L’otto Settembre del 1943 a Ceppaloni

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benjaminCertamente, stiamo vivendo la piĂą grave crisi economica del dopoguerra. DifficoltĂ  enormi per tutti,  Il futuro continua ad essere una minaccia che certamente  dovrĂ  trasformarsi in speranza, ma quando? Pare che sia ancora lunga la strada per uscire da un  tunnel  che non permette di vedere nessuna luce in lontananza e la relazione del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, tenuta il 31 Maggio scorso ha lasciato poco spazio ai facili ottimismi. Uno scenario cupo ,reso ancora piĂą duro dal  terremoto  in “Emilia” che ha causato molti lutti ed ha messo in ginocchio l’apparto produttivo di una intera regione. Ma se guardiamo fuori dei nostri confini nazionali ed europei, le cose non sembrano procedere meglio:
 

 
 
le centinaia e centinaia di morti in Siria  dove le grandi potenze non sono in grado di porre fine al massacro dei civili come quello di Hula dove hanno perso la vita 108 persone tra cui 34 donne e 49 bambini ,e l’inconsistenza  degli organismi sovranazionali (ONU etc.)  diventati afasici  e le tante guerre “silenziose” che si combattono in altre parti del mondo. Sono tempi difficili che ancora non lasciano intravvedere le forti trasformazioni che comporteranno, perchĂ©, certamente la crisi finirĂ , ma il mondo  non sarĂ  piĂą quello che noi abbiamo conosciuto e nel quale abbiamo vissuto. Senza dilungarmi su questioni,  per il momento, ancora tutte aperte e possibili di qualsiasi soluzione, vorrei raccontare  una storia  che riguarda il nostro paese ( non per rifugiarmi nel passato ) che permette di renderci conto di come una comunitĂ  abituata al rispetto dell’ordine e delle norme e a sopportare sofferenze ed anche angherie, possa,  in circostanze particolari, far saltare tutte le regole di convivenza civile e porre la violenza a base del suo comportamento. La storia prende avvio dall’8 Settembre del 1943,qualcuno dirĂ : ma erano tempi di guerra! E’ vero, ma le guerre , nel nostro civile Occidente si combattono non solo con le armi, ma, anche  con le “bolle finanziarie”, in tal modo, come in un “War Game” i “ caduti” lungo la strada semplicemente li contiamo  e così attenuiamo i nostri i sensi di colpa che ricadono piĂą facilmente nell’oblio. Come dimenticare, poi, che questa crisi ha rubato ad intere generazioni di giovani il presente, come possibilitĂ  di lavoro e di costruzione di una famiglia, e il futuro come possibilitĂ  di poter vivere una vita e una vecchiaia dignitosa?
I tempi di guerra sono di per sĂ© portatori di tragedie personali e collettive, quando poi essi coincidono con momenti in cui, come l’otto Settembre de 1943, una nazione , in itinere, cambia le alleanze militari, il Re  scappa e lascia una nazione allo sbando senza nessun ordine o disposizione per  i vertici militari e per gli apparati dello stato, allora tutto diventa commedia e tragedia nello stesso tempo( Chi non ricorda “Tutti a casa” il film di Mario Monicelli, interpretato da un grande Alberto Sordi?) . Benevento fu liberata dagli alleati agli inizi del mese di Ottobre del 1943, ma le truppe tedesche, giĂ  da qualche tempo si stavano ritirando e in questo arretrare passarono e si fermarono anche a Ceppaloni. Chi ha vissuto quel tempo, ha raccontato che i militari tedeschi  si accamparono sul bosco, posizione strategica ideale perchĂ© permetteva il controllo dell’intera valle del Sabato e, inoltre, piazzarono cannoni e mitragliatrici sull’aia, appena sotto il bosco, da dove dominano il paese. Raccontano che , nonostante la furbizia e gli stratagemmi dei nostri paesani, i militari tedeschi requisivano tutto ciò che capitava nel loro raggio d’azione: pecore, agnelli, prosciutti , maiali, uova, ma la loro presenza , anche se limitata ad una decina di giorni, influì negativamente nella organizzazione della vita del paese. Infatti, le autoritĂ  comunali andavano a prelevare  a Benevento,  per una comunitĂ  che contava in quel periodo circa 6.000 abitanti, i generi di prima necessitĂ  e per …  la sua abituale alimentazione  si provvedeva  nel modo seguente: quintali 300  di farina mensile, generi di minestra Kg. 8975, olio kg. 1556, grassi kg. 13,40 ed altri generi non razionati( come legumi, formaggi etc.)