Pontelandolfo dopo del 14 Agosto 1861 - 2°

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benjaminLe argomentazioni addotte per difendere la sede del Mandamento si aprono con uno  splendido sillogismo: “ E’ inutile motivare sulla bontĂ  che offre questo Comune ad essere sede di Giudicato Mandamentale, mentre per la veritĂ  di fatto ogni dimostrazione rendesi negletta ed oziosa. Quindi, se Pontelandolfo racchiude in se ogni pregio di centralitĂ , ogni bontĂ  di aria, e quant’altro può richiedersi, da ciò si consegue che manomessa sarebbe la giustizia se per poco si volesse togliere la residenza locale di che trattasi da questo Comune. Dopo questa introduzione,però,  vi è  una analisi lucida degli avvenimenti  verificatisi nel  nella prima metĂ  del mese di Agosto del 1861 : “…  se poi dagli oppositori si volesse fra tralucere che questo Comune non merita benefici, dappoichĂ© una volta si rese ribelle alla patria, e quindi alle libere istituzioni che ci governano, e duopo riflettere che sarebbe questo un dire stranissimo e fondato su falsissima base poichĂ© nella trista determinazione di pochi briganti che invasero e danneggiarono il paese non si può comprendere il popolo che stiede innocuo in si fatto malaugurato avvenimento”.

 

 

Importante, poi, è un riferimento alla “ classe civile” come quella capace di comprendere gli avvenimenti, ma,” il destino avverso” volle che  nel giorno dell’invasione,nel paese non vi fossero uomini  â€śdell’additato calibro” e quindi “  la imperiosa tema, la pusillanimitĂ  e l’ignoranza di pochi forse in qualche modo accolsero sotto quel giuoco tirannico gli applausi a chi si volevano”.   La condanna dell’’eccidio dell’11 Agosto, dove furono massacrati oltre quaranta militari dell’esercito italiano sotto il comando del capitano Bracci, fu condannato  in maniera decisa e ferma:” E’ vero che altra tragedia pur troppo infame si compì da questi dintorni con togliere la vita a circa quaranta prodi d’Italia; ma pria di ogni altro è d’uopo por mente che una si luttuosa tirannide non fu compiuta su questo suolo e tanto meno dai nostri cittadini” Comunque, continua il Sindaco,il governo del Re seppe punire i ribelli, ma ancora deploriamo il castigo “piombato su di noi, da poichĂ© osserviamo le nostre case vittime dell’incendio, le nostre sostanze che ci adescavano  a dovizia sono oramai troppo  esule in noi, l’amico ed il parente,sebbene innocenti, troviamo defunti. E dunque così punita la baldanza dei nostri malevoli, e quel Dio che volle sul trono l’Augusto Regnante saprĂ  conservarlo per giovare i buoni e reprimere i malvagi”. Pontelandolfo ha meritato e merita la sede mandamentale  e  non può certamente    â€¦ “la stolta gente  immischiata per mera inavvedutezza in quella temeraria azione  essere causa  della privazione di tanta utilitĂ  pel patrio bene”.

Comunque,anche alla luce dell’Assemblea del tre Settembre, il f f Saverio Golino scrisse,l’otto Settembre del 1861, alla “Commissione speciale della Circoscrizione della Provincia” per cercare di fermare quel provvedimento. Una tale disposizione, afferma il f f , attentamente esaminata,  pur considerando la provvisorietĂ  dello spostamento,  comportava un danno per il Comune  e per …” non aggiungere disastro a disastro, e per non fare restare perfettamente questo Mandamento nel totale obblio”, sottopose  la disposizione  dicasteriale al decurionato e ai cittadini del  comune, e … “ raccolti i voti unanimi, se ne formò atto ragionato che sottometto alla di Lei giustizia ed equitĂ , acciò con tutto quel potere che la legge la investe possa giovare a nostro prò, e farsi che il  mandamento resti fermo, come per lo passato in questo Comune. Voglio sperare che Ella, solerte sempre per il bene pubblico, gradirĂ  tale raccomandazione di questa Decuria e dell’intera popolazione, di che ne spera un felice risultato, avendo anche in considerazione la deplorabile catastrofe sofferta in questo comune a discapito di tutti i buoni”.  E’ un documento   che  trasuda amarezza, malinconia, ma anche rabbia repressa per la “ deplorabile catastrofe” e nel rendersi conto che l’opera di distruzione del paese, iniziata quel malaugurato 14 Agosto del 1861, continua con  provvedimenti amministrativi che tendono a far cadere “nel totale obblio” la ComunitĂ  di Pontelandolfo.

