “Miniera”, che ti penetrava dentro dando una scossa alle emozioni più profonde. Cantava la storia dei tanti emigranti italiani che lasciavano la propria patria per andare a lavorare nelle miniere del Nord Europa, dove purtroppo, a volte, perdevano la vita.

 

L’8 agosto del 1956, in Belgio, nella miniera di Marcinelle[1], una località del Comune di Charleroi, morirono 252 minatori, di cui 136 erano italiani. La canzone, scritta negli anni venti, fu ripresa alla fine degli anni cinquanta quando il dolore per il disastro di Marcinelle era ancora forte … nella miniera è tutto un baglior di fiamme. Piangono bimbi spose sorelle e madri … io solo andrò laggiù che non ho nessuno … mamme son salvi, tornano i minatori … manca soltanto quello dagli occhi bruni, ma per salvare lui non c’è nessuno.

Ci voleva il grido di liberazione di mister … Volare oh oh … per entrare in un mondo nuovo: la società era cambiata, era stato lanciato il primo sputnik nello spazio e così anche la musica era entrata, con il rock che avanzava in maniera vertiginosa, in sintonia con le grandi trasformazioni avvenute In Italia e nel mondo. Domenico Modugno, festival San Remo, pose le basi per la nascita della canzone moderna, insieme con i cantautori, i cantanti - rockers come Celentano, Mina, Little Tony. Certamente, tra i tanti cantautori, Sergio Endrigo, occupa un posto speciale nel panorama musicale italiano. E non solo per me che ero legato (e lo sono ancora) alle sue canzoni che avevano la capacità di esprimere sentimenti, emozioni che gli adolescenti, gli innamorati coltivavano e coltivano ancora nei loro cuori. Ricordo, era il 1962 e frequentavo la 5^ Ginnasiale, che avevo l’abitudine di studiare con la radio come sottofondo e quando venivano trasmesse le prime note di “Io che amo solo te”, la mia mente si liberava dalle ostiche regole grammaticali del latino e del greco per lasciarsi trasportare in un mondo di pure emozioni, per rincorrere sogni ed amori adolescenziali, per immaginare nuovi cieli e nuove terre. Una canzone splendida, tra le più belle di quegli anni, coverizzata, in anni recenti, da cantanti come Fiorella Mannoia, Marco Mengoni, Gianna Nannini … e riconosciuta dal critico musicale Gino Castaldo … come uno dei capolavori assoluti della canzone italiana.

Tante le canzoni di successo e amate dal pubblico di ogni età: 1947, La Canzone della libertà, Maddalena, Se le cose stanno cosi Via Broletto, Ci vuole un fiore, Lontano dagli occhi, Era d’estate, La Rosa Bianca (la musica è di Endrigo e il testo di Josè Marì, grande poeta cubano, considerato un eroe nazionale), L’Arca di Noè, Mani bucate, Una Storia e tante altre ancora

Sergio Endrigo è stato il cantante dei sentimenti, degli amori finiti ai quali si guarda con nostalgia, ma che niente vieta che possano ritornare … una storia come prima e oggi tu credi ancora nella poesia … ti svegli e già sorridi pensando a lei … con te ritorna la gioventù e l’allegria …ma è stato anche un cantautore impegnato, engagè, come si diceva allora, affrontò questioni di carattere sociale, ambientale (L’Arca di Noè), scrisse contro la guerra (Girotondo intorno al mondo). Con “La ballata dell’ex” cantò della delusione dei partigiani che non vedevano realizzati gli ideali per cui avevano combattuto: ma i tuoi -compagni oramai - non ci sono più – son tutti al ministero o alla tivvù - ci fosse un cane - a ricordare che – andava per i – boschi con due mitraglia e tre bombe a mano.

Importanti collaborazioni furono quelle con Gianni Rodari, col premio Nobel Eugenio Montale e il poeta brasiliano Vinicius de Moares realizzò uno straordinario disco: La vita, amico, è l’arte dell’incontro; ed ancora con musicisti come Toquinho, Luis Bacalov che vinse l’Oscar per la colonna sonora de “Il Postino” e che portò il cantautore di Pola a denunciarlo perché il musicista aveva attinto ad una sua composizione dal titolo ”Le mie notti”. Dopo una causa durata diciotto anni, e ad otto dalla morte di Sergio Endrigo, Luis Bacalov riconobbe la copaternità della musica de “Il Postino” a Sergio Endrigo che, postumo, vinse il suo Oscar!

