Il Comune di Ceppaloni nella seconda metĂ  del Settecento (2^)

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benjaminLa scrittura del “Catasto Onciario” è, a volte, nitida, altre incomprensibile perchĂ© l’inchiostro ha provocato delle macchie che spesso  rendono vano lo sforzo, anche con lente d’ingrandimento, di intenderne il significato.

Questo il motivo per cui mi era sfuggito  un  altro “Nobile  Vivente” di nome Agostino Masiello[1] che, con la … rivela … cioè la dichiarazione fatta dall’interessato,  aveva fatto registrare solo  46  once . Anche  Masiello era di Ceppaloni e viveva in una casa di dieci … membri  soprani e sottani nel luogo detto Castellone … che confinava con la strada pubblica e con Nunzio Francione, ma   possedeva solo …  alcuni … tommoli di terra seminativi ed appena 4 pecore date … alla societĂ  di Agostino Varricchio.    

 

Il Catasto suddivideva i beni posseduti  da quelli che provenivano dall’Industria, cioè dal lavoro,così da fissare per ognuno il relativo carico fiscale; le imposte previste dall’Onciario erano di tre tipo:

  1. 1)Il “focatico”, uguale per tutti, per il 1753, gravava su ogni nucleo familiare per 4.2 carlini.
  2. 2)L’ imposta sui redditi daderivanti dall’industria  che era calcolata in base al reddito presunto
  3. 3)L’ imposta sui beni costituiti da immobili: case, terreni, mulini, frantoi, bestiame

Come i “Nobili Viventi” erano di Ceppaloni, così i proprietari erano quasi tutti delle frazioni, con qualche rara eccezione come Francesco  Francione,  certamente di Ceppaloni che aveva un totale di 253 once,  Diego Porcaro di Barba con once 129 e pochi altri; la maggior parte, come dicevo, facevano capo alle frazioni:  Andrea Mele con 300 once,Bartolomeo Testa con 316,Domenico Pepiciello con 189 , Domenico Mignone con 113, Francesco Troise con 106, Giovanni Catalano e Filippo Catalano rispettivamente con 153 e 195 once, Gennaro Parente con 195 , Silvestro Mele con 158 …. ed altri ancora che rappresentarono quella borghesia rurale  nascente che darĂ  origine,successivamente,  alla borghesia delle professioni che tenderĂ  di assumere la leaderschip nel Comune.

A Ceppaloni centro, invece, la  nobiltĂ  determinò, per dirla con Hegel, la formazione di una “coscienza”“servile” cioè sottomessa, timorosa, incapace di “osare”  che non riuscì mai a ritrovarsi come coscienza libera(come Spirito). Nello stesso Comune, a mio avviso, la storia si sviluppò in due direzioni opposte e contrarie che hanno esercitato ed esercitano un’influenza negativa nei rapporti tra le frazioni 

Per tornare al Catasto Onciario, alla fine delle “rivele” , la Commissione inseriva la “Collettiva Generale”, cioè un sorta di “summa”che riepilogava tutte le categorie di  cittadini presenti  nel Comune, i beni di famiglia,  quelli derivanti dal lavoro e  gli animali che ogni famiglia accudiva; soprattutto era riportata la tassazione a cui ognuno era soggetto e, infine,  lo “Stato Discusso” :il bilancio di previsione  del Comune per il 1753, approvato dalla “Regia Camera della Sommaria[2] e dal quale emerge che nel Comune vi erano 149 “fuochi”[3]che contribuivano per complessive 625,80: dal rapporto tra la cifra stabilita e il numero dei fuochi scaturivano i 4.2 carlini[4] da versare per ogni nucleo familiare.

Per i cittadini del Comune, ogni oncia era tassata per 5 grana e 10 cavalli; per i forestieri non abitanti, per le Chiese, per i luoghi piigrana due, cavalli due e tre quarti di cavalli, mentre per i forestieri abitanti laici era di grana due, cavalli tre e due terzi di cavallo.

La “Collettiva Generale” delle once dei cittadini ammontava a 17.684; comprensiva   di quelle delle vedove e delle vergini in capillis,  dei forestieri,  dei luoghi pii,  dei forestieri abitanti laici … sono in tutte once 28.122Tra le uscite vi  erano quelle date al Cancelliere, al Razionale dei conti, al Caricatore dell’orologio comunale piĂą … 9 ducati per l’affitto della casa dell’orologgio (sic),al Predicatore quaresimale; le spese straordinarie ammontavano a 90 ducati, oltre ai 284 ducati da versare al Principe di Sepino.

La prossima volta vedremo  le Chiese del Comune, i luoghi pii, i preti del paese e quelli forestieri, le vedove, le “zite” in capillis  con quelle forestiere  che risiedevano nel Comune. Oltre ad evidenziare alcuni nuclei familiari con la tassazione a cui erano soggetti.

Beniamino Iasiello

 

P.S.

L’amico Nereo mi chiedeva se oggi ve ne sono in piĂą, rispetto al passato, di quelli  che sappiano apporre la propria firma.

Certamente si; ma per governare la complessitĂ  della globalizzazione non basta saper firmare:  Ă¨ necessario  capire,  ascoltare ed essere in grado di “leggere”  una realtĂ  liquida in continua trasformazione così da non far prevalere “ la cultura della fretta” che fa smarrire il senso del tempo e del sĂ©.

I nostri avi, pur sapendo poco di “lettere”, non per colpa loro, erano dotati di buon senso, responsabilitĂ  e grande  dignitĂ .

 QualitĂ  di cui, oggi, si è persa del tutto la memoria.



[1]  L’elenco degli iscritti al Catasto fu compilato, alfabeticamente, partendo dal nome a cui seguiva il cognome

[2] Regia Camera della Sommaria: organo amministrativo che controllava, tra l’altro, le imposizioni fiscali dei Comuni del Regno.

[3] Un  fuoco = unnucleo familiare

[4]  Moneta del tempo. Ogni dieci carlini formavano un ducato . Altre monete erano : il grano o la grana, il tornese, il tarì, il cavallo.

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