Intervista al Presidente della Consulta per i “Centri Storici”

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benjaminNel paese e nell’intero Comune, l’avvocato Carmine Tranfa, ex dirigente della “Agenzia delle Entrate”  di Benevento, attualmente in pensione, è molto conosciuto perchĂ© è stato, certamente, un protagonista della storia della nostra comunitĂ . A partire dagli inizi degli anni ottanta del XX secolo, ha  occupato, piĂą volte,  la carica di assessore all’Urbanistica  con delega al centro storico, e di vice - sindaco, per cui  conosce il territorio e i suoi problemi come pochi nel Comune.

 

PerchĂ© questa intervista?  PerchĂ©, da alcuni mesi, è diventato Presidente della Consulta per i Centri Storici presso il Comune di Ceppaloni. Una commissione che ha lavorato con impegno, entusiasmo e grande senso di responsabilitĂ ;  infatti,  ha giĂ  presentato all’Amministrazione comunale il “Regolamento”,  capace di rompere schemi obsoleti,  che, una volta approvato dal Consiglio Comunale,  permetterĂ , per la prima volta,  di affrontare in maniera razionale una serie di problemi  connessi alla rivalutazione complessiva del paese.

Domanda

Presidente, sono venuto a conoscenza che la Consulta da te presieduta ha già approvato il Regolamento per l’acquisizione al patrimonio comunale, la riqualificazione ed il riuso, anche attraverso la cessione a terzi, di immobili in stato di abbandono nel Centro Storico. E’ vero?

Risposta

Certamente che è vero. Sono molto soddisfatto del lavoro svolto dalla Consulta. Basti pensare che la prima riunione della stessa si è tenuta il 27 marzo 2014 ossia la data in cui, all’unanimità e per acclamazione, i componenti la Consulta mi hanno eletto Presidente. Colgo l’occasione per ringraziarli della fiducia accordatami.

D.

Ma chi sono i membri della consulta?

R.

Sono tutte persone preparate, motivate, che amano il proprio Paese, perché svolgono questo lavoro, che è molto impegnativo e dal quale può dipendere il futuro della nostra comunità, gratuitamente.

Segretario è il Dr. Alfredo Rossi (anch’egli eletto all’unanimità) noto appassionato e studioso della Storia del Comune di Ceppaloni.

 

Componenti:

  1. Cosimo Barone- Ingegnere
  2. Bruno Barone - Presidente  Pro Loco
  3. Orfeo  Barone - Funzionario Beni Culturali 
  4. Antonio Piscitelli - Geometra
  5. Gianni  Colangelo - Geometra  

La Bozza di Regolamento è stata trasmessa alla Giunta, la quale ha espresso apprezzamento per l’opera svolta dalla Consulta e si è impegnata che nel prossimo Consiglio Comunale metterà questo argomento all’ordine del giorno affinché il Regolamento diventi operativo.

D.

Ma quali sono i principi ispiratori e gli scopi che, attraverso il Regolamento, intendete perseguire?

R.

Bisogna premettere che il Comune di Ceppaloni fino ad oggi, non disponeva di uno strumento giuridico che gli consentisse di operare, in modo tangibile ed incisivo, sui proprietari di abitazioni ubicate nel Centro Storico. Ma per ottenere dei risultati è necessaria, da parte dell’Amministrazione attiva, un’azione forte e decisa, soprattutto nel caso di mancata collaborazione da parte dei proprietari stessi o di fronte ad un’inerzia non giustificabile. Il Regolamento prevede un intervento graduale: prima la DIFFIDA al recupero spontaneo. In caso di inerzia, l’Amministrazione ha il potere (che prima non aveva) di acquisire l’immobile a prezzo di esproprio. Tutto ciò non solo per la riqualificazione del Centro Storico, ma anche per il “DECORO URBANO E LA MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI FATISCENTI”.

D.

