Come eravamo: intervista a Nicola Nino Rossi 2°

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ninorossiPer quanto riguarda la gestione del terremoto,continua l’ex Sindaco la situazione era ancora molto più delicata e seria. In effetti, il problema del Castello era ancora sostanzialmente irrisolto, nonostante insieme con il centro storico, per la legge 219/81, godevano di una corsia preferenziale legittima, ma l’Amministrazione del Sindaco Erennio Parente si inventò la soluzione di accantonare il 25% della somma totale disponibile da destinare al Castello non tenendo conto assolutamente delle priorità che la legge indicava. Se ricordo bene, tu fosti contro l’accantonamento perché sostenevi che i l C. C. , per l’art. 10 del DL 19/84 il C. C. era tenuto a rispettare le priorità e non a ripartire i fondi che col 20% non avrebbe certo risolto il problema del Castello( C. C. del 13 Marzo 1985). Quindi, fu una gestione scandalosa, inizialmente, afferma ,perché arbitraria, nel senso che il requisito posto a fondamento dell’emissione dei decreti fu la sola presentazione cronologica delle domande, invece la legge 32/92, successivamente, pose vincoli rigidi per la formazione delle graduatorie.

 

 

E fu proprio a questo punto che i dissidi interni alla maggioranza arrivarono al punto tale che, nel Consiglio Comunale del 26 Febbraio 1994, dove si discusse di problemi relativi al terremoto (il CORECO, l’organo di controllo provinciale, aveva richiesto al Consiglio Comunale delle controdeduzioni rispetto a due cittadini che avevano ricorso contro i criteri stabiliti nel consiglio precedente) se il sottoscritto insieme col consigliere Cavuoto Giuseppe, non fosse rimasto al suo posto, certamente il consiglio non avrebbe potuto proseguire, perché oltre ai consiglieri assenti sin dall’inizio, altri quattro abbandonarono i lavori in itinere, compreso qualche consigliere del capoluogo. In tal modo, probabilmente, Ceppaloni avrebbe corso il rischio di perdere il finanziamento dei circa otto miliardi di lire per la ricostruzione. L’assenza di sette consiglieri della maggioranza , complessivamente erano nove gli assenti perché oltre Cavaiuolo Domenico che era deceduto, mancava anche il consigliere Domenico Simeone che si era dimesso già da qualche tempo ,non fu certamente dovuto ad un caso fortuito e ancora oggi è difficile trovare una motivazione razionale che dia un senso a ciò che si verificò .Infatti, la maggioranza fece sì che fosse l’opposizione consiliare a far passare un provvedimento di vitale importanza per il futuro del paese, ma,forse, sbagliando, i consiglieri di maggioranza pensarono che la minoranza avrebbe abbandonato l’aula consiliare per mettere in difficoltà l’Amministrazione di cui era Sindaco il dott. Mario Cataudo. In ogni caso, un atteggiamento inspiegabile e , credo, si possa dire, anche irresponsabile. A distanza di 15 anni, qualche consigliere o assessore del tempo potrebbe spiegare ai cittadini le reali motivazioni di quel gesto ? Il Consiglio, tra l’altro, fu veramente importante perché finalmente fu chiaro che, per i criteri da stabilirsi per le pratiche del terremoto, non bisognava fare altro che attenersi alla legge 32/92. E, questo,fu certamente un passo in avanti in quanto a trasparenza e rispetto al passato. L’accantonamento del25% , chiedo,fu in qualche modo importante per portare a soluzione il problema degli abitanti del Castello? In parte,sì, però non sempre esso fu effettivamente accantonato, altrimenti avremmo dovuto trovare una somma di gran lunga superiore a quella effettivamente messa da parte. Bisogna riconoscere che la risoluzione del problema del Castello e l’avvio della ricostruzione furono atti importanti, ma già nella prima metà della legislatura s’incominciò a notare qualche scricchiolio nella compagine amministrativa, ti pare motivata questa osservazione? Effettivamente ci fu qualche incomprensione e qualche polemica che, però, non mettevano assolutamente in discussione la tenuta della maggioranza.

