Ricordare, sempre

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benjamin

E’ il giorno della memoria ! Ma, questo anno, forse sarà una mia sensazione, sembra che essa sia  più lontana; è come se ogni anno questo filo che ci tiene legati all’”evento” del XX secolo diventasse sempre più sottile. Certamente la crisi economica che, da alcuni anni, sta rendendo più difficile la nostra vita, porta più a ricordare le gravi  difficoltà nelle quali tutti ci dibattiamo quotidianamente che non fatti lontani che, per quanto,enormi,sono in pochi oramai ad averli vissuti, in quanto quella generazione è quasi del tutto  scomparsa. D’altra parte, oltre la crisi che spaventa l’intera Europa, basta guardarsi attorno per rendersi conto che nel mondo vi è una sofferenza  senza fine: si muore per fame, per sete, per guerra , interi continenti  che non riescono a sopravvivere e le cui condizioni per il futuro tenderanno ancora a peggiorare. Sembra che la storia non sia maestra di vita,come da piccoli ci hanno sempre ripetuto, altrimenti , l’uomo non dovrebbe ricadere negli errori ed orrori provocati, appunto, da una memoria che non guarda più al passato e nemmeno, direi, al futuro,ma al presente, ad un eterno presente nel quale vive e quindi come tale tutto è permesso per godere del  suo tempo  nel migliore dei modi.

 

 

Sembrerebbe che scrivere qualcosa per il 27 Gennaio faccia parte di un semplice  esercizio retorico con il quale mettere a posto la nostra coscienza e rimettere il nostro debito nei confronti di un popolo che l’uomo non riconobbe come proprio fratello, ma come “bestia” da sopprimere e far scomparire definitivamente dalla scena della storia. Mentre facevo questa riflessione, mi rendevo conto di essere caduto in una sorta di relativismo che mi portava a considerare la Shoah non più come un genocidio, termine coniato nel 1944, che appunto tende a distinguere lo sterminio degli ebrei dagli altri crimini contro l’umanità, e perciò “ banalizzare”l’evento nel senso di renderlo simile ai tanti crimini contro l’umanità perpetrati nel XX secolo. Il rischio esiste, e senza voler entrare nel merito delle posizioni contrapposte tra “banalizzazione , sacralizzazione e negazione” dell’evento, a me preme ricordare che è necessario  tenere desta l’attenzione nei confronti di un evento che, certamente, è stato unico nella storia, senza dimenticare,però, altri  crimini contro l’umanità che ,se non possono essere considerati alla stessa stregua, indubbiamente hanno comportato milioni e milioni di morti( negli anni trenta la Russia di Stalin affamò l’Ucraina provocando dieci milioni di morti ,“Holodomor” è il termine usato per quel terribile momento della storia del popolo ucraino . Certamente l’antisemitismo è qualcosa di diverso, è il motore di ogni persecuzione, e non credo che la “memoria” abbia il potere di farlo scomparire, ma, indebolirlo, certamente.  Per i giovani studenti, non credo che l’Olocausto sia in cima ai loro pensieri, la giornata della memoria rappresenta un momento importante di confronto e di discussione, a patto, però, che vi sia  consapevolezza dell’importanza della giornata e non rappresenti un semplice escamotage, come purtroppo a volte succede, per evitare il normale orario delle lezioni. L’educazione ha un ruolo importante, così come tutte le altre agenzie educative, nel tenere vivo l’interesse per un momento della nostra storia in cui il sonno della ragione generò mostri, ma non bisogna mai dimenticare che il mostro non è una categoria astorica, ma umana , perché il mostro altri non è che l’uomo che in un delirio di onnipotenza ritiene di non aver nessun limite davanti a sé. Ben vengano tutte le iniziative, allora, tese a ricordare la follia lucida dell’uomo e in questa direzione, “Il Corriere della Sera” di ieri e di domani ha voluto ricordare la “Shoah” con l’uscita, insieme col quotidiano, di due splendidi film, DVD al prezzo simbolico di un euro,  “Train de vie” di Radu Mihaileanu e “Arrivederci ragazzi” di Louis Malle che vale la pena di avere a casa e poterli vedere insieme con i propri figli. Concludo, ricordando ciò che Francois Mauriac scrisse nella prefazione a “La Notte” di Elie Wiesel: Noi ignoravamo  tutto allora dei metodi di stermino  nazisti. E chi avrebbe potuto immaginarli! Ma quegli agnellini strappati alle loro madri superava già quello che avremmo creduto possibile. Il sogno che l’uomo occidentale ha concepito nel XVIII secolo, del quale credette di vedere l’aurora nel 1789, e, che, fino al 2 Agosto 1914, si è rafforzato nel progresso dei lumi e con le scoperte della scienza, questo sogno ha finito di dissiparsi per me davanti ima quei vagoni carichi di bambini. E tuttavia ero lontano le mille miglia da pensare che andavano a rifornire le camere a gas e i crematori. “Mai dimenticherò,scrive Elie Wiesel , quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò  quel fumo, Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto de deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto dio stesso. Mai”. Sembra davvero che quella notte Dio avesse abbandonato per sempre l’uomo, il Dio d’amore sembrò,in quella notte,  davvero  morto!

Beniamino Iasiello

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