Inoltre, si legge nell’atto,come è possibile che  la “discorsa giudicatura” venga spostata a Casalduni che è un paese con un numero di abitanti  di molto inferiore, meno della metĂ , a Pontelandolfo, senza contare che … “ l’orizzonte e ben angusto, le acque che lo circondano lo infettano di una frana impetuosa che giunge all’interno del’abitato, la salubritĂ  dell’aria non è da paragonarsi a questo Comune atteso i miasmi che si sviluppano a causa delle acque stagnanti, i locali sono ben angusti e nella massima parte anco distrutte dalla fiamme, eccentrico dalla Regia strada, dappoichè la Sannitica ne dista piĂą miglia, ed alla fine basta il dire che inaccessibile oltre misura rendesi nell’invernale stagione; di conseguenza i funzionari colĂ  da destinarsi senza dubbiezza consigliando la loro salute rinunceranno, o sarebbero resti alla missione affidatagli, ed ogni in compensa che buono di legge o chichessia che pel quel Giudicato potrebbe ricevere al certo si negherebbe, e così la giustizia troverebbe ostacoli nella sua esecuzione”. Tutto ciò non permetterebbe il regolare svolgimento dei processi per cui “ il delitto resterebbe impunito”, mentre Pontelandolfo presenta una realtĂ  eterogenea e da sempre è stata sede di “giudicatura” e inoltre, senza nessuna motivata ragione, non può essergli sottratto il Mandamento a vantaggio di un paese che è subalterno rispetto a Pontelandolfo e che … “ negli sconvolgimenti politici da noi obbiettati in quest’atto con grande dolore ne fu in buona parte autore della piĂą orribile catastrofe”.  Il  Decurionato, all’unanimitĂ  ed in nome di tutta la popolazione che,piena di sdegno,  â€¦  â€śabborrisce il malfatto dei malevoli ed inveisce sempre piĂą contro la sconsigliatezza altrui”,  così  prostrato , fa voti al Luogotenente del Re perchĂ© blocchi l’ordine in maniera da far restare la “giudicatura” a Pontelandolfo. Infine i sottofirmatari si impegnavano di  offrire una nuovo edificio per il Mandamento che presentava  tutti i “ i requisiti di bontà” ed ancora la casa per il Giudice, per il Cancelliere,per il Delegato di Pubblica Sicurezza, per l’ufficiale  postale, e se , … “stranamente, ciò non dovesse bastare” erano disponibili a soddisfare altre eventuali richieste. La decuria e la “ classe civile”, interprete del pensiero dell’intera popolazione,  chiedevano di  revocare il provvedimento così che Pontelandolfo potesse restare sede di Mandamento … “ ed onde tali voti non andassero in fallo, il presente atto gli si umilia per mezzo del Governatore della Provincia e del Consiglio provinciale come AutoritĂ  meritevolissima rassegnare la presente rimostranza che tende al piĂą bell’atto cioè di  salvare il patrio decoro”. Il documento fu firmato dal Sindaco ff Saverio Golino, dai Decurioni Vincenzo Gasdia, Salvatore Boccacino, Tomaso Balldini, Francesco Perugini, Berardino Ciaburri e dai  cittadini:Orazio Rinaldi, Giuseppe Cerracchio,Pietro Boccaccino,Raffaele Perugini, Nicola Longo, Giuseppe di Rubbo, Antonio Pistacchio,Filippo Lombardi, Giuseppe Bolocchino, Domenicantonio Del Nigro,Giuseppe del Nigro, Francesco Perugini di Micalangelo, Micalangelo Perugini, Micalangelo Longo, Raffaele Cerulo, Nicola Rinaldi Marziella, Salvatore Farina, Girolamo Gentile, Luigi Longo fu Domenico, Lorenzo Pulzella, Bonaventura Lombardi, Luigi Guerrera, Salvatore D’addona, Andrea Perugini, Saverio Borrelli, Michele Borrelli, Giuseppe Borrelli,Tomaso Borrelli, Pietro Calabrese, Gervasio Perugini, Vitantonio Perugini, Antonio Perugini, Florinto Perugini,Giovanni Romanelli. Alla fine, vi è l’autentica del documento da parte del cancelliere sostituto sig. Luigi Longo, con la solita annotazione che” il presente atto in copia è sfornito del suggello comunale perchĂ© divorato dalle fiamme”.

