Davvero diventeremo migliori?

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 (1 Vote)
Davvero diventeremo migliori? 3.0 out of 5 based on 1 votes.

benjaminNon credo. La storia se insegna qualcosa è che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito secondo principi da essa dedotti. Pe cui, forse, anche da questa calamità spaventosa, che molti indicano come un’opportunità per delineare la costruzione di un mondo che aveva perso il senso del limite, non sapremo cogliere la lezione fondamentale che è quella di non dimenticare e perciò non farsi ritrovare impreparati dalle successive sventure che certamente colpiranno ancora l’umanità.

Già nel passato vi sono state pandemie, terremoti, tsunami e in ogni occasione l’uomo ha ripetuto sempre lo stesso mantra: eroi, solidarietà, amore, fratellanza, comunità, un mondo migliore, una rinascita dell’uomo, salvo, poi, comportarsi come la memoria del pesce rosso che in venti secondi la perde. Non capisco quale opportunità possa offrire un virus che ci costringe a stare in casa, a non poter svolgere le normali attività di sempre, che ci impone di stare distante dagli altri per cui anche parlare e comprendersi diventa difficile. L’isolamento, la distanza possono portare soltanto ad allontanarti dall’altro, nel vedere nell’altro il nemico che potrebbe infettarti e quindi complicarti la vita o addirittura togliertela.

 

La crisi come opportunità! Essa ha finito col creare milioni di disoccupati che non sanno come sbarcare il lunario, ha creato una nuova povertà che, con la fine della pandemia, potrà comportare gravi disordini sociali se la globalizzazione non si sarà in grado di dare risposte adeguate per rimettere in piedi un sistema colpito a morte. Alla povertà si aggiunge la rabbia di un popolo di disperati che ha visto aumentare le diseguaglianze tra Nord e Sud del mondo e i poveri pazientano e subiscono, ma prima o poi finiranno col rompere gli argini, dice l’ex priore di Bose Enzo Bianchi.Davvero diventeremo migliori?

 Un vero rinnovamento ha bisogno di alcune condizioni necessarie: la fine di un sistema produttivo che stravolge gli equilibri naturali del pianeta e la capacitĂ  di prendere iniziative comuni a livello planetario nei momenti di grave crisi con interventi decisi e rapidi. Ma, soprattutto, l’uomo deve liberarsi dal delirio narcisistico di onnipotenza che ha fatto emergere una sorta di individualismo possessivo per cui crede di essere diventato proprietario del mondo, mostrando una “hibrys” sconfinata, una tracotanza, che lo porta ad illudersi di poter diventare quello che vuole o poter essere il creatore di sĂ© stesso.

L’uomo è disposto a limitare il suo dominio incontrastato su ciò che lo circonda? E’ pronto per adottare politiche che preservino e curino i danni procurati ad un habitat naturale, presupposto per la salvezza della stessa umanità?

Certamente no.

Tutto ritornerà come prima, se non peggio perché l’uomo ha una natura complessa, dove giocano sentimenti come l’invidia sociale, l’odio, rivalità esasperate, gli interessi che mirano solo e soltanto a salvaguardare il proprio particulare. Perciò, dimenticheremo molto presto le canzoni cantate dai balconi, le ricette sperimentate in cucina, la “solidarietà da cortile”, per ritornare di nuovo all’”homo homini lupus” di T. Hobbes, un filosofo che non nutriva alcuna fiducia nella natura umana. Pessimismo di cui è convinto, pare, anche un filosofo, tra i più importanti del panorama culturale attuale, come Slavoj Zirzek, quando afferma che … magari si propagherà un virus ideologico e molto più benefico, e che ci infetti c’è solo da augurarselo: un virus che ci faccia immaginare una società alternativa, una società che vada oltre lo stato nazionale e si realizzi nella forma della solidarietà globale. Cioè reinventare la società con nuove forme di organizzazione del lavoro e di convivenza civile, reinventare un comunismo[1] basato sulla fiducia della gente e nella scienza

 

In ultimo, e non per importanza, tra le tante opportunità (!) offerte dal Covid19 non bisogna dimenticare che ha portato alla sospensione della democrazia. E se nei momenti di emergenza è giusto che lo Stato anteponga la sicurezza del cittadino limitandone gli stessi diritti, è pur, vero, che la democrazia liberale per poter essere, ha bisogno di essere esercitata attraverso il libero giuoco di maggioranza e opposizione nel Parlamento, dove esercita la funzione di controllo rispetto al governo, e nel paese; altrimenti lo stato d’emergenza si tramuta in una emergenza perenne con tutti i rischi che ciò comporta per la vita democratica del paese, perché, come ricorda il filosofo Giorgio Agamben, il “Leviatano” cioè il potere politico … è un mostro capriccioso, che può sfuggirci di mano, se non lo addomestichiamo o lo tratteniamo, o se allentiamo le redini troppo facilmente. Ed ha perfettamente ragione perché l’uomo è un animale abitudinario, per cui nemmeno si accorge, alla lunga, di aver rinunciato “volontariamente” a una parte dei diritti fondamentali della persona umana.

 

 

Beniamino Iasiello



[1] Per evitare confusioni, egli specifica di non riferirsi al comunismo di una volta, ma a una qualche sorta di organizzazione globale che possa controllare l’economia, come pure limitare la sovranità degli stati nazionali.

Sei qui: Home La rubrica di Benjamin Davvero diventeremo migliori?
Find us on Facebook
Follow Us