Patto Territoriale Sviluppo 2000: intervista col Presidente Giacomo Fantasia

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benjaminHo già avuto modo di parlare dei “Patti territoriali della valle del sabato” che avrebbero dovuto rappresentare una occasione per lo sviluppo della nostra comunità. Una ingente somma di danaro(cinquanta milioni di euro) messa a disposizione dal ministero delle attività produttive per la creazione di infrastrutture che dovevano permettere il decollo di una piccola e media industria sia sul nostro territorio che in quei Comuni che avevano sottoscritto il patto. Sembrava una scommessa vinta, invece si è rivelata una atroce beffa per tutti i partecipanti, ma soprattutto per i giovani che guardavano quei capannoni che incominciavano ad essere costruiti come l’occasione della loro vita.  Un investimento enorme che aveva creato molte illusioni che, come i sogni,  sono svanite all’alba.

 

 

Ma visto che è inutile guardare indietro e compiangersi, per cercare di capire i colori del futuro ho chiesto un incontro  all’attuale presidente dei patti  territoriali. Nel 2006, dopo le dimissioni da presidente del dott. Mario Cataudo, fu nominato presidente il consigliere  del patto Giacomo Fantasia di Ceppaloni, il quale mi dice, tra il serio ed il faceto, che la prima cosa che disse alla prima riunione del CdA fu: spero di non essere ricordato come l’esecutore testamentario dei patti. Infatti, nel 2006, avevano già perso qualsiasi forza propulsiva, sia in termini di lavoro che di produttività. Per non dire dei corsi di formazione, dove i giovani, acquisita formazione umana e tecnologica per la produzione in loco, videro svanire la possibilità di lavoro perché le piccole industrie che dovevano insediarsi  non rispettarono gli impegni che erano stati sottoscritti, anche relativamente ai corsi di formazione,  dice il Presidente. La situazione già molto precaria, fu aggravata dall’incidente capitato alla “Italprint” una bella realtà, possiede il 15% del pacchetto dei patti, dove purtroppo si sviluppò un incendio che costrinse la fabbrica a chiudere e a mettere gli operai  in cassa integrazione, circa una settantina , per la maggior,però, parte trasferitasi dal vecchio insediamento. Chiusa l’Italprint, in effetti ,cala il sipario sulla più grande operazione tentata per lo sviluppo del Comune di Ceppaloni dal punto di vista dell’industria. Oggi le uniche realtà che restano sono:” Infinity sistem”che si occupa di informatica, consulenza e software,“La Pusica”che si occupa di cosmetici, prodotti di bellezza e di igiene  e la “CIFA” che produce serramenti ed infissi metallici. In effetti, dice il Presidente ,queste ultime  due, semplicemente, si trasferirono nelle nuove sedi  e  al di fuori di queste tre piccole realtà,dove lavorano non più di venti operai, non esiste più niente in quella zona che sembra più  un’area abbandonata che una zona industriale. E’ il caso di dire che la montagna  ha, davvero,partorito il topolino! Il nuovo CdA , nato nel 2006,risultò così composto:  Presidente, Giacomo Fantasia, Amministratore delegato Saverio Ranaudo,   membri :Sergio Pignatiello, Pasquale Parente, Giuseppe Varricchio, Paolo Palmaccio, Pedicini Giuliano, Salvatore Tranfa. Vista l’impossibilità di porre rimedio a ciò che già era stato fatto, il Presidente cercò di salvare il possibile : prima di tutto  non perdere i circa 12 milioni di euro che erano stati rimandati indietro  per mancanza di progetti imprenditoriali. Una cifra, che attraverso una “rimodulazione” del progetto iniziale, permettesse di avere ancora qualche possibilità di ottenere un  risultato concreto per il nostro territorio e, perciò, il CdA pensò di suddivider la somma della rimodulazione con le seguenti proporzioni: 40% nelle infrastrutture e 60% in investimenti produttivi. Ma per poter usufruire dei 12 milioni era necessario ricominciare tutto daccapo  il percorso dei patti e ciò diventava impossibile, visto, nel frattempo, i risultati fortemente negativi prodotti . Quindi, insistere con un progetto nato, a suo tempo, già vecchio avrebbe significato probabilmente perdere definitivamente il finanziamento, perché certamente  non sarebbe stato finanziato . Quindi