Come erano i paesi del nostro Comune

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benjaminNell'esaminare alcuni atti ufficiali, ho potuto rendermi conto di come,  agli inizi del Novecento, la configurazione del nostro Comune fosse  non solo completamente diversa da quella di oggi, ma anche  da quella di una generazione che, per ragioni anagrafiche, conserva il ricordo piĂą antico delle nostre zone. S. Giovanni, addirittura,  non aveva  una piazza che fosse punto di riferimento per la gente, per cui, giustamente, gli abitanti della frazione pensarono di costruirla e perciò inviarono una richiesta all’Amministrazione Comunale per chiedere la relativa autorizzazione. La domanda fu presentata dal “Circolo popolare di S. Giovanni per l’assistenza al reduce” che, per poter costruire la piazza, aveva bisogno che il Comune espropriasse un pezzo di terreno dell’estensione di circa una misura e mezzo di profonditĂ  che apparteneva alla signora Immacolata Lizza.
 

 

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Il Sindaco illustrò al Consiglio, in data10 Maggio 1921,  in dettaglio, la richiesta presentata e ricordò che effettivamente S. Giovanni era sprovvisto di una piazza e che il giorno 23 Giugno si teneva nella frazione una fiera annuale e che per la insufficienza di libero spazio i concorrenti sono costretti a soffermarsi lungo la rotabile , con evidente disagio del transito dei passeggeri e degli stessi concorrenti (cioè, coloro che portavano in esposizione soprattutto gli animali), ma anche per riguardo alla volontĂ  espressa  dai soci del circolo che volevano erigere un momento ai caduti perla Patria che sarebbe impossibile innalzare mancando lo spazio necessario.
Ma, soprattutto, la richiesta esplicitava che il “ Circolo popolare” si obbligava a costruire la piazza concorrendo  a coprire tutte le spese necessarie per la sua costruzione. Passarono circa tre mesi e, il 21 Agosto dello stesso anno, Il Consiglio deliberò di accogliere la richiesta fatta  e faculta il Sindaco a svolgere tutte le operazioni occorrenti per le quali furono necessari circa nove mesi. Infatti il 25 Maggio del 1922 fu ratificato l’istrumento, stipulato il 4 Aprile del 1922, con il quale la signora Immacolata Lizza fu Pietro Maria, vendette al “Circolo” un pezzo di terreno di circa are2,20 incontrada Mernone di fronte all’abitazione della stessa Lizza. Effettivamente, è difficile poter immaginare le condizioni in cui versavano i nostri paese agli inizi del XX secolo: è difficile, oggi, pensare a S. Giovanni senza la piazza non solo, ma nel suddetto periodo mancava anche la strada interna che, oggi, attraversa S. Giovanni  sino ad immettersi di nuovo sulla strada Giardelli: cioè a partire dalla contrada Palo.  Per la prima volta si trovano notizie relative a questa strada nel 1930 dove il PodestĂ  Ettore Lonardo fa presente che il segretario politico di Ceppaloni  consegna il danaro raccolto, mediante una pubblica e volontaria sottoscrizione per la costruenda via interna S. Giovanni,  all’ Amministrazione la somma  complessiva di lire 14.250.00, distinta in lire3.055 incontanti versati sul libretto postale N.733 dell’ufficio postale di S. Giovanni e lire 11.195.00 in effetti cambiari. Per la costruzione di quella strada, il paese  fece grandi sacrifici: unanime spontaneo concorso della popolazione di S. Giovanni, che in tempi di crisi economica ha voluto realizzar un sogno vagheggiato da moltissimi anni, per il qualela Provincia, gratuitamente, metteva a disposizione un ingegnere per il progetto e per la direzione dei lavori. Gli abitanti, invece, oltre alla sottoscrizione giĂ  effettuata, avrebbero dovuto ancora provvedere con offerte di terreno cedute dai singoli proprietari, con prestazioni gratuite comprensive delle giornate di operai da disciplinarsi con apposito ruolo che sarĂ  redatto dall’ufficio Comunale. Il 14 Febbraio del 1931 Il podestĂ  fu costretto ad aprire un procedimento a carico di diversi sottoscrittori di obbligazioni che ancora non avevano versato il debito contratto  per la costruzione della strada interna di S. Giovanni, portando intralcio al definitivo sviluppo di questa opera del Regime.
Comunque il18 Luglio 1931  venne approvato il progetto per la strada interna di S. Giovanni per lire 34.000 e, per accelerare i tempi, fu stabilito di effettuare  una sola asta che sarebbe stata valida anche in presenza di una sola ditta. La gara,  aperta   con lire 34.000 suscettibile di diminuzione nella misura dell’1% ogni volta, fu bandita col metodo della “candela vergine” che consisteva nell’accendere tre  candele una dopo l’altra, se la terza si estingueva, senza che fossero state fatte offerte, l’incanto era dichiarato  deserto, se invece nell’ardere di una delle tre candele veniva consegnata qualche offerta, era necessario accendere la quarta candela. Quando una delle candele accese, dopo le prime tre, si estingueva  ed era consumata, l’asta terminava e si aggiudicava l’eventuale appalto la  migliore offerta presentata. Dei tanti modi attraverso cui era possibile indire una gara di appalto, il podestĂ  si servì del metodo a cui il Decurionato di Ceppaloni(l’attuale Consiglio Comunale) ricorreva durante il Regno delle due Sicilie!
