ROMA (53 - 117)

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benjaminHo avuto già modo di parlare di Luigi Meccariello, professore in pensione col quale ho diviso gran parte del mio percorso professionale.  Ricordo che sin dalla prima volta che ci siamo conosciuti, la musica è stata una passione che ci ha accomunato:  lui suonava il piano, mentre io strimpellavo la chitarra, soprattutto i cantautori di cui possedevo molti spartiti. La pensione  ha dato spazio alla vecchia passione che in Luigi si è  tradotta nella creazione di note musicali che trascinano l’animo  negli spazi infiniti  dove il silenzio è   prezioso  per cogliere il  fluttuare di emozioni e sensazioni che si sprigionano dalla scrittura e dalla musica che formano un Assoluto dove svanisce qualsiasi  differenza.  

Il prof. Meccariello, esperto di storia e letteratura del mondo romano,  ha  voluto rendere  un “Omaggio a Traiano” ,   l’imperatore  vissuto  nel 1° secolo dopo Cristo (53 -  117) ricordato già dai suoi contemporanei come” Optimus Princeps” e certamente  tra i migliori imperatori che Roma ebbe nella sua lunga storia.   

Sulla scia delle “Memorie di Adriano” di Margherita Youcernar, l’amico Luigi  immagina l’Imperatore Traiano che,  morente nella sua tenda, circondato dall’affetto della moglie Plotina, racconta le sue gesta: le guerre, le conquiste, le grandi opere pubbliche realizzate, il “trionfo” tributatogli da Roma, senza mai dimenticare di essere uomo …  anche tra gli Dei della Storia

Beniamino Iasiello 

Cliccando sui link in basso è possibile ascoltare i brani musicali

Primo brano: http://youtu.be/pSS08Q1mVI8

Secondo brano: http://youtu.be/2TPqfAy7Q3Y

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Omaggio a Traiano

I bagliori dei ricordi squarciano le tenebre di Erebo. 

Thanatos, la sotterranea morte nera, rallenta il suo felpato passo.
Ade, a cui sono cari il cipresso e il narciso, fratello di Zeus,
prende sul cocchio le anime dei defunti, oggi, impaziente,
rumoreggia nelle viscere della terra. 

Traiano, il condottiero di mille Vittorie di Roma Caput Mundi,
giace supino nella tenda da campo militare affollata di affetto.
Plotina, fedele compagna di vita, tiene stretta l'eroica mano dello
sposo guerriero. 

Gli bacia la rorida fronte. 

I vinti Germani, fedeli nel patto di amicizia, pretori ani scelti dal
Dux amico, proteggono tra le lacrime, ancora la sua persona.
Con voce forte e decisa l'ispanico imperatore rivolge all'amata
consorte parole che scolpiscono la storia. 

Gli occhi cercano la fuggente luce. 

"La Spagna generò me, forte guerriero e generoso a ltalica, bella
e solatia colonia di Roma. 

La famiglia degli Ulpi venne a Roma e fu onorata dal
conterraneo filosofo Seneca e da Imperatori. 

Fui soldato valoroso. 

La corazza rilucente di vittorie non imprigionò mai la voce del
cuore, pronta al perdono, che non mi fu mai estraneo. 

Roma mi accolse con clamore e trionfali processioni per le
moltitudini di uomini vinti in sanguinose guerre. 

L'Urbe mi innalzò ali 'Olimpo delle possenti divinità con il titolo
di
"Optimus” , titolo caro a Giove Capitolino. 

Sono stato forte soldato tra i soldati, uomo giusto tra gli uomini. 

Cielo e terra in me trovarono asilo.

Ho combattuto sempre "bellum Justum, in guerre che
proteggevano la grandezza di Roma. 

Ho allargato i confini dell'impero per proteggere la civiltà latina
dal pericolo dei barbari  

I Senatori, gioiosi per la nuova libertà che ho ad essi data, fino
alla concessione della Immunità nell'esercizio della loro funzione
istituzionale, accolsero me carico di gloria e di oro. 

Sottomisi, da Governatore, la Germania ricca di neve e di virili
uomini. 

Da "Imperator” ho dedicato sei anni della mia vita di soldato
per la conquista della Dacia, opulenta di oro e ricca di virtù
guerriera. 

Mi viene alla mente il sudato lavoro per costruire il maestoso
Ponte di Pietra alle"
Porte di Ferro, nato dal genio
architettonico di Apollodoro, il Siriano di Damasco. 

Il gelido Danubio, con le sue pure acque, deterse i sudori madidi
di sangue vermiglio. 

