Gli “scatti” della storia: foto - simbolo

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benjaminL’Indipendent, quotidiano inglese, ha  pubblicato alcune foto relative alla tragedia immane dei migranti. Sono state riprese da tutti i media e stamattina è possibile osservare la foto a impatto emotivo meno forte: un bimbo di due anni, senza vita, sulla spiaggia e tra le braccia di un soldato. Immagini forti che dovrebbero scuotere coscienze ormai anestetizzate, dormienti o che, in ogni caso, dimenticano presto. Siamo abituati, da anni, a morti tragiche, a barconi che si capovolgono con l”intero carico” causando la morte di bambini, donne, uomini: oltre un migliaio hanno lasciato la loro vita nelle acque del Mediterraneo, e di oltre tremila bambini,  su circa undicimila, si sono perse le tracce. I governi continuano a parlare e non ad operare; chi agisce o tende a chiudere le frontiere o marchia i migranti sul braccio con un numero scritto col pennarello ( scenari che  credevamo appartenessero ad un passato irripetibile).

 

Marx, sulla scia d Hegel, diceva che nella storia tutto si presenta due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Sbagliava fortemente! PerchĂ© l’uomo non impara nulla dalla storia  che, perciò, tende a ripetersi con gli stessi orrori  e nefandezze resi ancora piĂą drammatici dalla consapevolezza del danno che seguirĂ . Il dramma che si sta consumando sotto i nostri occhi sta assumendo, ogni giorno che passa, le proporzioni di una mattanza senza precedenti nelle acque del “Mare Nostrum”, ma pare che oramai la “pietas” non appartenga piĂą al genere umano e che, come cantava Gaber, … noi siamo talmente toccati – da chi sta soffrendo – ci fa orrore la guerra – le ingiustizie del mondo -  Come è bello occuparsi dei dolori – di tanta tanta gente – Dal momento che in fondo  -Non ce ne frega niente.  Ogni tempo ha avuto la  foto - simbolo delle infamie, delle devastazioni, delle tragedie che le guerre provocano: come dimenticare  Kim Phuc, 9 anni, che corre, nuda, sulla route 1 vicino a Trang Bag( Guerra Vietnam 1972) perchĂ© il suo villaggio era stato colpito con bombe al napalm, o della bambina in agonia(1993) nel Sudan? Ha detto qualcuno che le parole sono finite perchĂ© usurate, inadeguate perchĂ© non in grado di dare il senso  dell’inimmaginabile, di ciò che la nostra mente non riesce a  contenere. E’ vero, ma sono sempre  le stesse logore, stanche  parole di cui i media si sono serviti per il Vietnam, l’Afghanistan, le Torri gemelle, Al Qaeda, l’ISIS. Credo sia necessario parlare un linguaggio  che serva  a raccontare non la paura, le atrocitĂ , gli orrori, ma a parlare di pace, di solidarietĂ  vera. Parole che, per fortuna non sono finite nĂ© usurate, ma disponibili per chi è in grado di credere con fermezza che il futuro dell’umanitĂ  non possa essere racchiusa ne “La zattera della Medusa” di Thèodore Gericault, ma nella capacitĂ  di dare nuovo slancio ad una societĂ  mondiale dove ad ognuno venga data la possibilitĂ  di vivere nel proprio paese in maniera dignitosa. 

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Beniamino Iasiello

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