Il giorno 21 Novembre 1931 il consiglio Comunale deliberò l’elenco nominativo, limitatamente agli abitanti di S. Giovanni, delle persone obbligate al lavoro  che risultò formato da 224 persone  che dovevano fornire la loro opera gratuita, e vennero annotati anche tutti quelli che erano in possesso di cavalli, muli ed asini che dovevano essere messi a disposizione della ditta che si sarebbe aggiudicato la gara d’appalto.  Il 5 luglio 1933 , il Comune affidò all’impesa Giardelli  la esecuzione dei lavori della strada interna, deliberando che la spesa dei materiali per il ponte ricadesse sul Comune. Ma la ditta,  nel mese di Agosto del 1933, fu costretta a scrivere al Comune perchĂ©   gli operai che dovevano prestare gratuitamente il loro lavoro erano restii  nonostante ogni benevole incitamento da parte dell’impresa. Vi fu un rapporto negativo che avvalorò  le lamentele dell’impresa, da parte della guardia municipale Verrusio Alberto il quale verbalizzò che gli operai chiamati per assolvere alle quattro giornate obbligatorie lavoravano lentamente,  rallentando l’organizzazione generale del lavoro, per cui il Comune ritenne necessario nominare un sorvegliante nella persona del geometra Ciriaco Parente fu Antonio di S. Giovanni. Ma, probabilmente, nemmeno con la sorveglianza si risolse il problema dell’”assenteismo e del rallentamento” se , con delibera del 26 Maggio 1934, il Consiglio deliberò la somma di lire 10627.24 che servì a sostenere la maggiore spesa, autorizzata dal PodestĂ , giĂ , il 18 Agosto 1933,( la mano d’opera gratuita fu fornita solo dal 3 Agosto 1933 al 9 Settembre 1933) per  l’assunzione di nuovi operai che sostituissero la mano d’opera gratuita Probabilmente i lavori per la strada interna a S. Giovanni comportarono  problemi di stabilitĂ   che minacciano seriamente quel centro abitato per cui si rendono urgenti ed indilazionabili i lavori di consolidamento dell’abitato stesso. Effettivamente , la somma (80.000 lire) era abbastanza forte per un Comune , come scrive il PodestĂ   Armando Romagnoli, che era assillato da una passivitĂ  di oltre 400 mila  lire alle quali non sapeva come far fronte pur avendo elevato al 3%  limite(era il massimo consentito) le sovraimposte è da considerarsi indubbiamente in uno eccezionale stato di dissesto per cui si richiede l’intervento e l’aiuto del Ministero dei LL PP per l’opera di consolidamento del paese. Il collaudo, effettuato dall’Ufficio tecnico Provinciale, della strada avvenne nel mese di Maggio del 1935 e il costo complessivo dell’operazione  fu di lire 67648,12, di cui, tolte lire 14632  che era la somma raccolta dagli abitanti di S. Giovanni, restavano lire 53016.02  che furono così ripartite: lire 15.000 stanziate alla parte passiva del bilancio corrente esercizio finanziario e per la rimanenza in lire 38016,02 con eguale impegno da stanziare nell’esercizio finanziario1936. Ineffetti,la Ditta Giardelli, alla fine dei lavori aveva incassato soltanto la somma raccolta nel paese di lire 14632.10 perchĂ© la somma restante, il Comune, con ulteriore delibera del 31 di Agosto 1935   si rileva essere opportuno ratizzare in tre annualitĂ  e non in una sola la spesa di lire 38. 016.02 e ciò per evitare inasprimenti tributari per cui la residuale somma di lire38.016,02 intre annualitĂ  di lire 12.672 ciascuna con eguale impegno a stanziarsi negli anni 1936, 1937, 1938.
 
 
Per finire i lavori, la ditta impiegò circa due anni, per venire in possesso dell’intera somma impiegò sei anni! Gli stessi tempo biblici coi quali , oggi, lo Stato paga  il suo debito alle piccole e grandi industrie.  (continua)
 
Beniamino Iasiello
P.S. La data stabilita dall’Amministrazione Comunale  per conferire la cittadinanza  a Don Laureato Maio, è stata fissata, come mi diceva il Sindaco,  dott. Claudio Cataudo, per il giorno9 Giugno 2012, alle ore17.00presso la sala consiliare.
Nicola Imbimbo? Chi è costui, avrebbe detto il nostro “Don Lisander”. Ho collegato subito il cognome agli amici Mario e Gino, ma questo Nicola…   con grande atto di volontĂ , invece è iniziato ad emergere dal fondo della coscienza una immagine che , in un gioco di svelamento e nascondimento, mi ha permesso di “ricomporre” un volto adolescenziale che certamente era il tuo, ma, chissĂ , sono passati oltre cinquanta anni   da quella primavera della nostra vita che ci ha lasciato tanti ricordi e, certamente, nessun rimpianto. Con amicizia, Beniamino
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