La Corruzione? 1^

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benjaminUna costante della storia dell’umanitĂ ! E, di norma, è legata alla storia del Potere. La storia dell’uomo è costellata da casi di corruzione perchĂ© c’è sempre un “serpente” corruttore ed una Eva ed un Adamo che si fanno corrompere; c’è sempre un “piatto di lenticchie” pronto come racconta la “Genesi” a proposito dei fratelli gemelli Giacomo ed EsaĂą.

 

 

 

Nella Grecia del V secolo a. c., un grande personaggio come Pericle, chiamato l’incorruttibile e la cui etĂ  è passata alla storia come l’etĂ  dell’oro, venne sospettato di aver lucrato sui lavori pubblici per la costruzione del Partenone e Fidia, uno dei piĂą grandi artisti dell’umanitĂ , incaricato da Pericle di sovraintendere ai lavori, fu accusato di aver sottratto una parte dell’oro destinato alla statua della dea Atena. Nel mondo romano le cose non andavano meglio: su Giulio Cesare gravò il sospetto di essersi procurato illecitamente grandi quantitĂ  di danaro (gli uomini a lui vicino non furono da meno) e Bertolt Brecht, in “Gli affari del signor Giulio Cesare”, affermò che … gli abiti dei suoi governatori erano fatti solo di tasche.

Montesquieu estese l’accusa anche a Crasso e Pompeo colpevoli dii aver introdotto “l’uso di corrompere il popolo con i soldi”. Non meglio andò durante l’Impero che crollò non soltanto per conflitti e ribellioni interni ed esterni, ma per la decadenza dei costumi, immoralitĂ  e corruzione che dilagavano senza freni in ogni aspetto della vita pubblica e privata.

La Francia di Luigi XIV non fu da meno e, finanche durante la Rivoluzione francese, un uomo popolare e potente quale G. JDanton, esponente di primo piano della rivoluzione, fu accusato di corruzione e condannato a morte. Ma certamente colui che superò tutti fu il principe di Benevento C.M. de Talleyrand che operò in maniera talmente sfacciata da essere definito, da Napoleone Bonaparte, di cui fu ministro degli esteri e consigliere, come l’uomo che piĂą ha rubato al mondo.

L’Italia liberale fu scossa dagli scandali derivanti dalla Regia cointeressata dei tabacchi: lo Stato cedette il monopolio dei tabacchi, ai privati (1868) in cambio di 180 milioni piĂą il 40% degli introiti e una concessione valida per 15 anni. Il parlamento votò a favore di un provvedimento per il quale, si dice, furono distribuiti parecchi milioni di cui sei per il Re e due per una sessantina di deputati. Alcuni anni dopo scoppiò lo scandalo del Banco di Roma che toccò le sfere piĂą alte del potere con due presidenti del Consiglio Antonio Giolitti, Francesco Crispi, e lo stesso Re.

Ci vorrebbero libri per raccontare la storia della corruzione in Italia, ma credo sia utile porre l’accento su un momento della vita della societĂ  italiana in cui si affermava, e spesso anche oggi lo si sente ancora dire, che la corruzione fosse stata debellata perchĂ© il partito fascista era sorto … per combattere i profittatori di guerra, i “pescecani”, i politicanti, gli egoisti e poi i parassiti di Stato.

Quando nacquero, i fasci di combattimento avevano a fondamento del loro programma il sequestro dei profitti di guerra e l’espropriazione parziale di tutte le ricchezze attraverso un’imposta sul capitale, perchĂ©, diceva Mussolini … la vita quale la concepisce il fascista è seria, austera, religiosa, tutta librata in un mondo sorretto da forze morali e responsabili dello Spirito. Il fascista disdegna la vita comoda. Ma fu davvero così? Il fascismo, appena preso il potere dimenticò l’imposta sul capitale e apprezzò sommamente la vita piĂą che comoda che derivava dal privilegio di far parte delle alte, soprattutto, sfere del potere fascista.

