La montagna… incantata

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benjaminIl 6 Luglio, al Museo nazionale Etrusco di villa Giulia a Roma, si è svolta la 71^ edizione del “Premio Strega” vinta, in maniera strepitosa, da Paolo Cognetti con l’opera  Le otto montagne: 208 voti contro  i 119  della seconda classificata: La piĂą amata di Teresa Ciabatti. In entrambi i libri fondamentale è il rapporto conflittuale con la famiglia,  con il padre che “lo ho pianto, narra Ciabatti, come la persona che piĂą mi amava. Prima lo ho messo in discussione nei sogni, poi però ho perdonato. Ma il vero confronto è con la madre di cui dice: io l’ho odiata.  E’ una sorta di narrazione catartica, un’autobiografia dell’autrice che con un linguaggio crudo, forte, nervoso, va alla ricerca di se stessa: mi chiamo Teresa  Ciabatti, ho 44 anni, e non trovo pace … ricordo, collego, invento.

 

Cosa ha generato questa donna incompiuta?  E’ un libro che avevo letto molto tempo prima che entrasse nella cinquina del Premio Strega e, in veritĂ , non ero rimasto particolarmente entusiasta, ma certamente è da leggere..

Quando ho iniziato a leggere Le otto montagne, forse, perchĂ© conosco poco della montagna,  della sua vita, della sua organizzazione,  pensavo che certamente non sarei arrivato sino alla fine. Uno scetticismo che pagina dopo pagina  si è trasformato nella certezza di stare leggendo una splendida storia scritta in maniera chiara, accorta, mai sopra le righe. Una storia che si snoda, attraverso boschi, torrenti, laghi, i ghiacciai delle montagne valdostane e che  racconta di un’amicizia profonda  tra Pietro e Bruno, milanese il primo e montanaro l’altro, e del rapporto conflittuale di Pietro  col proprio padre. Un amicizia tra due uomini adulti fondata sulla lealtĂ , comprensione, affetto, sentire che l’altro è un rifugio per te.

 La storia si svolge a Grana, un paese ai piedi del Monte Rosa: ho provato, dice l’autore, a raccontare quelle storie per chi non le conosce e vive troppo lontano, in pianura, in cittĂ , cercando di salvare in qualche modo il mondo in cui vive: …  un meteorite di altri tempi dentro un universo a volte in fuga dai grandi temi”. Una grande amicizia tra gli adolescenti, che dura una vita, dove  la figura del padre sembra dissolversi,  â€śguida” il destino dei due giovani. Un padre che non riesce a parlare col proprio figlio, mentre trova in Bruno colui al quale, indirettamente, affida un messaggio per il figlio Pietro, il cui rapporto col padre era stato  conflittuale e frustrante, soprattutto quando, dal ritorno dalla montagna, ritornavano a Milano dove vivevano. Dopo la sua morte, forse nell’elaborazione del lutto,  inizia a capirlo addentrandosi attraverso  i sentieri dei ricordi  che l’estate cancella proprio come scioglie la neve, ma “il ghiacciaio è la memoria degli inverni passati che la montagna custodisce per noi: è un ricordo che non vuole essere dimenticato”. E che Pietro non dimentica: lungo la strada dei ricordi riscopre un padre severo, ma fragile … bravo a parlare, ma ascoltare non era proprio il suo forte …    imperfetto e proprio per questo umano: la finitudine è parte integrante del nostro essere. Un padre che si preoccupa, che va in ansia, si spaventa quando il figlio è in difficoltĂ  nella scalata verso il ghiacciaio,  ma Pietro, come sempre succede nel rapporto padre - figlio, troppo tardi, ne riconoscerĂ  il ruolo determinante che ha  avuto nel suo percorso esistenziale che lo condurrĂ  in Tibet, in Nepal ai piedi della grande catena montuosa dell’Hymalaia. Forse il grande assente era stato proprio Bruno che non aveva compreso la precarietĂ , l’insicurezza, la frustrazione di chi non sopportava la cittĂ  e di chi in montagna tendeva sempre a raggiungere la cima per nascondere le sue paure.

Ma che rappresentano le  otto montagne? E’ una cosmologia buddhista che un vecchio  nepalese, che portava un carico di galline su per la valle dell’Everest, raccontò a Pietro: noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru.  Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi  â€¦ e concluse:  avrĂ  imparato di piĂą chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?  La veritĂ  come Pietro aveva imparato da suo padre è che vi sono, nella vita,  alcune montagne a cui non è possibile tornare e una di queste è quella che sta al centro di tutte le altre, e all’inizio della propria storia. Per cui non resta che vagare per le otto montagne per chi come Pietro, sulla prima e piĂą alta, ha perso un amico.  

E’ un romanzo che merita certamente le “cinque stelle” sia per contenuto che per stile.  La montagna di Paolo Cognetti ha conquistato tutti indistintamente, non è un  caso se ha vinto anche il Premio Strega Giovani 2017.

 

 Beniamino Iasiello

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