Il Comune di Ceppaloni nella seconda metĂ  del Settecento (1^)

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benjaminOgni anno i mass media  ci raccontano di come la ricchezza nel mondo sia sempre piĂą concentrata in poche mani e di come la povertĂ  sia in continuo aumento . Colpa della globalizzazione che  ha prodotto un rapporto inversamente proporzionale tra chi ha e tra chi non ha.?  Davvero è un fenomeno del nostro tempo? Per quanto è dato sapere i ricchi, sempre pochi, e i poveri, sempre tanti , sono sempre esistiti: Carlo Marx, mandato alle ortiche, forse, troppo presto, aveva affermato, nell’Ottocento, che il Capitale tende a concentrarsi sempre di piĂą nelle mani dei pochi … e l’accumularsi della ricchezza ad uno dei poli è dunque al tempo stesso accumulazione di miseria, tormento di lavoro, schiavitĂą, ignoranza, brutalizzazione e degradazione mentale del polo opposto.

 

ChissĂ  se nel nostro Comune la crisi di quest’ultimo decennio è stata avvertita in maniera tale da creare nuove e piĂą marcate diseguaglianze: non lo so, non possiedo dati concreti su cui riflettere, posso però, analizzare un tempo della  storia passata laddove  le differenze erano nette e profonde: servi (tantissimi) o padroni(pochissimi); il rapporto, nel tempo, in forme e contesti diversi sembra essere sempre lo stesso!

Per tentare una risposta, non potevo non partire dal Catasto Onciario del 1753 che mirava ad un riordino fiscale nel Regno delle due Sicilie. Fu detto “Onciario” perchĂ© la valutazione dei beni veniva effettuato in “Once” che era un’antica moneta circolante nel Regno di Napoli fino al tempo degli aragonesi, ma non piĂą in uso,  ed era equivalente a 6 Ducati.  Napoli e i suoi casali furono esentati dalla tassa e perciò non vi fu l’obbligo di formare il Catasto che, voluto da Carlo III di Borbone, fu una sorta di censimento dell’intera popolazione, in quanto riportava il numero delle famiglie del Comune, l’etĂ  di tutti i presenti nel nucleo familiare, la professione del capofamiglia e dei figli, l’indicazione della paternitĂ  e della maternitĂ , eventuali conviventi consanguinei e non(servitori e personale vario) se le abitazioni erano di proprietĂ   oppure in affitto  e … tante altre notizie che  ci permettono, oggi,di poter aver un quadro complessivo delle condizioni in cui il Comune si trovava. 

L’UniversitĂ [1] di Ceppaloni terminò i  lavori il 3 novembre del 1753  e i risultati  furono pubblicati l’11 Novembre in due volumi… cioè il primo di fogli scritti  quattrocento ottanta ed il secondo di fogli 209 che in tutto sono fogli 689. Seguono le firme della Commissione:

  1. 1)Giuseppe di 
  2. 2)Nicolò di         (firma con segno di croce)
  3. 3)Nicola( firma con segno di croce)
  4. 4)Erennio Parenti
  5. 5)Nicola Parente
  6. 6)Giuseppe Varricchio
  7. 7)Lizza(firma con segno di croce)
  8. 8)Carlo                  (firma con segno di croce)

 In ultimo vi è la firma di Don Nicola Iannotti.  

Le imposte erano pagate a seconda della categoria in cui le persone rientravano,  che di norma, come riportato nel libro,erano

  1. Cittadini abitanti e non abitanti
  2. 2)Forestieri abitanti e non abitanti
  3. 3)Forestieri Bonatenti[2]
  4. 4)Vedove e Vergini in Capillis[3]
  5. 5)Ecclesiastici
  6. 6)Preti
  7. 7)Luoghi Pii dell’UniversitĂ   

Vi era una  stratificazione sociale molto rigida, cristallizzata che,  a grandi linee, suddivido in:

  1. 1)Nobili viventi: Pochi
  2. 2)Proprietari t:  Pochissimi
  3. 3)Bracciali:      Moltissimi (erano braccianti agricoli, guardiani di greggi addetti ai lavori umili e pesanti

I primi, che non avevano bisogno di lavorare per vivere, erano presenti a Ceppaloni capoluogo: famiglie Iannotti, Parenti e Sellitti

I secondi erano presenti , per la maggior parte,  nelle frazioni.

