Il migliore dei mondi possibili?

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benjaminPaure antiche, mai sopite che riemergono e mettono in crisi tutte le certezze costruite. In questi giorni il mio pensiero è tornato a quel 21 Agosto del 1962 quando l’Appenino campano fece sentire la sua forza con due scosse di terremoto di magnitudo 6.1 che colpirono soprattutto i paesi del Sannio e dell’Irpinia. Ricordo che molta gente si riunì nella piazza del paese per la paura che potessero verificarsi ulteriori scosse. Personalmente, ancora adolescente, e non conscio del grave pericolo, andai normalmente a dormire e col sonno scivolò via anche l’aria cupa che si respirava nel paese.

 

 

Il 3 novembre del 1980, magnitudo 6.9 circa, per chi l’ha vissuto, è, invece, difficile da dimenticare.  Ero con gli amici a giocare a biliardo quando avvertii un movimento ondulatorio del pavimento e una voce che gridò: il terremoto! Scappammo tutti “fora a’ teglia” dove si riversò l’intero paese. Il tempo di realizzare   cosa era successo e iniziai a correre verso il vico Madonnelle dove abitavo e dove si trovava mia moglie e le mie due figlie. Passai per la casa di mio padre e tutti verso “a’ Teglia” dove rimanemmo per molte notti insieme con centinaia di persone. Dopo mesi di paura e di forte emotivitĂ   stava ritornando una certa calma, invece, nel mese di Febbraio dell’anno seguente una nuova forte scossa, circa il 5° grado,  riportò tutti in piazza, ma incominciò a nevicare e in pochi minuti tutto diventò bianco, per cui ritornammo a casa con una grande paura e la consapevolezza di non poter restare in piazza con la neve che cadeva abbondantemente. La paura fu tanta, ma la memoria ci viene in aiuto  con l’oblio che rappresenta una sorta di rimozione delle brutte esperienze. Dopo di allora,  piccole scosse di terremoto non sono mai mancate, ma in fondo il timore era quasi scomparso.

A Roma, dove mi trovo da qualche tempo,  i lampadari hanno oscillato, Mercoledi 26 Ottobre (due scosse) e Domenica 30,  per tre scosse di terremoto avvertite da tutti, soprattutto quella delle 7,40 di Domenica mattina : che fare, uscire fuori, restare fermo aspettando che passi e con tutti i sensi allertati per ascoltare qualsiasi rumore o qualsiasi cosa di insolito che sta per verificarsi, ma soprattutto con gli occhi rivolti verso un lampadario oscillante sperando che il movimento diminuisca d’intensitĂ . Sono momenti di spavento, di panico perchĂ© ti senti prigioniero di una forza  che blocca pensiero e corpo.

 E’ in questi momenti  che capisci come la vita non sia altro, come si legge nell’ “Ecclesiaste”, che … vanitas vanitatum et omnia vanitas; oltre che renderti conto del non senso della vita: a che è servito o a che serve vivere, amare, soffrire se in un attimo perdi tutto ciò di piĂą caro ti appartiene, o forse nemmeno te ne accorgi perchĂ©  sei stato il primo a restare sotto il crollo di detriti e cemento. Non so quale disegno provvidenziale possa esserci  in una tragedia immane fatta di macerie materiali, fisiche e morali, ma certamente il nostro non è  il migliore dei mondi possibili  come sosteneva il filosofo Leibniz, a cui Voltaire,  nello scritto  sul violento terremoto di Lisbona del 1 novembre del 1755, obiettò  che non  tutto nel mondo era bene perchĂ© il male si era manifestato … nella terra che ha schiuso i suoi abissi anche su quei bimbi schiacciati e ricoperti di sangue sul seno materno: qual crimine, qual peccato commisero. Difficile  trovare una risposta se non concludere così come facevano i giudici romani quando, non riuscendo a definire le motivazioni di  una causa, mettevano alla fine del capitolo due parole: N. L.  (non liquet), la cosa non è chiara. E non può che essere così, perchĂ© se esistesse una teodicea (giustizia divina) diventerebbe incomprensibile capire i criteri che la ispirano.  

Comunque i terremoti non sono il castigo divino per i peccati dell’umanità, ma semplicemente processi della natura che “obbedendo” a leggi di carattere meccanicistico, provocano catastrofi e morte. E’ difficile da dirsi, ma con questo mostro tellurico, incontrollabile ed imprevedibile, bisogna imparare a conviverci (molto difficile se non impossibile), importante, però, è che la ricostruzione venga affidata ad imprese responsabili che costruiscano impiegando materiale adatto e giusto e … non un asfalto che viene via come la colla … come dalle ultime intercettazioni relative all’autostrada Salerno – Reggio Calabria.

Beniamino Iasiello

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