Qualche mese fa è stato pubblicato un saggio di Mauro Canali e Clemente Volpini che fa luce sugli arricchimenti illeciti di noti personaggi del regime fascista, Mussolini compreso. La vulgata ricorrente è stata per anni quella di un fascismo duro e puro, tanto da far dire (1975) a Walter Chiari, noto personaggio del mondo dello spettacolo, che …quando fu appeso per i piedi a piazzale Loreto, dalle tasche di Mussolini non cadde nemmeno una monetina … se i reggitori d’Italia subissero la stesa sorte chissĂ  cosa uscirebbe dalle loro tasche!

Ma davvero i fascisti furono onesti e i gerarchi irreprensibili? In â€śMussolini e i ladri di regime” gli autori dimostrano, tenendo presente i documenti inediti che il Ministero delle Finanze, da poco, ha messo a disposizione degli studiosi, che i fatti sono stati diversi dalla agiografia fascista costruita. Tutto ha inizio, però, dalla Commissione d’inchiesta istituita dal governo Badoglio (1944) per indagare sulle fortune accumulate dai gerarchi fascisti durante il ventennio che ammontarono, alla fine, a circa 118 miliardi di lire del tempo e di cui lo Stato riuscì a recuperarne soltanto 19.

Chi si arricchì grandemente fu Costanzo Ciano, padre di Galeazzo, genero del Duce, ministro degli esteri che sarĂ  condannato a morte, processo di Verona, per aver firmato l’odg Grandi che decretò la fine del fascismo con l’arresto di Benito Mussolini. Raccontano gli autori che il Vittorio Emanuele III aveva detto a Mussolini … facendogli strabuzzare gli occhi e lasciandolo senza fiato … che Costanzo Ciano possedeva un patrimonio di circa 900 milioni[1] di lire!

Sconcertante è la storia del prefetto Antonio Le Pera e di Guido Buffarini [2] che lucrarono persino sulla politica razziale del regime â€¦ la banda che era mossa dal prefetto Le Pera in realtĂ  faceva capo a Buffarini che mangiava a quattro ganasce. Furono investiti dallo scandalo della discriminazione degli ebrei e dell’accertamento di non appartenenza alla razza ebraica: era possibile diventare ariano sborsando cifre a seconda della disponibilitĂ  degli interessati … Ă¨ una sorta di tariffario … piĂą ricco sei, piĂą paghi, da circa 100.000 a mezzo milione di lire.

Si potrebbe credere che Mussolini fosse all’oscuro di tutto e che fossero i traffici di poche persone senza scrupolo, ma non è così (come vedremo anche in seguito) perchĂ© quando il questore Francesco Peruzzi portò le prove di ciò che avveniva sulla pelle degli ebrei, il capo della polizia, Arturo Bocchini di S. Giorgio del Sannio, gli disse …hai fatto un lavoro inutile perchĂ© purtroppo Interlandi[3] non sarĂ  mai toccato in quanto nella faccenda degli ebrei troppo personalitĂ  sono coinvolte, non esclusi gli stessi familiari di Mussolini. Buffarini fu preso, mentre stava scappando in Svizzera, dai partigiani e condannato a morte dalla Corte d’Assise straordinaria di Milano. Il ministero delle Finanze, nel 1952, fissò in 10.338.500 lire il profitto di regime avocabile dallo Stato che, dopo cause, ricorsi fatti dagli eredi, riuscì a recuperare soltanto un decimo della cifra.

Alla fine della guerra, Ecuardio Momigliano descriveva l’Italia mussoliniana come … un enorme mercato dove tutto era in vendita â€¦ pagando e corrompendo gli uomini di un partito che aveva posto a suo fondamento la lotta senza fine alla corruzione! Istruttivo, la prossima volta, sarĂ  rendersi conto del potere enorme e delle grandi ricchezze accumulate dal segretario generale della Confederazione delle corporazioni fasciste, Edmondo Rossoni, che fu definito dallo scrittore Curzio Malaparte: la migliore forchetta del Regime.

 Beniamino Iasiello


[1] Le cifre, oggi, possono sembrare poca cosa, ma si tenga presente che un Senatore del Regno nel 1938, guadagnava, annualmente, tra le 20 e le 25.000 lire, un maestro tra le 9 e le 13.500 lire, ed un operaio 4.328 lire!

[2] Guido Buffarini: sottosegretario al Ministero degli Interni dal 1933 al 1943. Successivamente, Ministro degli Interni della RSI dal 1943 al 1945.

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