Altro momento centrale del tuo Sindacato fu la costituzione dei “Patti Territoriali”che furono gestiti dalla tua Amministrazione soltanto nella parte iniziale, perché, come vedremo poi,nel mese di Maggio del 2003 si ritornò a votare e vinse le elezioni il candidato a Sindaco Mario Clemente Mastella. Però, credo , a te e alla tua Amministrazione resta il merito di aver individuato una strada da percorrere che avrebbe potuto modificare davvero la fisionomia del nostro Comune . Essendoci stata una “vacatio”del Consiglio dal Luglio 2002 a Maggio 2003, bisogna dire che tutta la parte procedurale, fino all’accordo di programma firmato dal Presidente della Provincia di Benevento Carmine Nardone, il Governatore della Regione Campania Antonio Bassolino e i Comune di Ceppaloni fu portata avanti dal Commissario Prefettizio dott. F. Boniello. I “ Patti territoriali 2000 Valle del Sabato”, dice Rossi, vide protagonista il nostro Comune insieme con Arpaise, Pannarano,Roccabascerana, S. Leucio del Sannio, Altavilla Irpina e il cui fine ultimo era ,al di là dell’insediamento industriale, di creare una struttura su tutto il territorio dei comuni partecipanti che avrebbe migliorato i servizi , abbassato il costo degli stessi e creato lavoro sia per i giovani che per le imprese. In effetti, una vera e propria rivoluzione che avrebbe potuto coinvolgere tutte le forze produttive del paese. Finché si restò nel campo della progettazione, continua, tutto procedette in maniera lineare( forse, dico, perché nessuno credeva davvero che la “ favola” potesse diventare realtà!) ma quando il progetto venne approvato e si dovette passare alla sua esecuzione, le cose si complicarono, perché fu messo in discussione il ruolo di Ceppaloni come Comune Capofila, ma alla fine riuscii a spuntarla. Quando, però, il 16 Maggio del 2002 saltò il tavolo delle trattative alla Provincia di Benevento perché alcuni Comuni, S. Leucio,Roccabascerana, Altavilla Irpina, abbandonarono il confronto, su proposta del Presidente Carmine Nardone ci accollammo le quote nominali dei suddetti paesi, oltre 150.000 euro per i quali avremmo utilizzato le somme provenienti dalle cessione delle aree PIP, se al momento di costituire la società i suddetti paesi non fossero rientrati a far parte del”patto”. Questo a dimostrazione dell’interesse che,come Amministrazione, nutrivamo per un progetto che, di fatto, faceva affluire, complessivamente, 50 milioni di euro nelle zone interessate. Effettivamente l’operazione era grossa e avrebbe finito col creare un centro di potere molto forte , certamente determinante per lo sviluppo della comunità, ma anche per i futuri assetti politici che non avrebbero mai più potuti essere quelli dominanti fino a quel momento e, in effetti, la tua tesi è quella che se ci fosse stato un largo insediamento di piccole strutture industriali, i politici locali avrebbero corso il rischio di perdere il controllo di un equilibrio clientelare stabilitosi sul nostro territorio. Si tenga presente che il Ministero delle Attività Produttive finanziò” i patti” con circa 100 miliardi di vecchie che avrebbero dovuto significare oltre 600 posti di lavoro e la possibilità reale di una scossa forte per i paesi interessati. Obietto che se, però, l’on. Mastellla, eletto Sindaco nel 2003, non avesse fatto arrivare 2.500.000 di euro per la costruzione delle infrastrutture nella località prescelta( forse pochi sanno che la scelta del territorio fatta dalla tua amministrazione non fu quella di Rotola, bensì quella a monte della suddetta località) sarebbe stato impossibile per le aziende incominciare la produzione. Non è assolutamente vero, dice, che quei soldi siano arrivati per l’intervento dell’on Mastella: semplicemente fu la Regione Campania, la Giunta Bassolino a stanziare quella somma perché facente parte del progetto complessivo. Sarà così, però bisogna registrare che rispetto alle infrastrutture da creare, non foste sempre pronti , se il consigliere Ottavio Mazzone, con un intervento molto duro, affermò che , diversamente da Roccabascerana che ricevette 11 Miliardi per le infrastrutture, Ceppaloni non presentò nessun progetto, inoltre continuò dicendo che rispetto ai 130.000 metri necessari erano disponibili soltanto 30.000 metri. In effetti, l’organizzazione nella parte iniziale fu un po’ deficitaria se anche tu affermasti , come è riportato nel verbale di quel consiglio “ Il Sindaco dichiara che indubbiamente ci sono state grosse carenze da parte del Comune capofila” , in riferimento, chiarisce adesso l’ex Sindaco, alla zona PIP dello stretto di Barba individuato già nella seconda metà degli anni ottanta. Voglio riportare solo alcune notizie e cifre contenute nell’accordo di programma firmato il 14 Aprili 2003 dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune per far capire l’importanza di ciò di cui stiamo parlando: … che il patto nasce dalla concertazione dei seguenti comuni: Ceppaloni, S. Leucio del Sannio, Altavilla Irpina , Pannarano, Roccabascerana,Arpaise; … gli obiettivi che il patto territoriale si prefigge di perseguire per la valorizzazione delle potenzialità delle aree, sia nei settori vocazionali del territorio sia nei nuovi comparti suscettibili di creare nuove opportunità di lavoro e di sviluppo, sono da reperire nelle capacità imprenditoriali locali ed in quelle degli Enti; e che il programma del patto territoriale prevede l’insediamento di 25 aziende,di cui 15 localizzate sul territorio di Ceppaloni; che la superficie complessiva dell’area è pari a mq 157. 030 ed è così ripartita: Superficie fondiaria 104.456—Superficie destinata a viabilità e servizi 52.574. Cifre da capogiro che veramente inducevano a pensare alla grande, a tentare il grande volo, ma sarà nostro destino, cantava Francesco Guccini in “Canzone quasi d’amore”, tentare goffi voli ,volando come volava il tacchino.

