“La valigia di cartone” di Nereo De Blasio

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Nereo DeBlasio

Domenica 15 Giugno, alle ore 18.00, nella piazzetta antistante la parrocchia di S. Nicola di Ceppaloni, sarà  presentata la raccolta di poesie di Nereo De Blasio. Interverranno  Don Renato Trapani, parroco di Ceppaloni, e il sottoscritto che ha curato la prefazione della raccolta intitolata “La valigia di cartone” .        

 

 

Prefazione

La raccolta di poesie dell’amico Nereo mi è piaciuta sin dal titolo per la grande forza evocatrice e narrante che è capace di suscitare.  La valigia di cartone è il bagaglio dei saperi e degli affetti che venivano  stipati,  custoditi gelosamente, sino ad assumere un carattere di sacralità, da chi  era costretto ad allontanarsi, con grande amarezza e dolore, dalla propria terra. Essa è la metafora di un viaggio individuale e collettivo  che racchiude un mondo fatto  di sogni, speranze, attese che, molte volte, cozzano contro la dura realtà della vita.  

E, nell’aprire la valigia, si scopre un mondo che, con versi piani, solari, a tratti musicali, parla un linguaggio universale:  amicizia, vita, morte, natura,  felicità che credeva aver:  … smarrita un po’ per colpa del tempo / un po’ per il vento/ che ogni giorno/ la porta via.

Ma, anche la rabbia stemperata nell’ immagine poetica dello “scontro” tra l’infinito e il finito, tra religione e scienza dove quest’ultima è destinata  a soccombere, perché all’intelletto umano non è dato conoscere il disegno provvidenziale inscritto in accadimenti che sconvolgono le coscienze umane e che, a volte, risultano incomprensibili.

Nel fondo della valigia, il poeta ha depositato  uno scrigno che contiene  alcune perle bellissime che rivelano  l’humus , i suoni, i valori a cui  Ã¨ rimasto legato nel suo percorso umano ed artistico : poesie in vernacolo di una grande bellezza  e di una malinconia struggente e dolce nello stesso tempo: però mammà/ pure si nun vengo/ ‘o ssaje che te porto dint’ ‘ o core;  e di una levità e di una consapevolezza che deriva dall’aver compreso  che la vita è un viaggio lungo il quale bisogna conservare i fiori della primavera “per quando la stagione/ non sarà più propizia”/ quando il vento/ ne porterà via i petali/ sfogliandoli ad uno ad uno, ma vi è anche la certezza che ci saranno ancora raggi penetranti e caldi di una nuova estate.

Il ritmo delle stagioni  non si identifica con il viandante che attraversa il mondo senza mete né dimore, ma  con la serenità di chi sa di aver vissuto il proprio tempo con consapevolezza e coerenza, di  chi ha saputo individuare il cammino e lo percorre serenamente ancorato alla gioia che scaturisce dallo scorrere di una esistenza legata alle cose essenziali che, come dice Saint – Exupèry, sono invisibili agli occhi, perché è la voce del cuore che ti fa cogliere che le spine: nun pognene, nun fanno male/ so belle pure ‘e spine … nu figlio è sempe n’u figlio.  

Così come i bimbi che riescono a farti “regredire” col loro sorriso, con la loro semplicità, col loro linguaggio che finisce col diventare il tuo: Ã¨ bastato il sorriso di un bimbo … senza accorgersene/ si ritorna, di nuovo, / felici.

Sentimenti, passioni, emozioni sono elevati a stigma universali  perché  non  soggetti ad evoluzione, non cambiano insieme con il mondo e i  ricordi, come afferma Nereo,  non sono che : frammenti statici/ di un puzzle in movimento, dove è possibile ritrovare: sogni realizzati/ sogni sfumati/evanescenti amori/ diafane apparizioni/  che danno un senso compiuto alla vita vissuta. E mai nessun rimpianto. Il poeta ha la capacità di cogliere  suoni, vibrazioni, i più lievi sussurri  di una natura che si risveglia e di una città avvolta ancora dalle ombre grigie del passato laddove  il lamento di un sassofono … squarcia il silenzio/ di questa fredda/ sera d’inverno, stupendo questo verso, che fa sprofondare il tuo essere in uno spleen senza fine che corrode l’anima.

 La raccolta di poesie è modulata secondo un doppio registro linguistico: quello in lingua dove il poeta canta i valori di una società che si identificano col tempo della sua formazione intellettuale, morale e civile;  quello in dialetto, pur non spezzando l’unità lirica, a mio avviso, poggia su di un linguaggio immediato, più intimistico, intriso di ironia e autoironia ( a tratti ricorda la poesia del grande Totò), attraverso cui non giudica, ma guarda con occhio indulgente la fiera della vanità che si consuma sul palcoscenico della vita.

Beniamino Iasiello

 

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