L’atto  decurionale dell’otto Settembre del 1861 risulta di estrema importanza per l’analisi fatta e per i giudizi espressi; mostra il dolore, la tragedia di una comunitĂ  che, con grande dignitĂ ,fa presente che … “ è veritĂ  scritta fin dalla creazione del mondo che i malevoli son siti ovunque; e perciò se le scusande competono nel generale, la parziale malvagitĂ  resta sempre come regola d’eccezione”.  Ecco, espresso  in poche righe, il pensiero dei cittadini di Pontelandolfo,e l’accusa, velatamente mossa alle autoritĂ : aver voluto buttare con l’acqua sporca anche il bambino. Il male è sempre esistito, così come pure i malvagi ma, appunto, ciò che andava fatto era di individuare i colpevoli e  non distruggere , uccidere e violentare cose e persone in maniera indiscriminata in nome, non si sa , di quale ragion di Stato. Il loro motto fu, come per la cina nel XX secolo, ---------------------------

Pontelandolfo deve continuare a vivere e a crescere, ma, per poterlo fare, ha bisogno innanzitutto di non essere relegato ai margini della storia. E questo il Decurionato l’aveva capito molto bene.

Il giudizio che emerge dal suddetto atto sui briganti è fortemente negativo, i Borbone nemmeno vengono nominati,sembra di intendere  che la “classe civile” di Pontelandolfo abbia capito che la storia ha preso direzioni diverse  che bisogna imparare a  leggere ed interpretare: la nuova realtĂ  era l’Italia e non i Borbone o i briganti( oltre a saccheggiare, uccidere, cosa proponevano per i contadini, i braccianti, per il paese intero? Assolutamente niente!). D’altra parte, i briganti non abbandonarono, a mio modesto avviso,

Pontelandolfo al suo tragico destino? Come si legge dalla lettera che Cosimo Giordano inviò ,dal carcere, al Presidente della corte di Assise di Benevento il 23 Aprile 1884: …  “subito scoprii quattro colonne di soldati e subito capii che era la vendetta che facevano dei 46 soldati .. ciò per fare pentire gli uccisori del macello fatto a quei giovani infelici, feci sparare qualche colpo, ma poi feci battere la ritirata. I soldati entrarono e bruciarono le case, ed io non volli piĂą saperne di quel paese”. Mi sembra che i briganti, in numero di 250 come afferma lo stesso Cosimo Giordano, se avessero impegnate le truppe italiane in uno scontro aperto, avrebbero ritardato l’arrivo dei soldati a Pontelandolfo , i cui cittadini avrebbero avuto la possibilitĂ  di essere avvisati e, quindi , potersi salvare rifugiandosi nei boschi vicini, ma “io non volli piĂą saperne di quel paese” sentenziò il capo brigante Cosimo Giordano. E che i briganti , effettivamente si trovassero prima del paese è confermato anche da una lettera scritta dai   soldati che parteciparono al massacro e all’incendio del paese: …” e difatti un po prima di arrivare al paese incontrammo i briganti” …   Che cosa impedì loro di avvisare la gente di Pontelandolfo?  Semplicemente, a mio avviso, si comportarono da briganti: pensarono a salvare la loro vita, infischiandosene degli abitanti del paese che vennero” abbandonati” al folle ordine del generale Cialdini e alla cieca rappresaglia del colonnello Pier Eleonoro Nigro- Qualcuno, dice oggi

Briganti = Resistenti;  Briganti = Briganti, a mio avviso, perchĂ© ,  se così non fosse, dovremmo trarre la conclusione che quella gente  ebbe una tale consapevolezza del momento storico , da essere in grado di operare una scelta di campo e di Regno. Mentre, credo,  si possa dire  che, quasi  mai, tale consapevolezza nei nostri paesi e nel Sud vi sia stata, altrimenti lo stesso sviluppo della storia del Mezzogiorno avrebbe assunto altre direzioni. Sono convinto che la quasi totalitĂ  dei cittadini, formata da contadini, braccianti, quasi tutti analfabeti e presi dai gravi problemi dell’esistenza quotidiana,probabilmente, erano pochi attenti  ai cambi di governo e ai passaggi di Regno, ma ciò non toglie che fomentati dal clero ed eccitati dai briganti potessero abbandonarsi ad episodi di inaudita violenza come quello dell’undici Agosto dove trovarono la morte  quarantasei militari dell’esercito regio per mano dei briganti e dei cittadini, soprattutto, di Casalduni.

Non so , se il principio di causalità su cui ho fondato il mio ragionamento possa avere una sua validità o l’immaginazione sociologica , nel leggere alcuni documenti, abbia una sua veridicità, ma, al di là di tutto, ho voluto riportare un evento , per alcuni versi, connesso ai fatti di Pontelandolfo del 14 Agosto 1861 e di cui , forse,non si aveva conoscenza e anche far conoscere il “ sonetto” con cui fu ricordato,da parte della Provincia,credo, la data, senz’altro, storica del tre Settembre 1860.

Beniamino Iasiello

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