Coltura e cultura del vino (2)

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benjaminLe pergamene ritrovate nel Monastero di Montevergine attestano, come giĂ  ho  esposto precedentemente, che la coltura del vino a Ceppaloni  ha rappresentato sempre un aspetto importante dell’economia e della cultura del territorio. Abbandonate le campagne negli anni cinquanta – sessanta del XX secolo, cala    la produzione del vino così come quella del grano. L’attivitĂ  vinicola, però, nell’ultimo ventennio, ha trovato maggiore forza ed impulso ad opera di agricoltori che hanno voluto scommettere sulla bontĂ  del prodotto locale, e, sulla loro capacitĂ  di fare impresa. Infatti a Ceppaloni esistono due aziende vinicole, “ Azienda Agricola Rotola” e “Masseria Antica Vigna”,  che producono dell’ottimo vino e imbottigliano decine di migliaia  di bottiglie di Aglianico, Falanghina e Coda di Volpe.

 

 Le stesse qualitĂ , quasi, di vino prodotte da secoli come riporta  Alfredo Rossi in “Ceppaloni - storia e societĂ  di un paese del Regno di Napoli” : I vitigni coltivati ( tra il Cinquecento  e il Settecento) erano rovello o ruella, greco, latino, codacavallo e aglianico. E che Ceppaloni producesse, nel passato, anche il famoso greco mi è stato confermato dall’amico Giuseppe Bosco, chimico e grande conoscitore delle colture del  territorio ceppalonese.  

Le pergamene, oltre che essere una sicura testimonianza relativa all’antica coltura vinicola del Comune di Ceppaloni, fanno sorgere altri interrogativi in quanto la   localitĂ  ( detta così, forse, perchĂ© i suoi abitanti, dall’alto di una collinetta, facevano rotolare a valle grosse pietre contro i nemici che tentavano la salita verso il paese) era denominata Campus Crapulanus e, altre volte, Campus Neputarus.

Qual è il significato di queste due toponimi? Per il primo, certamente, il riferimento è al Caprone, cioè al Diavolo che, insieme con le streghe, si riuniva in quelle zone, per il grande raduno del “Sabba” che avveniva, si dice, il 24 Giugno di ogni anno. In proposito voglio ricordare che qualche settimana fa l’Associazione “Antigone” onlus di Ceppaloni ha presentato  a Barba un libro sulle streghe e lo stretto di Barba che ha riscosso grandi apprezzamenti sia per l’iniziativa sia per gli interventi qualificati come quello del prof. Michele Porcaro.

La gola delle streghe, come lo scrittore Guido Piovene chiama lo astretto di Barba dove il fiume Sabato scorre stretto tra le rupi e dove si era recato in una notte fredda e silente, sotto la luna piena, possedeva e possiede un suo fascino che sapientemente miscelato, come  vedremo, potrebbe rappresentare un richiamo turistico non indifferente.     

PiĂą difficile invece era cogliere il nesso tra Rotola e Neputaru. Ma grazie al racconto fattomi da Carmine Maio, credo di poter squarciare il velo: un giorno di circa  venti anni  fa, racconta,   mentre lavorava i campi vide una donna aggirarsi per quei luoghi come se andasse alla ricerca di qualcosa, avvicinatosi le chiese cosa stesse cercando: la mentuccia, rispose la donna , un’erba aromatica che in quel  terreno, una volta, veniva  coltivato in maniera generosa   e, per rafforzare l’affermazione, continuò dicendo che, nel tempo passato, tutta la produzione di mentuccia di quel campo veniva acquistata dall’industria “Alberti” produttrice del   liquore “Strega”; ciò fa presupporre che il campo doveva essere di notevole estensione.

Ora, se si tiene presente che la mentuccia è detta anche  Nepetella (il suo nome scientifico è Clinopodium Nepeta) … beh il passo non è molto lungo per intendere,  come fece Carmine, perchĂ© Rotola venisse detta anche Campus Neputaru, cioè un Campo dove abbondava la mentuccia  che è ancora possibile, a volte, trovare in quelle zone.

Da ricordare, poi, che per  Rotola passava anche la via Aquilia  o  via Antiqua Maiore che Olstenio, geografo del XVI secolo, descrive come quella strada che partendo da Benevento, Arco di Traiano o Port’Aurea, attraversava …  angustias Barbae, ut vocant, atque in Abellinum (l’attuale Atripalda) peducit … inde pono Picentiam quamvis nunc Salernum potius eatur … e arrivava a Salerno.   Interessante è che qualche tratto di quella antica strada (un sentiero impervio) che costeggia il fiume Sabato  è ancora oggi visibile, così come  affascinante è osservare   dei piloni in pietre e mattoni che si elevano dal letto del fiume e  che, forse, come hanno affermato Carmine Porcaro e Simone Porcaro, studiosi di storia locale, sarebbero i resti di un antico acquedotto romano costruito nel primo secolo dopo Cristo che portava le acque dalle sorgenti di  Serino ad Abellinum e poi a Benevento.

Senza dimenticare la “Taverna di Rotola” che, come risulta da una ricerca dell’ingegnere Giuseppe di Donato, era una … pregevole costruzione, le cui prime notizie risalgono al 1600 …  era un posto di ristoro di notevole proporzioni.  

I territori della Valle del Sabato, teatro di conflitti cruenti tra papato ed Impero a partire dal XII secolo, e, infine tra forze papaline e borboniche, hanno rappresentato uno snodo importante della storia del Comune di Ceppaloni, per cui credo che andare alla ricerca delle antiche vestigia potrebbe ancore riservare molte sorprese. E, nell’evo contemporaneo se il “Patto Territoriale Sviluppo 2000 della Valle del Sabato” non fosse miseramente naufragato, ancora oggi Rotola sarebbe stato il punto nevralgico dell’economia  a Sud  di Ceppaloni.

Beniamino Iasiello

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