L’Italia divisa tra “si e no”: dal bicameralismo perfetto al monocameralismo forte?

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benjaminCi scusiamo con i nostri lettori ma a causa di un problema tecnico solo oggi riusciamo a pubblicare il contributo del Prof. Iasiello  sul Referendum costituzionale.

Boschi convince,  la Riforma Boschi di meno.  Il 4 Dicembre è il giorno dell’ordalia, del giudizio divino per l’Italia. Le sorti della Repubblica sembrano dipendere dal voto che gli elettori esprimeranno per la riforma della seconda parte della Costituzione elaborata dal governo Renzi. Credo che l’Italia del 5 Dicembre non sarĂ  nĂ© peggiore nĂ© migliore di quella del 4 Dicembre: non vedo come la riduzione del numero dei senatori o l’eliminazione del CNEL possano influenzare così drasticamente le vicende economiche nazionali: caos sui mercati, lo spread che aumenta, per non parlare del costo della provvista per le banche  e quello del denaro per le imprese, oltre ad una stretta creditizia,all’aumento delle imposte e alla  ingovernabilitĂ : l’Italia diventerebbe il “malato d’Europa”. 

 


Forse sono miope, ma le porte dell’inferno non si spalancheranno(tranne se non sono giĂ  socchiuse) come conseguenza del referendum. Non sfugge a nessuno che la partita è diventata  politica per cui da questo referendum dipenderĂ , forse,anche la sorte del Governo perchĂ© certamente il Presidente del Consiglio, in caso di sconfitta, perderebbe molto della sua credibilitĂ , ma non per questo, a mio avviso,  dovrebbe dimettersi; così come se il fronte del “no” dovesse vincere non dovrebbe spingere verso elezioni politiche anticipate in quanto il fine del referendum non è quello di inficiare l’operato di un governo che  gode della fiducia del Parlamento. 
Domenica si vota sulla riforma di una parte, anche se ampia, della seconda parte della Costituzione( è stata giĂ  ritoccata 16 volte, l’ultima nel 2012) e ognuno  alla luce delle proprie convinzioni esprimerĂ  liberamente il suo assenso o dissenso rispetto alla Renzi - Boschi.
Vediamo nello specifico quali sono le modifiche che vengono apportate dalla Riforma: 
1) Riforma del Senato
2) Il titolo V della Costituzione
3) Abolizione del CNEL
Il Senato non scompare, ma continuerĂ  a coesistere anche se confunzioni diverse: non vota piĂą la fiducia al Governo, ma, comunque, esaminerĂ  sempre le leggi di bilancio ed ha 15 giorni di tempo per proporre modifiche di cui la Camera dei DeputatipotrĂ  non tenere conto.
I Senatori come saranno eletti? Non si sa: è ancora da definire perchĂ© il tutto è demandato ad una legge ordinaria che dovrĂ  essere scritta: dalla lettura della Riforma si desume che non saranno piĂą eletti dal popolo, bensì  saranno i consigli  regionali ad eleggere, con metodo proporzionale, i senatori, in numero di 100, tra i propri componenti e tra i sindaci del territorio. Che godranno della immunitĂ  parlamentare
Il risparmio complessivo secondo il ministro Boschi sarebbe di 490 milioni di euro, ma stime piĂą vicine alla realtĂ  parlano un risparmio di 160 milioni di euro 
La riforma del titolo V della Costituzione riguarda le autonomie locali e tende a riportare allo Stato alcune funzioni che con la modifica del 2001 erano state demandate alle Regioni. In ogni caso con la Riforma non cesseranno i contenziosi tra Stato e Regioni perchĂ© al primo resterĂ  la competenza esclusiva sulle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”, alle seconde, invece “la programmazione e organizzazione dei servizi sanitari”. Tranne non ricorrere, da parte dello Stato,  alla clausola di supremazia e quindi scavalcare le Regioni in nome di un  interesse nazionale. Molte competenze saranno, ancora, ripartite ancora tra stato e Regione: Istruzione, Tutela della salute, Governo del territorio, Coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario , Valorizzazione dei beni culturali e ambientali, Promozione ed Organizzazione di attivitĂ  culturali. ResterĂ  di completa competenza della Regione il “sostegno all’innovazione per i settori produttivi”.
Per le Regioni a Statuto speciale non cambia assolutamente niente perchĂ©, dice il testo della riforma, le modifiche non si applicano alle Regioni a Statuto speciale e alle Province  autonome  per le quali non vale il riordino delle competenze che dĂ  piĂą poteri allo Stato, nĂ© la cancellazione delle province, nĂ© costi standard e i limiti agli stipendi di consiglieri e assessori regionali insieme conla clausola di supremazia.  
Tenere ancora in piedi le Regioni a Statuto speciale è un anacronismo storico; così come meglio sarebbe stato eliminare del tutto il Senato, la Camera Alta che, come ha detto Michele Ainis,editorialista del “corriere della Serta, è diventata un “camerino”.
Il CNEL  è un ente inutile e come tale va eliminato: ma davvero bisogna credere che  risparmiando gli otto milioni( alcuni dicono addirittura tre milioni) si risolvono i problemi economici dell’Italia?
Ritengo che ogni opinione sia legittima ed ognuno esprimere liberamente il proprio voto sapendo che il 5 dicembre il sole(in ogni caso un po’ pallido) continuerà, col si o col no, a sorgere come, ampiamente, hanno dimostrato l’elezione di Donald Trump e il risultato della Brexit in Inghilterra.
                                                                                                                                
 Beniamino Iasiello
 

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