Personalmente non sono stato mai convinto che i patti territoriali rappresentassero il volano per lo sviluppo delle nostre zone,e per un semplice fatto: Ceppaloni mancava e manca delle infrastrutture necessarie di accoglienza e di servizi, per cui, in ogni caso, sarebbe rimasto fuori dalla logica di sviluppo dei “ patti”. Credo che , in generale ,non ne avrebbe tratto grande giovamento se non a un minimo livello occupazionale, che comunque non era poco, ma alla luce di quel po’ che abbiamo visto ….! Soprattutto perché il capoluogo ha un suo sviluppo naturale che è da ricercare nei suoi vicoli, nella sua storia, nelle sue tradizioni,nel suo Castello che potrebbero diventare ricchezza per l’intero Comune. Credo che, alla fine di questa narrazione, ognuno potrebbe chiedersi : davvero sono arrivati 100 miliardi nel nostro Comune? E se così è stato,come è possibile che il paese non si sia accorto della circolazione di così ingenti somme? Perché, se è stato speso molto danaro, come sembra, non si sono viste particolari ricadute sul nostro territorio. Cosa non ha funzionato? E’ sempre un insieme di concause che determinano il fallimento o la riuscita di un progetto , ma è più facile che si riesca a realizzare qualcosa se si hanno le idee chiare su come il progetto possa diventare strumento di sviluppo occupazionale e di crescita sociale, economica e civile per una intera comunità. E, forse, a mio avviso, è proprio questo che è mancato.

Beniamino Iasiello

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