Puoi entrare nel dettaglio dei singoli articoli di cui è composto il Regolamento?

R.

Il Regolamento è scritto in modo chiaro e comprensibile. E’ composto da 13 articoli. Il Comune può intervenire su immobili abbandonati, non utilizzati da oltre 5 (cinque) anni, in precarie condizioni di stabilità, privi o carenti di infissi e pertanto ricettacolo di immondizie e erbe infestanti che favoriscono la diffusione di topi e parassiti vari. In tal modo l’Ente Comune potrà favorire il ripopolamento del Centro Storico con l’obiettivo di mettere in moto quelle dinamiche socio-economiche fondate sul recupero dell’artigianato e sull’attrazione turistica che può scaturire solo da un vecchio centro abitato che ritorna a vivere.

D.

L’immobile acquisito al patrimonio pubblico, che destinazione avrà?

R.

Il bene dovrà essere ristrutturato e reso fruibile. Il Comune può concederlo in locazione o in assegnazione provvisoria ad Associazioni che perseguono attività culturali o sociali oppure venderlo a terzi, sulla base di una richiesta e mediante la formazione di una graduatoria che privilegi le giovani coppie, i residenti o coloro che si impegnano a conservare la residenza per almeno 10 (dieci) anni. Ovviamente l’Ente venderà l’immobile, recuperando solo i costi, senza alcun lucro, perché lo scopo da raggiungere non è il profitto, ma il ripopolamento.

D.

Ma il Comune che, com’è noto, è in difficoltà economica, dove reperirà i fondi necessari, che, immagino, saranno notevoli?

R.

Non è certamente compito della Consulta quello di quantificare il costo dell’intervento. Per questo il Comune dispone di un Ufficio Tecnico qualificato. Certamente gli Amministratori si dovranno attivare per reperire fondi Europei, Regionali, ecc… Mi consta che anche la Cassa Depositi e Prestiti concede finanziamenti per il recupero di Centri Storici. Trattasi di prestiti agevolati che, sulla distanza, si riveleranno un investimento utile e vantaggioso per i cittadini. D’altra parte c’è già il precedente della Caserma dei Carabinieri e tantissime altre opere realizzate con l’accesso al mutuo della Cassa Depositi e Prestiti. Ritengo che gli amministratori attuali abbiano le capacità per fare tutto ciò. Se lo faranno, resteranno nella Storia di questo Comune.

D.

E gli strumenti giuridici per espropriare una proprietĂ  privata, sei sicuro che ci sono?

R.

L’art. 3 del Regolamento è molto chiaro in tal senso. Lo stesso richiama l’art. 42 della Costituzione, il quale recita “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti, allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. Inoltre, molto importante, è l’art. 838, comma 2° del Codice Civile, il quale fa espresso riferimento all’espropriazione dei beni di prevalente interesse pubblico: si applica se il deperimento dei beni ha per effetto quello di nuocere gravemente al DECORO della città. Pertanto è sufficiente che la Giunta Comunale dichiari l’immobile da acquisire al patrimonio comunale, bene di interesse pubblico, perché si metta in moto la procedura espropriativa espressamente prevista dal D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 (TESTO UNICO in materia di espropriazione per pubblica utilità).

 

Con l’articolo 3, a mio avviso, il “ re è nudo”, nel senso che non ci sono piĂą foglie di fico, per nessuno, dietro cui  nascondersi.  PerchĂ© hai  fornito all’Amministrazione  lo strumento giuridico che, come per incanto, ha trasformato, quello che era un vicolo stretto in cui era difficile e scomodo  agire, in  una autostrada con ampie possibilitĂ  di manovra.  A quanto pare, la politica dovrĂ   avere solo il coraggio di “osare”.

                              

D.

Ma la consulta ha anche l’incarico di proporre idee per la destinazione d’uso del Castello Medioevale. A che punto siamo?

R.

