Auguri

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Carmine Iasiello.Non molto tempo fa, mi recai da zi’ Carmine, in localitĂ  Iasielli di Ceppaloni, per chiedergli delle informazioni relative ad alcuni fatti bellici svoltisi nel nostro Comune nel 1944. E’ l’unico, pensai, che può ricordare i fatti di allora, in quanto, a quell’epoca, aveva oltre venti anni. Incominciò a raccontare di quel periodo, ma per dirmi che in quegli anni lui non si trovava a Ceppaloni, perchĂ©partito quale militare nel 1937, era ritornato a Ceppaloni solo nel 1946.

 

 

Soldato nella Seconda Guerra Mondiale, fu fatto prigioniero dai tedeschi che lo portarono, insieme con tanti altri, prima ad Amburgo e poi a Brema. Sotto stretto controllo, era(no) tenuto(i) a fare i lavori piĂą massacranti e pericolosi con un quarto di pane al giorno, oltre ad una “brodaglia” fatta con le radici delle erbe;scampò alla morte durante il bombardamento della cittĂ  di Brema: le forze alleate scatenarono l’inferno, la cittĂ  fu completamente distrutta e i morti furono tantissimi A guerra finita, insieme con un gruppo di italiani, si mise in marcia per ritornare in Italia.

Impiegò circa due settimane per arrivare a Benevento dove, racconta, incontrò un paesano, Ennio Troisi, quelli della mia etĂ  lo ricordano bene, che, tornando per prima al paese avvertì i familiari. In effetti, lui tardò ad arrivare perchĂ© non potevapresentarsi ai suoi nelle condizioni in cui si trovava, per cui andò verso il fiume per lavarsi e mettersi un po’ a posto per presentarsi alla famiglia che era composta dai genitori piĂą tre fratelli e tre sorelle. Mentre racconta questo episodio, per un momento, ho visto un lieve sorriso affiorare sul suo viso e gli occhi si sono illuminati di una luce attraverso la quale sembrava stesserivivendo quel momento. Dopo nove anni, ritorna a casa dove incomincia a progettare il suo futuro e, l’anno seguente, si sposò con zia Giovannina Bosco, sorella della madre di mia moglie, con cui ebbe due figli Giuseppe e Cosimo. La cura della famiglia e l’impegno nel lavoro furono gli unici interessi che coltivò e coltiva ancora, perchĂ© a cento anni ancora si occupa e si preoccupa della campagna e, se impossibilitato, controlla come gli altri eseguono il lavoro. Si! Zio Carmine ha tagliato il traguardo dei cento anni, essendo nato il 20 Marzo del 1916, splendidamente: fisicamente in forma e con unmemoria che custodisce ricordi di una lunga e grande vita. Ma, soprattutto, grande affabulatore, è difficile fermarlo quando inizia a raccontare soprattutto fatti di guerra di quando fu inviato a Brindisi presso la regia marina o di quando in Grecia, come ebbe a dire il Duce, bisognava spezzare le reni all’esercito ellenico

Egli ha vissuto sempre “ai Iasielli” da cui non ha voluto mai muoversi, neanche dopo la morte della moglie che accudì, per molti anni, con grande amore quando fu colpita da una grave malattia invalidante, e le forti insistenze dei figli preoccupati perchĂ©, in quella che una volta era la Contrada Iasielli, era rimasto solo luiHa attraversato due secoli di cui il 20° quasi per intero, un viaggio lungo cento anni che gli auguro di continuare con la stessa voglia di vivere che lo ha condotto alla soglia dei primi cento. Visto che un po’ tutti, credo, vorrebbero seguire il sentiero percorso da zi’ Carmine, gli ho chiesto qual è il segreto per una vita lunga: nessuno, ha risposto, io non ho fatto niente di particolare perchĂ© il percorso di ognuno è segnato da una mano che non è quella dell’uomo, ma di Dio. L’importante, ha concluso, è il volersi bene, il rispettarsi che vale molto, molto piĂą delle ricchezze che si possono possedere.  Emerge, come si vede, in tutta la sua forza, la sua appartenenza ad un secolo dove ancora dignitĂ , onestĂ  e il rispetto per sĂ© e per gli altri avevano un senso: di quando una stretta di mano valeva piĂą di cento contratti.  

Però, ricordando che anche la “nonna vecchiarella”, la suocera di zio Carmine, che viveva in famiglia, entrò nei cento anni, si potrebbe azzardare l’ipotesi che, l’aria dei â€śIasielli”influenzi positivamente sia la mente che il corpo che si fondono in una armonia capace di fermare il tempo.

Mi sia consentito, come direbbe il professore Bellavista, un pensiero poetico!

Cento anni sono tanti

E i ricordi son pressanti 

Importante è averli vissuti

Senza aver grandi rimpianti.                                                                   

                                                                          

E zio Carmine, certamente di rimpianti non ne ha perchĂ© ha vissuto, con serenitĂ , la vita che lui aveva scelto di vivere e che continuerĂ  ancora, per tanto tempo, vivere.

 

Beniamino Iasiello

 

   AUGURI

                                       

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