I tesori (nascosti) di Napoli

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benjaminMancavo da Napoli da molto e, dai tempi dell’universitàpoche volte mi era capitato di addentrarmi nella Napoli dei vichi , dei bassi, di quei palazzi  dove, come canta Sergio Bruni, “ e pure ‘o sole passa e se ne fuie”.

Qualche mese fa, insieme con mia moglie,  fermo la macchina in un garage nei pressi di Piazza Cavour e, risalendo la traversa   che porta   alla prima università di medicina, mi sono ritrovato all’interno  dellavecchia Napoli che ho percorsa  attraverso tutti i vichi possibili fino a ritrovarmi a S. Domenico Maggiore e alla vicino Piazzetta Nilo dove ero a pensione alla fine degli anni sessanta del Novecento.

 

 

Non nascondo che mi ha preso una certa emozione nel guardare la finestra  del quinto piano da dove, urlandoa squarciagola, dopo aver giocato con gli amici, a scopa o a briscola, si ordinava il meritato caffè post pranzo, ma più spesso il cappuccino che era eccezionaleCome resistere alla tentazione di entrare nel bar ed ordinare un ottimo cornetto a crema ed amarena con uno splendido caffèErano circa le ore 11 e già S. Biagio dei Librai, S. Gregorio Armeno erano piene di “pastori” e di tutti i personaggi famosi che si sono guadagnati il posto nel presepe natalizio del 2013. Vi erano molte comitive di  stranieri e molte scolaresche che, accompagnate dalle loro maestre, rendevano a ancora più magico il clima festoso del Natale ormai alle porte.

E’ una gioia dei sensi e dell’intelletto vagare da una bancarella all’altra , soffermarsi per cercare, anche, di trovare qualche rarità libraria e perché no anche qualche vecchio â€œTopolino” che leggo sempre con molto piacere. D’ altra parte, durante il periodo universitario, delle volte, per racimolare qualche lira in più, si vendevano i â€œfumetti” come L’Intrepido, Topolino, Il grande Blek, Capitan Miki e tanti altri Nel risalireverso via Tribunali, mi sono fermato ad ammirare la Basilica di S. Paolo Maggiore, di S. Lorenzo Maggiore,la Chiesa dei Girolamini e di S. Gregorio Armeno per poi  recarmi a visitare la Cappella di S. Severo, (conosciuta anche come Santa Maria della Pietà o Pietalella) il cui assetto attuale risale al Principe Raimondo di Sangro( 1710 – 1771), uomo di multiforme ingegno, infatti fu inventore, letterato, alchimista, editore e Gran Maestro della Massoneria del Regno di Napoli.

E’ uno scrigno che racchiude tesori  artistici di una bellezza unica che accoppiata al mistero che si coglie nella cappella suscita emozioni â€œ che ‘ntendr no la può chi no la prova” , per dirla con padre Dante.

La cappella è un gioiello del barocco napoletano e un peana alla grandezza dell’uomo capace di creare cose meravigliose che  sembrano portare in sé l’impronta del divino: dall’affresco della volta, conosciuta come “ Gloria del Paradiso o Paradiso dei Sangro”, di Francesco Maria Russo, alle statue delle virtù( Pudicizia, Sincerità, Educazione,  Amor Divino, Decoro,  Disinganno( semplicemente stupenda), Liberalità, Soavità del gioco  coniugale,, Amor Divino, Zelo della religione, Domino di se stessi oltre tante altre magnifiche statue raffiguranti la famiglia Di Sangro )al centro della Cappella  si trova Il â€œCristo Velato”, scultura conosciuta in tutto il mondo,  realizzato dal trentatreenne artista napoletano Giuseppe Sammartino, che ti lascia senza paroleturbato come in una sorta di rapimento estaticoda un unico blocco di marmo, lo scalpello dell’artistacreò un’opera senza precedenti  che lascia  â€œ stupiti i più abili osservatori” perché mentre l’ammiri avverti la sensazione che il velo che avvolge i corpo di Cristo sia fatto di una trama sottile di tessuto  trasparente.

Le leggende sorte intorno al velo sono tantissime( si racconta, tra l’altro, che un vero velo di tessuto sia stato marmorizzato dai poteri alchemici di Raimondo Sangro) , ma una cosa è certa: ci si trova di fronte ad un’ opera d’arte talmente straordinaria da far dire allo scultore Antonio Canova  che avrebbe dato dieci anni della sua vita pur di essere l’autore del “Cristo  velato”.  Meraviglioso doveva essere anche il pavimento labirintico che purtroppo è andato perso e fu sostituito col cotto napoletano. Nella cavea sotterranea, invece,è possibile osservare le “ macchine anatomiche” che raffigurano gli scheletri di un uomo e una donna con il sistema arto- venoso quasi integro( molte leggende sono nate anche a tal proposito)Arte prodigiosa , sublime, ecco la Napoli  che   vorresti fosse conosciuta e di cui si parlasse: la città che è stata la capitale del Regno delle due Sicilie, grande interprete del barocco sei-settecenteco, culla dell’Illuminismo Italiano con intellettuali come Gaetano Filangieri, Antonio Genovesi, Pietro Giannone e tanti altriuna città che ha il suo futuro nella sintesi tra natura e  cultura che l’ha già resa grande nel passato.

Ma tanto è! Grazie ad una classe dirigente che, dall’Unità in poi, non è stata quasi mai all’altezza del respiro europeo di cui la città era( ed è) portatrice.

                                                                                                                        Beniamino Iasiello

                                                                                   

 

 
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