Nel lontano 1965, ebbe l’ardire di scrivere una canzone come “Teresa” che fu subito censurata dalla RAI e condannata dai “difensori” della morale pubblica … parlava di una ragazza, non più vergine, che era amata perché libera da pregiudizi: amare come sai - tu non sa nessuna- non devo perdonarti niente - mi basta quello che mi dai. Era difficile, per meglio dire: vietato, parlare di sesso, scisso dall’amore, in maniera quasi spregiudicata[2] … Teresa non sono stato io il primo, nemmeno l’ultimo lo sai? Lo so.

Partecipò, per la prima volta, nel 1966, al festival di San Remo che vincerà, 1968, con “Canzone per te”, coverizzata dai tre tenori de “Il Volo” e da Claudio Baglioni, ma, in quella occasione, Adriano Celentano che era arrivato terzo con “Canzone”, scritta da Don Backy, abbandonò il teatro perché non riconobbe quella canzone come la migliore del festival. Il cantautore non rispose, ma quando, qualche anno dopo, Celentano vincerà il festival con “Chi non lavora, non fa l’amore”, il compagno Endrigo, fortemente risentito, disse che era giusto il terzo posto conseguito dalla sua canzone, L’arca di Noè, ma era inaccettabile la vittoria di una canzone “crumira” quando il Paese stava vivendo momenti di grande tensione a causa dell’ondata di scioperi che si svilupparono a partire dal 1969: periodo conosciuto come l’”autunno caldo.

Cantante e musicista poliedrico che di diritto occupa un posto preminente nella storia della musica italiana per l’eleganza e la forza insieme delle sue canzoni che, spesso sono vere e proprie poesie, anzi Sergio Endrigo può essere annoverato tra i più grandi cantautori – poeti italiani di sempre e tra coloro che per prima hanno sperimentato la forma della canzone – poesia. Ed è con una di esse, Altre emozioni, splendida anche nella versione di Sergio Cammariere o Simone Cristicchi, e che può essere considerata, a mio avviso, una sorta di testamento esistenziale, che concludo queste riflessioni sparse. Una poesia – canzone, forse poco conosciuta, pubblicata nel 2002, pochi anni prima che morisse nel 2005.

Altre emozioni

Siamo arrivati fin qui un po’ stanchi

e affamati di poesia.

Le mani piene d’amore

che non vuole andare via.

Abbiamo vissuto e fatto figli,

Piantato alberi e bandiere,

Scritto mille e piĂą canzoni

Forse belle forse inutili.

Altre emozioni verranno

te lo prometto

amica mia.

E siamo arrivati fin qui a cantare

per chi vuol sentire,

abbiamo vissuto all’ombra

di troppe false promesse.

Oggi è tempo di pensare,

oggi è tempo di cambiare,

ancora cerchiamo e camminiamo

sognando negli occhi

di donne e di uomini.

Altre emozioni verranno

te lo prometto

amica mia.

Abbiamo attraversato i deserti dell’animo

e mari grigi e calmi della solitudine;

abbiamo scommesso sul futuro,

abbiamo vinto e perso con filosofia.

Altre emozioni verranno

Te lo prometto

Amica mia.

E sono arrivato fin qui,

con questa faccia da naufrago salvato

e questo pigro andare da zingaro felice;

valigie piene di ricordi,

amici persi e ritrovati,

qualche rimorso e pentimento,

senza rimpianti e nostalgie.

Altre emozioni verranno

te lo prometto

amica mia.

Altre primavere verranno

non di solo foglie e fiori,

ma una stagione fresca

di pensieri nuovi.

Altre emozioni verranno

Te lo prometto,

Amica mia …

Sentirla, semplicemente recitata, dalla voce di Nando Gazzolo, beh … è un godimento per i sensi e per l’anima.

 

Beniamino Iasiello



[1] Nel 1946, il governo italiano stipulò un contratto con quello belga che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori per i quali il governo belga assicurava, per ogni operaio, spinto dalla miseria, dalla fame ad abbandonare il proprio paese, 200 Kg di carbone al giorno. Un contratto in cui le persone vennero considerate, dal governo italiano, semplicemente merce di scambio.

[2] 55 anni fa la nostra era una società clericale e bigotta che non faceva sconti a nessuno e bastava poco per essere emarginati dal consorzio civile, per essere messi all’indice.

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