2 Ottobre 1949

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benjaminAll’indomani dell’alluvione del 1949, Benevento era  una cittĂ  in ginocchio: ponti distrutti, cittĂ  allagata, campagne sommerse d’acqua, case distrutte, duemila famiglie senza tetto e danni per tre miliardi di lire. (rivalutati ammontano acirca 56 milioni di euro). Ma le scene che da ieri ci stanno arrivando attraverso la rete e la  TV  danno l’idea di un disastro  che ha assunto, momento dopo momento, proporzioni enormi. Non è il momento delle recriminazioni e dei lamenti, ma, per lo meno bisogna dire,  che, non solo nel Sannio, ma in tutta la penisola, non c’è nessuna cura del territorio che, a scadenze, anche lunghe, presenta il conto a chi spesso dimentica che le tragedie non si verificano una volta per tutte. 

 

Esse sono sempre in agguato e la possibilitĂ  o meno di calamitĂ  come quelle che tante  cittĂ  stanno vivendo dipendono solo dagli uomini e dalla loro sensibilitĂ  nei confronti di una natura che, purtroppo, da secoli l’uomo ha deciso di dominare, di esserne il padrone e quindi di mortificarla, offenderla  e non di  custodirla come  … sora nostra matre terra.

Nel 1949, anche Ceppaloni subì i danni dell’alluvione, ma essi non riguardarono nĂ© la popolazione, nĂ© le cose, ma, soprattutto le strade del Comune che giĂ  erano in condizioni pessime. Il Prefetto di Benevento, agli inizi di Novembre del 1949 , in seguito alle richieste dei Comuni colpiti dall’alluvione, inviò i primi aiuti e a Ceppaloni, tramite l’E C A (Ente Comunale Assistenza) furono inviate 150.000 lire. La Giunta comunale, sotto la presidenza del Sindaco Costanzo Iannotti , decise, visto che non potevano essere utilizzate a favore dei privati perchĂ© non vi era stata, da parte dei cittadini, nessuna denuncia per danni subiti, di impiegare la somma per opere pubbliche di estrema necessitĂ .  Importante per il Comune era  rendere percorribili le strade rotabili comunali e gran parte delle vie mulattiere site nel territorio comunale per consentire il traffico dei pedoni e degli agricoltori così da poter attendere alle normali attivitĂ  giornaliere.  La Giunta decise anche che per l’esecuzione dei lavori dovevano essere chiamati i disoccupati e quelli che maggiormente erano in stato di bisogno.

I tratti dio strada piĂą colpiti furono: Scalo Chianche – Ceppaloni;  Ceppaloni – Barba – S. Giovanni;  Il tratto Barba  - S. Croce;  via Cortile e lo sgombro totale della piazza di Ceppaloni. La giornata lavorativa fu quantificata in lire 500.00  e i lavori  videro impegnati 17 operai  per un ammontare complessivo di lire 45.000 . Il restante della somma fu impiegato per ripristinare le strade campestri che avevano subito gravi danni. Numerosi cittadini fecero pervenire reclami al Comune con i quali si lamentavano delle gravi difficoltĂ   che avevano causato le abbondanti piogge del 2 Ottobre. La Giunta municipale decise, viste le numerose richieste, di graduare gli interventi  a secondo delle difficoltĂ   e dei disagi che le localitĂ  presentavano. L’incarico della esecuzione delle opere fu affidata agli assessori e ai consiglieri comunali disponibili, e la Giunta ribadì, ancora, che la prioritĂ  lavorativa spettava ai disoccupati ed ai bisognosi.

Venne affidata … la direzione dei lavori ai seguenti componenti dell’Amministrazione:

  1. Italico Lizza,  assessore, doveva provvedere per le strade: Venaglie e Corticelli
  2. Igino Cavuoto,consigliere(?), per la strada Ripabianca
  3. Giuseppe Di Donato, assessore, per Pezzalonga,Brecciale, Avellola, S. Maria
  4. Francesco Iasiello, consigliere,  per Molino,Fiume, Iasielli e Caramelle,Schiocchi, Scafa
  5. 5)Valerio Catalano, assessore, per Cortoffo
  6. 6)Giuseppe Bosco, assessore, per Cretazzo che …  porta a Beltiglio

La Giunta deliberò che l’assessore Italico Lizza era autorizzato, per la strada Venaglie, a servirsi di tre travi che erano servite per la frana di Casaparenti perchĂ© di proprietĂ  del Comune e perchĂ© la stessa era stata riparata costruendo un muro di sostegno.  In veritĂ , l’alluvione del 1949 non procurò nessun danno al Comune di Ceppaloni se non quello di aggravare una rete stradale, quasi inesistente, a cui mai nessuna Amministrazione, negli anni passati, aveva dedicato tempo e danaro.

Beniamino Iasiello  

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