Nove Giugno 2012

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benjaminAvrei dovuto giĂ  da tempo  riferire della cerimonia tenutasi per il conferimento della cittadinanza onoraria a Don Lauro. E’ passato molto tempo perchĂ© ero in attesa delle foto ufficiali che erano state scattate per l’occasione, ma … aspetta ,aspetta, le foto non sono mai arrivate e nessuno sa chi le ha scattate,  nessuno conosce quel  fotografo che pure sarĂ  stato chiamato da qualcuno !! Una storia  di sapore kafkiano che lascia un retrogusto di amarezza. Comunque è stata una cerimonia splendida, con Don Lauro visibilmente commosso per la manifestazione di affetto e di gioia mostrata dal paese nei suoi  confronti.

 

 

Con la folla delle grandi occasioni, nell’aula consiliare del Comune, ha preso la parola il Sindaco che ha illustrato le motivazioni che hanno portato l’Amministrazione al conferimento della cittadinanza, successivamente hanno parlato alcuni consiglieri comunali che hanno ribadito l’importanza della giornata. Tra di loro, vi era chi aveva conosciuto Don Lauro, essendone stato anche chierichetto, come il Presidente del Consiglio Comunale  Giuseppe Fantasia , chi invece, giovanissimo, ne aveva sentito parlare  o lo aveva visto quando, spesso,  passava per il paese in occasione di circostanze felici e non ,per cui si può affermare   che a Ceppaloni non c’è nessuno, sia vecchio che giovane che non conosca o abbia sentito parlare di quel giovane parroco che, per tutta la sua vita, ha portato con sĂ©, volti, immagini, sensazioni, ”l’odore del paese”, conservandoli  con grande amore perchĂ© rappresentavano una parte importante della sua vita. Vi sono stati altri interventi , tra i quali il mio e quello dell’ on. Clemente Mario Mastella che ha voluto essere presente  per fare gli auguri al neo cittadino dicendosi convinto della giusta scelta operata dall’Amministrazione. Alla fine, il Sindaco ha consegnato a Don Laureato Maio le chiavi del paese e la pergamena ricordo. Don Lauro ha ringraziato tutti ed è andato con la memoria a quel tempo  lontano di cui ha parlato con nostalgia ed allegria,  raccontando molti aneddoti  legati ai personaggi della vita del paese. Come quello di  quando arrivò a Ceppaloni e cercava una casa per potervi  abitare. L’unica disponibile e con un bagno, cosa rara, il bagno per quei tempi,   era quella di Sebastiano Galasso,   il “terribile” segretario del PCI d Ceppaloni  che, poi, con l’altro comunista del paese il “dentista”   Gennaro Castaldo diventarono tra i suoi migliori amici( non erano soltanto due i comunisti del Comune, ma certamente non piĂą dei” quattro amici al bar”!. Non dimentichiamo che agli inizi degli anni  cinquanta , i comunisti italiani erano stati scomunicati   da papa Pio XII il 1 Luglio del 1949. Erano tempi difficili per la sinistra italiana nel suo insieme, ma soprattutto per il PCI . Mentre qui a Ceppaloni, grazie  ad un giovane sacerdote che vedeva in ognuno l’uomo  e non l’ideologia che rappresentava, per cui gli steccati erano facilmente superabili e i rapporti erano amicali e improntati alla comprensione e non alla contrapposizione. Ma, in fondo, si può dire che tutti furono suoi amici e ciò perchĂ© gli piaceva stare con gli altri,  e perchĂ© capì che quelli erano tempi in cui bisognava operare concretamente per il paese e per la sua rinascita.    PiĂą volte, nella sua abitazione di Benevento, ho avuto la possibilitĂ  di “scavare”, insieme con lui. tra le sue carte e, poco tempo fa, trovai un foglio ingiallito , quasi dimenticato , su cui  era stata scritta  una poesia  intitolata “Ceppaloni”. Mi concesse di portarla via  con l’obbligo che ,poi, gliela avessi riportata perchĂ© aveva quasi pudore nel mostrarla. In veritĂ , non gliela restituii, ma la lessi nell’aula consiliare il giorno del conferimento della cittadinanza, perchĂ© rappresentava la testimonianza  di chi, costretto ad andare via perchĂ© chiamato dalle autoritĂ  ecclesiali a compiti superiori, portava con sĂ© una nostalgia indicibile per il paese dove aveva svolto il suo ministero .Subito dopo c’è stato un buffet offerto, nella splendida cornice del chiostro di S. Antonio, dal Bar “La Crisalide” di Ceppaloni. Infine, in una Chiesa piena di gente, ha officiato la santa Messa. Riporto sotto il numero unico che  fece stampare ed inviò ai Ceppalonesi nel mondo, per richiedere qualche offerta per la ristrutturazione della Chiesa di S. Nicola e per la costruzione di un trono, al posto  di una piccola e decrepita nicchia, per la Madonna nella Parrocchia di S. Nicola. Dal fondo delle sue carte scopriamo, a proposito della ricostruzione della Parrocchia, che un nostro  concittadino , Pascal Parente, insegnava alla “ The Catholic University of America-Washington, di cui era decano della “ FacoltĂ  teologica E’ possibile guardare alcuni video, ma la qualitĂ  delle immagini e del sonoro  non è molto buona e qualche fotografia della cerimonia scattata da amici. Infine, mi riferiva Don Lauro che la statua dell’Immacolata e quella di S. Giuseppe, che adesso si trovano nella Chiesa dell’Annunziata, nell’udienza generale del 4 Febbraio 1959, come risulta anche da una lettera trasmessa dal viceparroco don Davide Falciani della chiesa di S. Anna in Vaticano,  furono benedette da Papa Giovanni XXIII  e inviate alla parrocchia di S. Nicola di Ceppaloni.  Riporto qui la poesia perchĂ© nell’originale non sempre si capiscono tutte i termini.

                                                                                                                    Beniamino Iasiello

 

Ceppaloni

Sotto  nuvole di luci ed ombre

Pronube di tempeste e cieli  nuovi

 La mole si dilata, accovacciato fossile,

d’un maniero d’una storia lunga ed intangibile,

un megaterio che l’ha generato  e ancor lo protegge

dispersi cuccioli di pietra dai colori affini.

Riflessi legge la memoria,

tra pietre vise, di gente ancora forte e di vicende accese.

Ora s’aprono i balconi all’alba

Tra odor di gerani e di basilico,

senza terrori di frecce o di razzie,

Il canto, lo zoccolo del cavallo nel cammino aiuta

verso discese antiche.

La storia non ama piĂą cime

con cavalieri armati e dame alle finestre.

Tutto discende a valle lungo i fiumi,

Qui tutto resta alle radici ,altro sole ed ombra qui la gente

non conosce ed ama.

Il vento qui non scuote,

né il sisma abbatte nella notte,

non s’agita la mole:

i secoli lo fanno intrepido

al vento e alla calura

  Don Laureato Maio                                        










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