E’ del tutto evidente che ci deve essere un collegamento sinergico tra la riqualificazione del Centro Storico e la valorizzazione del Castello. Tutto il sistema di offerta ruota intorno al Castello Medievale che, per storia e caratteristiche strutturali, rappresenta sicuramente il simbolo dell’identità culturale del Borgo, la vetrina delle sue attività ed il centro nevralgico della sua vita culturale.

D.

Quanto tempo è occorso per acquisire il Castello al patrimonio pubblico? Dalla lettura delle delibere è emerso che proprio tu, trent’anni fa, facesti la proposta, accolta dal Consiglio Comunale, di destinare una parte delle risorse provenienti dal sisma 1980, per l’acquisizione del Castello al patrimonio pubblico.

R.

Si, è così. Nell’anno 1985, quale Assessore delegato ai Centri Storici, feci la proposta, in base all’art. 10 della legge n. 80/1984, di dare la priorità assoluta al Castello e di destinare, per un triennio, il 25% delle somme di cui alla legge n. 219/1981, a questo scopo. In tal modo furono recuperati 750 milioni di lire, a mezzo dei quali fu possibile pagare i proprietari di piccole unità immobiliari che, non essendo residenti nel Comune all’epoca del sisma, non avevano diritto ad alcunché. Quella delibera ha costituito la pietra miliare per tutti i traguardi raggiunti successivamente. Ma, onestamente, devo dire che tutti gli Amministratori che si sono succeduti in questi 30 anni, si sono prodigati per il raggiungimento dell’obiettivo finale. Un particolare ringraziamento va tributato all’On.le Clemente Mastella, perché nel periodo in cui era Sindaco, sono pervenuti i 5 (cinque) milioni di Euro che hanno consentito il restauro dell’antico maniero ed il ritorno ai fulgori di un tempo antico.

D.

Ma esistono giĂ  delle proposte formulate dai singoli componenti la Consulta?

R.

Certamente. Esistono delle proposte, valide sul piano teorico, ma che, a mio giudizio, non tengono conto della cruda realtà economica di oggi. I piccoli Comuni, soprattutto del Sud-Italia, sono in gravi difficoltà, a causa della diminuzione di trasferimento di risorse da parte del Governo Centrale o Regionale. Il Castello è bellissimo, è panoramico, ma ha una struttura mastodontica. Dispone di una superficie coperta di oltre mille metri quadrati e di una superficie scoperta di circa 800 metri quadri, con costi di gestione e di manutenzione che l’Ente non è in grado di affrontare, né ha la possibilità di sostenere spese per investimenti (arredi, forniture di servizi, ecc.). Bisogna riporre nel cassetto i “sogni di gloria” di qualche decennio fa ed affrontare i problemi con concretezza. Basti pensare che il Gruppo di Progetto del “Borgo della Creatività” aveva, all’epoca, preventivato un investimento pubblico (Regione Campania) e privato, di 50 (cinquanta) milioni di Euro (cosa impensabile oggi!). Aveva auspicato un “turismo colto o di élite”.

D.

Qual è la tua proposta nella qualità di Presidente della Consulta?

R.

Io propendo per un turismo di massa seguendo gli esempi, in Provincia di Benevento, di Pietrelcina, S. Agata dei Goti, Cusano Mutri, ecc. Diventa, allo stato delle cose, obbligatorio affidare la gestione e la manutenzione del Castello (attraverso un Regolamento ed una Convenzione) ad una impresa solida dal punto di vista economico e patrimoniale, trasparente dal punto di vista della moralitĂ  e ad alta vocazione culturale, la quale sia disposta a fare investimenti di beni ammortizzabili di lungo periodo. In sintesi un’impresa che abbia tra i suoi scopi sociali l’attrazione di turisti e, di conseguenza, abbia  lo stesso nostro interesse a che  le porte del Castello restino sempre aperte al pubblico, pur perseguendo un legittimo risultato di utile operativo. Ovviamente il Comune si riserva il diritto, in ogni momento, di fare qualsiasi tipo di manifestazioni in proprio o tramite Associazioni, Fondazioni, Circoli culturali, ecc... Ho visto la trasmissione televisiva “i dieci Borghi piĂą belli d’Italia”. Senza presunzione, credo che Ceppaloni, nell’arco di pochi anni, possa raggiungere quelle vette. Ma per fare ciò è necessario l’impegno e la collaborazione di tutti, non solo degli Enti o delle Associazioni a ciò preposti, ma è indispensabile la massima disponibilitĂ  da parte dei cittadini.

