Lettere a Francesca

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benjaminSono le lettere scritte, dal carcere, da Enzo Tortora alla sua compagna, Francesca Scoppeliti, e pubblicate   con l’autorizzazione dell’interessata .  Sono lettere che raccontano la triste odissea di un uomo per bene  che, agli inizi degli anni ottanta, fu travolto dalle accuse di alcuni pentiti di camorra, Giovanni Pandico, Giovanni Melluso e Pasquale Barra, legato a Raffaele Cutolo, e arrestato, platealmente , dalle forze dell’ordine. Enzo Tortora con le manette ai polsi tra due carabinieri: era incredibile!  Grande era la notorietĂ  dell’uomo di spettacolo che aveva legato il suo nome a molte trasmissioni televisive di successo tra le quali “Portobello”.

 

 

Fu arrestato il 17 Giugno del 1983 e rimase in carcere  per sette mesi sulla base di false testimonianze e di  leggerezze giudiziarie.  Il caso Tortora fu un caso di mala giustizia: il pentito Giovanni Melluso in una intervista rilasciata al settimanale “L’Espresso”, nel 2010, chiese perdono ai familiari  di  Tortora per le false dichiarazioni che avevano fatto scattare le manette attorno ai polsi di un uomo che niente aveva a che spartire con l’accusa che gli venne mossa: associazione camorristica e  spaccio di droga.  Nel 1984, nelle liste del partito radicale, fu  eletto al Parlamento Europeo, ma condannato, 17 Settembre del 1985, a dieci anni di reclusione, alcuni mesi dopo, rinunciando all’immunitĂ  parlamentare restò agli arresti domiciliari. Il 15 Settembre del 1986 fu assolto con formula piena dalla Corte di Appello di Napoli, e il 13 Giugno del 1987 fu assolto definitivamente  dalla Corte di Cassazione.

Nel periodo che fu in carcere scrisse alla sua compagna molte lettere che sono state pubblicate(45), appunto, in “ Lettere a Francesca” che, nonostante uno stato di afflizione infinito, risaltano il coraggio dell’uomo che lotta contro accuse infamanti  e, nel ricusare i giudici di Napoli di cui non si fidava, si dichiara innocente gridando:  lo grido,”  lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.

Riporto alcuni stralci tratti dalle lettere:

Cara Francesca .. mi tiene in piedi, solo, la volontà di dimostrare a quelli che amo, di essere innocente e di uscirne a testa alta. Francesca: uno schianto che non si può dire. Ancora oggi a sei giorni dall’arresto non so capacitarmi, trovare un perché, una ragione: trovo solo un muro di follia. Ti stringo forte al cuore e tengo la mia mano nella mia. Ti stringo forte. Amore, sii benedetta.

Ho messo i tuoi telegrammi in una busta e ogni tanto rileggo le tue parole … Come puoi immaginare non è esattamente il circolo del golf. Ma oggi i miei amici sono qua e sono questi. Ed ho imparato ad amarli, con il loro mondo così lontano.

Tu mi hai detto  di aver scoperto che è una balla  dire ”il primo amore non si scorda mai”. Ricordi? Ora imprimiti bene un’ altra balla, una consacratissima frase: il sonno del giusto, il sonno dell’innocenza. Io non dormo affatto, è per lo piĂą ciabatto attorno ai 10 metri che il regolamento  mi concede, da dividere in 7 … purtroppo sto male, teso come non mai, mi reggo solo per orgoglio … non faccio che vedere neurologi, cardiologi, osteologi, reumatologi.

La tortura che i nazisti infliggevano era piĂą rozza, ma migliore. Un colpo alla nuca, e via. Ma questi ti rosolano a poco a poco, fra i tormenti. Solo tre categorie di persone(ho scoperto) non rispondono delle loro azioni: i bambini, i pazzi e i magistrati.

Non mi parlare della RAI, della stampa, del giornalismo italiano. E’ merda pura. A parte pochissime eccezioni, mi hanno crocefisso  … sai non riesco a fare l’ora d’aria perchĂ© i tetti sono pieni di fotoreporter … ho visto le foto di mia madre infamata(Gente) persino nella cappella dove va a pregare per me.

Per ultima, una lettera inedita, pubblicata da “Panorama, del 12 Marzo 1984, giorno del loro anniversario, che è una lettera d’amore  di rara dolcezza,  sensibilitĂ , tenerezza,  amore che  i muri e le sbarre del carcere hanno reso, forse, piĂą forte e consapevole:

Cara Francesca, ben pochi hanno avuto, forse, la nostra fortuna. Più forte dell’uragano, più forte delle sbarre d’acciaio, più forte della viltà e del male, il 12 Marzo vive. E brilla. Più di prima. Francesca mia, ti abbraccio tanto tanto. Non hai bisogno di consigli, sei splendida. Il nostro pazzo itinerario non sapevamo ci facesse attraversare tutto il mondo, e i deserti infuocati del dolore e dell’angoscia. Ma vedi? Bata un bacio e, dalla sabbia rovente sboccia subito un fiore.

La morte di Enzo Tortora fu, certamente,  anche la conseguenza delle vicende che lo sfibrarono nel fisico e nell’animo : contro di me, affermò, … alleati(che mostruositĂ ) sono due giudici che non hanno l’onestĂ  intellettuale di ammettere la loro cosmica gaffe, e dei criminali disposti a tutto pur di fare fumo, seminare infamie, dire follie. In mezzo io,  con la vita e il lavoro distrutto.

Enzo Tortora morì il 18 Maggio del 1988, per un tumore polmonare,   e per disposizione testamentaria volle nell’urna cinerea una copia della “Storia della Colonna Infame” di Alessandro Manzoni che narra di una condanna, a morte, ingiusta inflitta a due presunti untori, accusati di aver diffuso la peste del 1630 a Milano. Uno dei primi casi di “Giustizia -  Ingiusta”. 

Beniamino Iasiello

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