… a causa delle truppe tedesche in questa zona, le quali oltre che commettere abusi di ogni specie, resero impossibile il traffico dei mezzi di trasporto destinati al ritiro dei generi di cui la popolazione aveva estremamente bisogno. Quindi, la situazione nel paese stava diventando insostenibile perchĂ© dopo l’otto Settembre, ma tanti raggiunsero il nostro  paese anche prima di quella data, la gente iniziò ad abbandonare le cittĂ  per rifugiarsi nelle campagne e nei paesi e il numero dei presenti nel nostro Comune, al 30 Agosto del 1943, sfiorò la cifra record di 9.000 persone . Agli inizi di Settembre, il Comune prelevò soltanto la scorta di pasta valida per i primi quindici giorni, successivamente, per il tempo che i tedeschi  “occuparono” il nostro paese, non fu piĂą possibile prelevare i generi alimentari necessari , e per cinque giorni la popolazione rimase, addirittura, senza pane.  Per paura che avrebbero potuto verificarsi dei gravi disordini, alcuni cittadini con a capo il Commissario Prefettizio, cav. Giuseppe Rosa, ed il Maresciallo dei CC RR , comandante la Stazione di Ceppaloni, crearono un Comitato Promotore la cui funzione era semplicemente tattica: evitare che la gente potesse organizzarsi spontaneamente  e commettere qualche atto di violenza, In effetti, la costituzione del Comitato doveva servire a calmare i paesani in attesa che le truppe militari tedesche ripigliassero la loro ritirata e la situazione si normalizzasse .  La prima azione del Comitato, dopo che ile truppe tedesche abbandonarono Ceppaloni, fu quella di requisire immediatamente tutte le rimanenze di farina che erano ancora in possesso degli esercenti e di conservare per il paese  i 10 quintali di grano che erano stati destinati  all’ammasso provinciale, ma nonostante ciò,  fu possibile assicurare ad ognuno appena  50 grammi(!!!) di pane. Questa fu la razione che ad ognuno venne assegnata,  mentre  il grano a disposizione non sarebbe bastato che per circa sei giorni.  Infine, agli sfollati che avevano ricevuto sempre  regolarmente i generi di prima necessitĂ ,  dal 1 Agosto  1943 non era stato consegnato  piĂą niente per cui si trovavano in  estreme condizioni di precarietĂ  perchĂ©   … “priva di qualsiasi mezzo per far fronte agli impellenti bisogni”.  il Commissario prefettizio e il Comitato non sapendo piĂą cosa fare, perchĂ© la fame e la rabbia della popolazione era tanta, chiesero al Prefetto di voler impartire “disposizioni in proposito”.  La situazione era davvero difficile, ma si protrasse  per qualche tempo in una calma apparente che fu quella  che precedette la tempesta, perchĂ©, nonostante i tedeschi avessero lasciato il paese, i generi di prima necessitĂ , soprattutto il pane, continuavano a scarseggiare. Infatti, il 7 Febbraio del 1944, un dispaccio dei Carabinieri di Ceppaloni inviato al Ministero degli interni, alla Reale Prefettura, al Comando della legione CC RR di Napoli, al Comando della 3^ divisione e della 5^ brigata CC RR di Napoli,  comunicava che alle ore 10,30 del 7 Febbraio circa 400 persone tra uomini e donne si erano riunite nei pressi della casa comunale invocando un aumento della razione del pane a grammi 200 e la distribuzione della quota dei “grassi  alimentari”. Il sub commissario prefettizio, Iasiello Angelo,  che si trovava nella casa comunale insieme con gli impiegati, invano cercò di calmare gli animi, non riuscì a far desistere i paesani dal loro atto di ribellione, infatti. essi intimarono al sub- commissario e agli impiegati di abbandonare gli uffici e consegnare la chiave del   portone d’ingresso . L’azione del maresciallo dei CC RR della caserma di Ceppaloni,  sempre presente, sin dall' inizio della sommossa, si concluse, invece, positivamente perchĂ© riuscì a far allontanare gli “indignati”(diremmo oggi?)dalla casa comunale e a farsi  consegnare anche la chiave d’ingresso ai locali comunali  . Ma, la gente,  non riuscendo a contenere lo sdegno,  tornò indietro, quasi subito, e, per evitare che gli impiegati potessero ritornare negli uffici , inchiodarono il portone del Municipio con delle assi di legno. Se non fossero state soddisfatte queste condizioni: aumentare a 200 grammi la razione del pane  e distribuire la quota dell’olio relativa al mese di Gennaio - scriveva Angelo Iasiello al Prefetto-  sarebbe stato difficile contenere quella folla  che