I terzi rappresentavano il “quarto stato”, cioè i contadini che non sempre riuscivanoa mettere insieme il pranzo con la cena.  Erano la parte piĂą numerosa del Comune

Dall’analisi dei dati catastali risulta che il principe di Sepino, Giuseppe Ruffo della Leonessa , anche duca di S. Martino e Barone di Roccabascerana, dichiarò 3890 once,da cui tolti i pesi, cioè le detrazioni, restavano 3570 once, grana uno e cavalli dieci[4].

Inoltre   iscrisse nel “Libro” ancora i seguenti … corpi  feudali … per circa 8787 once, grana 5 e cavalli 7  Quindi tra beni burgesnatici e feudali[5], il principe, solo nel Comune di Ceppaloni, dichiarò circa 13.000 once.

Mentre i Nobili viventi di Ceppaloni, lontanissimi dalla redditivitĂ  del Principe, denunciarono :

Onofrio Parenti: once   800

Nicola   Iannotti: once   900

Carlo    Sellitti:     once 1647

Una grande ricchezza,  circa 16.000 once, racchiusa nelle mani di pochissime persone.

Per elencare i beni di Carlo Sellitti furono necessarie oltre  10 pagine  (circa 15, per il principe di Supino)  del libro delle tasse dove, tra l’altro, fu riportata una casa palazziata[6] di membri (stanze)quindici nel luogo detto … Lo Castellone confinante con via pubblica e casa parrocchiale adiacente alla strada medesima vi tiene un giardino per proprio uso.

Vengono poi enumerate ulteriori abitazioni sia a Ceppaloni che a S. Giovanni …nel luogo detto Casa Parenti, un’altra fabbrica di otto membri nel luogo detto la Giannotta; oltre a terreni seminativi ed arbustati detti Le Ionte, Cretazzo. Avella. Infine   sono indicatiti tutti i censi enfiteutici che esigeva  sia a Ceppaloni che nell’intero Comune.

Il Catasto Onciario  rappresenta una vera miniera di notizie relative al Comune che abbisogna di molto tempo e pazienza per analizzarlo in maniera approfondita: compito che lascio agli specialisti che sono in possesso delle categorie sociologiche, economiche, giuridiche, demografiche  per affrontare in maniera adeguata le problematiche derivanti dalla sua analisi.

Ciò, chiaramente, non vieta di continuare nell’analisi iniziata per raccontare gli aspetti salienti del Comune di Ceppaloni nel 18° secolo.

Beniamino Iasiello



[1] Il Comune, in quel tempo, era denominato “Universitas”

[2] La  â€śBONATENENZA”  era l’imposta fondiaria che i forestieri, proprietari di beni  immobili, pagavano all’UniversitĂ  dove detti ben si trovavano. 

[3] Vedove e adolescenti  e le donne ancora nubili che potevano portare il capo scoperto, mentre le maritate dovevano portarlo protetto.

[4] Erano monete in circolazione nel Regno delle due Sicilie.

[5]  Beni BURGESNATICI erano BENI PRIVATI,  i cui proprietari, liberi nella persona e nel loro godimento, venivano denominati  burgenses, cioè Borghesi. I suddetti beni erano in antitesi a quelli FEUDALI  che erano posseduti  in base ad una concessione del Re.

[6][6] Case costruite per la maggior parte in legno e formate da un basso e da un alto a cui si accedeva tramite una scala esterna.

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