Decebalo il Dace mi contrastò con feroce orgoglio di patria,
combattendo fino a quando, perduta ogni speranza di vittoria,
di sua mano perforò la gola esausta di grida di guerra con
pugnale tagliente. 

Sarmizegetusa, ricca capitale del popolo guerriero divenne
accampamento per i miei Veterani e la terra dace divenne terra
di Roma, Romania. 

I fiumi Tisia e Alutus invano hanno nascosto opulenti tesori
d'oro, prezioso bottino di guerra. 

Non bastò l'astuzia. 

I soldati inebriati di sangue e di vittoria innalzarono al cielo
inni di guerra. 

Cinquantamila daci incatenati e tradotti su carri entrarono in
Roma come gladiatori e schiavi. 

La testa regale di Decebalo, mutilata del corpo, fu mostrata al
popolo esultante. 

Mi fu decretato il Trionfo. 

Allora ho capito che le ali della Vittoria legano più alla terra che
al Cielo. 

"Memento homo es" Ricorda che sei uomo, anche tra gli Dei 

della Storia. 

Gli amici hanno sempre difeso il mio cuore ispanico con il
calamo. 

Grazie a te Plinio, dolce amico e sincero collaboratore per le
[orbite parole del Panegirico tenuto in Senato in mio onore. 

Di te Licinio Sura, caro amico ispanico, non sentirò più i tuoi
preziosi consigli. 

Ho protetto con leggi i fanciulli poveri. 

Ad essi ho dato in dono grano, vino, olio e pecunia. Congiario di
affetto. 

Con porti, vie e commercio ho alimentato speranze di futuro e
benessere. 

In questa tenda, assolata da occhi lucenti di lacrime, è lontano e
flebile il clangore delle tube di guerra, 

il tumulto delle coorti, 

l'incalzare dei cavalli, 

lo scintillio delle spade che cozzano elmi ferrosi con sanguinosi
fendenti, 

il pianto dei morenti 

e il canto di Atropo che taglia il filo della vita. 

Voi, che rimanete oltre il mio tempo, innalzate in Roma una
colonna di pietra che conservi negli anni il racconto delle
imprese da me compiute per rendere l'Urbe ricca con i tesori
d'oro della Dacia. 

Una colonna che dia anche onore al popolo di Decebalo il
condottiero. 

A Benevento, gemella di Roma per bellezza e dignità, Senatori,
innalzate un Arco, un
Monumentum aere perennius, un ricordo
più duraturo del bronzo,
con pietra di Paro, su cui scolpire
l'avventura della mia esistenza di guerriero e di
"Padre della
Patria". 

Raccontate il mio amore per la Giustizia. Ho spesso usato la forza, mai la violenza, come tu ben sai, amata
Plotina da cui non ho avuto eredità di sangue. 

Tu che gli sei amica,guida mio cugino Adriano, filosofo e poeta,
che verrà dopo di me nella difesa di Roma contro i tarli della
corruzione politica e militare. 

Possa il "Libro di Pietra" di Benevento eternare la mia vita di
guerriero e di uomo di pace. 

Possa ricordare il mio arrivo a Ctesifonte, nella lontana terra dei
Parti, dopo aver navigato con barche costruite da mani
guerriere, il Tigri e l 'Eufrate, fiumi che attraversano paesi
impervi per sole e deserto. 

Mi confrontai in guerra e in pace con Osroe, re di quel popolo
invitto, per aprire invano nuove vie verso popoli mai conosciuti. 

Ho goduto di onori e gloria, di amore e umanità, nei trionfi ho
viaggiato tra le stelle con quadrighe d'oro. 

Mi sono sentito sempre uomo tra uomini. 

Ho donato le spoglie opime a Giove Feretrio, a beneficio del
popolo. 

Oggi una mobile tenda da campo, mia abituale dimora, a
Selinunte, nella lontana Cilicia, accoglie le mie membra
infragilite dalle guerre e dai sessantaquattro anni della mia vita. 

Non versate lacrime per la mia partenza. Riponete le mie ceneri in un 'urna d'oro alla base delta colonna a
me dedicata nell' Urbe eterna. 

Non omnis moriar : non morirò del tutto. 

Giusta dispensiera di gloria è la morte per chi è vissuto e muore
con la patria nel cuore. 

Traiano Caesar 

Salinus in Cilicia 8 Agosto 117 d. C. 

 

 

Luigi Meccariello

 

Le musiche sono eseguite dal Maestro Patrizio Bromuro

 

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