a questo punto il CdA si rende conto che i patti hanno decretato la fine del sogno di industrializzare il Comune, per cui per non perdere i settemilioni di euro, tanto , in effetti, è il danaro ancora disponibile, era necessari o cambiare strategia,  per cui dalla piccola e media industria, con intelligenza, si passa alla politica dei servizi( la società de servizi è quella società laddove  diventano predominanti  i beni immateriali come cultura, informazione , turismo, nuove tecnologie ed altro, che rappresentano quasi i due terzi del PIL del nostro paese) attraverso un progetto detto:” Incubatore di impresa  di sostegno della creazione di impresa” che pone come momenti centrali:1) sviluppare l’area del piano attraverso lo sviluppo della imprenditorialità – 2) favorire la diffusione della innovazione tecnologica e lo sviluppo delle imprese innovative – 3) supportare lo sviluppo della economia sociale e solidale attraverso misure di risparmio energetico.  Indubbiamente il CdA  sta facendo quanto è possibile per cercare di recuperare i sette milioni di euro in un progetto credibile e veramente fattibile in maniera tale che  l’”Incubatore”,dovendo essere riempito di progetti concreti, e qualcuno potrebbe essere anche legato alla ristrutturazione del castello i cui lavori stanno procedendo alacremente , possa davvero i rispondere alle esigenze della comunità. Comunque, volendo riassumere ciò che i “patti” hanno prodotto , possiamo dire che trentotto milioni di euro investiti nella Valle del Sabato hanno dato questo risultato: 1) piccole fabbriche insediatesi  e attualmente presenti appena  tre-2) impiego unità produttive , vicino allo zero.  Sono cifre e dati che non hanno bisogno di alcun commento , tale è l’abissale differenza tra l’investimento iniziale e il risultato prodotto,ma il Presidente, Giacomo Fantasia, è convinto che qualcosa possa ancora essere salvato, anche se non si nasconde le enormi difficoltà presenti per la realizzazione del nuovo progetto. Soprattutto perché, continua, sembra non esserci più interesse da parte della Provincia di Benevento, della Camera di commercio e da parte dei privati, per cui sta diventando difficile riunire anche il CdA, infatti, già il 24 Marzo scorso la seduta andò deserta per mancanza “del minimo di legge del capitale sociale”.Il Comune di Ceppaloni, che detiene la quota più grossa, circa il 36%, cerca di operare per creare le condizioni di fattibilità del nuovo disegno che ,però, sembra allontanarsi sempre di più  se non si trova un accordo tra le componenti del Consiglio . Da quello che dice il Presidente, mi pare di capire che l’unica alternativa  che resterebbe, in mancanza di accordo,sarebbero le dimissioni del CdA, che, però, sono già all’ordine del giorno del Consiglio convocato per il prossimo  tre Aprile , con la conseguente  consegna dei registri del “Patto” al Tribunale di Benevento. In una parola: il fallimento! Dice ciò con molta amarezza e sconforto perché come Ceppalonese avrebbe voluto veder realizzato un sistema produttivo  capace, davvero, di modificare la struttura profonda del nostro territorio e di dare nuova linfa ad un territorio che giorno dopo giorno sta perdendo la propria identità. Ma tanto è!Ringrazio il presidente Giacomino Fantasia e faccio gli auguri perché almeno il progetto di cui si è detto prima, che riguarda l’incubatore, possa  concretizzarsi e aprire un nuovo spiraglio per una realtà che attualmente è priva di qualsiasi occasione di lavoro. E’ difficile individuare le cause reali di un tonfo così grande, salvo  dover ritenere che i patti  nacquero non come esigenza  del nostro territorio  insieme con valutazioni,forse, superficiali  da parte di chi li concepì ,perché per  una società postmoderna, che già si delineava all’orizzonte agli inizi del duemila, la scelta vincente, forse, sarebbe stata quella dei servizi e non della industria anche se piccola e media. Sembra quasi che nella Valle del Sabato si andò”, in direzione ostinata e contraria” come canta Fabrizio De Andrè,  e, quindi, nessuna meraviglia se ,poi, i risultati non hanno coinciso con le grandi aspettative suscitate.

Beniamino Iasiello
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