aveva perso i lumi della ragione , e perciò, incontrollabile e pericolosissima. Non vi sono documenti per  sapere cosa successe fino al 17 Febbraio del 1944, ma in quel giorno arrivò la comunicazione ufficiale dalla Prefettura che la razione di pane giornaliera per il Comune di Ceppaloni, come per tutti gli altri Comuni della Provincia, era stata aumentata a gr. 200. Per l’olio, invece, non era stato possibile procedere alla distribuzione  perchĂ© mancava del tutto, ma fu data l’assicurazione che sarebbe stato distribuito appena possibile. Anche se il sud dell’Italia era stato liberato, le conseguenze nefaste della guerra continuarono a farsi sentire , perchĂ© vi furono ancora bombardamenti e vittime come si evince da una delibera del 25 Febbraio 1944 del primo commissario prefettizio postbellico, prof. Giovanni Parente , eletto, nelle  elezioni politiche del 1948,  deputato per il partito della D. C.  di cui era segretario provinciale … pagasi a favore di Maio Tommaso fu Antonio per casse funebri per l’appuntato dei CC RR Sorgente Vincenzo e la sua figliola deceduti in seguito alle incursioni nemiche. Il 6 Luglio del 1944, invece, fu nominata, in attesa delle elezioni, dal Prefetto la prima giunta Municipale di cui fecero parte Costanzo Barone fu Nunzio come Sindaco, Assessori effettivi: Bosco Giuseppe fu Antonio e Giovanni Farese  di Carmine -  Assessori supplenti: Giuseppe Tranfa fu Michele e Aggettino Parente di Alessio - Componenti : Luigi Parente fu Fedele e Porcaro Arcangelo. Fu una giunta di “UnitĂ  Nazionale”” perchĂ© formata non solo da democristiani, ma anche dal segretario politico del PCI di Ceppaloni, Giovanni Farese, che alcuni mesi dopo cercò di costituire nel Comune Il “ Comitato di Liberazione Nazionale”, mossa intelligente quella del segretario del PCI, ma che ebbe scarsa fortuna, perchĂ© la DC locale, con un appello firmato da oltre 110 cittadini si oppose in maniera decisa alla nascita del CLN …  “vi esortiamo a diffidare dal Comitato di Liberazione Nazionale”, scrivevano i democristiani del Comune al Prefetto, al Questore di Benevento e a S. E. Bosco Lucarelli. Ma anche perchĂ©, nel Sannio, non si era costituito il CLN, nĂ© vi erano state forze partigiane, come risulta dalla comunicazione inviata  a Roma dal Prefetto di Benevento ,dott. Francesco Rosso ,che, sollecitato dalle autoritĂ  centrali a promuovere ed intensificare la partecipazione alla manifestazione de” La giornata del soldato e del partigiano”  del 18 Febbraio 1945, rispose:” Questa cittĂ  liberata ottobre 1943 subito dopo armistizio. Non ha vero e proprio movimento partigiano. Isolati aggredirono e uccisero tedeschi. Difficile partecipazione mancando organizzazione”.  Bella rima finale che non toglie, però, che molte provincie , come Campobasso, Salerno, Cosenza e tante altre,  parteciparono oppure organizzarono, a livello provinciale, delle manifestazioni.
Il 17 Luglio del 1944 , dopo il ventennio fascista, ricominciò la vita democratica nel nostro paese con la prima seduta della giunta che chiese, come primo atto, di essere riammesso nel Consorzio idrico dell’Alto Calore perchĂ© l’acqua potabile del Comune era appena sufficiente per un terzo della popolazione  restando senza alcuna traccia di acqua la frazione Beltiglio, Barba, S. Croce e in buona parte Ceppaloni Capoluogo.La prima rottura avvenne sulla costituzione della commissione E. C. A. (Ente Nazionale Assistenza) perchĂ©  l’assessore Farese Giovanni chiese che per Barba fosse eletto nella commissione Eduardo Porcaro, ma la maggioranza non accolse la proposta.  Con una ulteriore delibera, il Commissario fece presente che era necessario far affluire maggiore quantitĂ  di cereali nei “Granai del Popolo”  tenuto conto che pur con ottima stagione, la produzione si è mantenuta normale a causa della deficiente concimazione.  La prima elezione democratica  Amministrativa si tenne il 6 Ottobre 1946  e vide la vittoria della lista della Democrazia  Cristiana e come primo cittadino, eletto dal Consiglio Comunale, il geom. Costanzo Barone.  L’assessore Giovanni Farese, l’unico che aveva partecipato a tutte le sedute di giunta nel corso dei due anni, pur avendo presentato una lista  civica di ispirazione comunista, non venne eletto.
 
Beniamino Iasiello
 
 
 
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