 

Il Presidente, insieme con la Commissione, mi sembra che abbia svolto un ottimo lavoro fornendo all’Amministrazione  il mezzo di cui aveva bisogno per poter operare in maniera concreta e risolutiva.  E’ il momento delle scelte importanti e la Consulta, presieduta dall’avvocato Carmine Tranfa, non a caso ha affermato che c’ è bisogno di una sinergia di tutte le forze disponibili sul territorio che facciano prevalere la logica del “bene comune” sul “particulare” Guicciardiniano.  PerchĂ© solo così  il centro storico del Comune, col suo castello, che svetta alla sommitĂ  della collina, potrĂ  essere fonte di sviluppo non solo per Ceppaloni, ma per l’intero Comune.

Ringrazio il Presidente per la disponibilitĂ  mostrata e per la chiarezza e la precisione con cui ha illustrato il Regolamento che, senz’altro, potrĂ  diventare lo strumento giuridico capace  di imprimere quella svolta di cui la comunitĂ  ha bisogno per poter guardare avanti con fiducia.

 

 Beniamino Iasiello

Commenti   

 
0 #3 un plauso alla consultapennsdispettosa 2014-06-29 09:44
Non facciamo gli stessi erroei fatti per la cada albergo per anziani o per i patti territoriali, che per favoritismi e speculazioni e cavalli di ritorno ha amnazzato il possibile sviluppo economuco di ceppaloni. Saluti da PD
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0 #2 un plauso alla consultapennsdispettosa 2014-06-29 09:42
...... inoltre la prospwttiva di affidare il castello a twrzi e' veramwnte triste... sarebberi terzi che avrebbero solo interessi economici e quindi, la storia ce lo insegna, speculativi. Ok il turismo di madsa, giusto nn solo per questioni economiche oggi, ma soprattutto sociali... ma il sociale in italia e' un optional. Inoltre se ci sono potenziali fondi per espropriare la cosa privata, esistono fondi anche europeii per la conservazione e quindi manutenzione di beni storici... come affermato dal presidente delka consulta si ci e' mesdo 30 anni per riavete il castello, danneggiando anche alcuni terremotati che ad oggi ancora non ricevono i contributi per la tragica vicenda del 1980, ed oggi si pensa di affidarlo nuovamente a privati?
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0 #1 un plauso alla consultapennsdispettosa 2014-06-29 09:31
Un plauso alla consulta ef al suo celere lavoro. Ma a volte la velocita' non consente di arrivare primi al traguardo. In questo momento storico culturale cosi' complicato, oltre alla bellezza del territorio andrebbe curato soprattutto l'aspetto sociale. Vedersi oggi la possibilta' che il comune possa espropriale una proprieta' privata per i modivi citati nell'intervista e' preoccupante. Magari qualcuno che nella sua vita ha fatto enormi sacrifici e per vivere e dare da mangiare ai figli, magari ha trascurato un immobile diciamo storico di ceppaloni, non puo' essere disprezzato in tale modo. Come detto dall. Avv. Tranfa oggi il comune non ha potenzialita' economiche per gestire un castello quindi nemmeno per espropriare e rendere di pubblico interesse immobili fatiscenti. Per cui espropierebbe e venderebbe a favore di singoli, magari suggeriti con qualche intelkwttuale regalino.......
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