Come eravamo: Intervista a Nicola Nino Rossi

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ninorossiIl dott. Nicola Nino Rossi, sin da ragazzo iscritto al P.C.I., ha rappresentato nel  Comune un punto di riferimento per la sinistra di cui, negli anni settanta ed ottanta, è stato uno degli esponenti  più rappresentativi , insieme con il Presidente del partito, Sebastiano Galasso. Schierato, nelle elezioni amministrative, sempre al fianco dell’avv. Ferdinando Facchiano: d’altra parte,  vi erano, soprattutto a partire dagli inizi degli anni settanta,  due partiti che si contendevano il voto dell’elettorato del Comune di Ceppaloni, il P S D I  e la D C che era considerata il nemico da sconfiggere. Quindi, non poteva esserci altra alleanza possibile, per il PCI di quel periodo, che con il partito Socialdemocratico, mentre vi era una contrapposizione netta, totale nei confronti di una Democrazia Cristiana che pur esprimeva posizioni diverse al suo interno e con le quali, a mio avviso, era possibile dialogare. Però, l’appiattirsi su posizioni socialdemocratiche, comportò la fine del PCI dal punto di vista elettorale, infatti,quella omologazione a livello amministrativo  portava l’elettore ad identificare  i due partiti anche a livello politico e a dare maggiore credito ,al momento delle elezioni politiche,a chi faceva parte dell’Amministrazione Comunale , cioè il P S D I. Certamente, questa fu una delle cause che determinò la mancata crescita del PCI nel paese, anche quando nelle elezioni del 1984, per il Parlamento Europeo, ottenne più seggi(27) della Democrazia Cristiana(26) e un maggiore consenso di voti, 33.34% rispetto al 32.97% della D. C.

 

 

Inoltre, una ideologia esasperata  non permetteva nessun tipo di confronto delle posizioni all’interno del P C I del Comune e, sino all’ultimo,fu dominante il “centralismo democratico” che fu quella concezione che, pur permettendo la discussione, non tollerava al suo interno posizioni diverse da quelle assunte,poi, dagli organi centrali del partito. Nella storia del P C I di Ceppaloni, prima del 1986, solo due volte , nel 1946 e nel 1952, la sinistra si era presentata alle elezioni amministrative, sempre, però, con liste civiche e minoritarie perché il partito non riuscì mai a radicarsi nella vita del paese. Anche alle elezioni del 1986 fu presentata una lista minoritaria con quattro candidati e il P. S. I. , per non essere da meno, presentò una ulteriore lista, anche essa minoritaria, formata da sei candidati: se tutte e due le liste avessero preso  la maggioranza dei voti del Comune, nemmeno sarebbero riusciti a formare una maggioranza amministrativa che doveva essere formata da tredici consiglieri! Probabilmente, una lista unitaria della sinistra  avrebbe potuto creare qualche problema alla “Grosse Koalition”, ma, se ricordo bene il PSI mostrò molte resistenze per cui alla fine  furono presentate due liste che finirono col legittimare,formalmente, la democraticità dell’elezione e, nello stesso tempo, facilitarono il compito alle forze politiche maggiori. Ma d’altra parte, la doppia anima del socialismo, riformista – gradualista ed estremista - rivoluzionaria, ha sempre finito col nuocere  alla stessa sinistra che non è mai riuscita a costruire una alternativa valida al sistema di potere formato dalla Democrazia Cristiana, dai partiti di centro e, a  volta, anche di destra. Con ciò, non voglio esaurire in poche osservazioni quella che è stata l’esperienza comunista e della sinistra nel nostro comune, ma certamente il sovrapporsi del P C I , amministrativamente, sulle posizioni del P S D I ,  fu, secondo me, un grande abbaglio nel quale il P. C. I. si smarrì. Ritieni corretta questa analisi relativamente al nostro Comune? Sostanzialmente si, però bisogna tenere presente il contesto nel quale operammo quella scelta che, in ogni caso non fu mai mera passività nei confronti della socialdemocrazia.

Nicola Nino Rossi, Sindaco del Comune di Ceppaloni dal 1996 al 2002, si candidò per la prima volta  alle elezioni comunali del 1983, come indipendente, con la lista socialdemocratica dell’avv. Ferdinando Facchiano  diventando , per l’alto numero di preferenze ottenuto, consigliere anziano. Nelle elezioni del 1991, ancora una volta candidato  nelle liste del P S D I , farà parte di quel “patto scellerato” per entrare in consiglio comunale, ma subito(dopo circa un anno) riguadagnerà la sua autonomia chiedendo ed ottenendo di  formare il gruppo P D S in seno al Consiglio Comunale. Nel tempo, ha fatto parte del direttivo del P.C.I. ed è stato Presidente Provinciale dei  D S . Negli anni ottanta fu responsabile della C G I L provinciale, relativamente alla funzione pubblica e direttore Provinciale del patronato INCA - C.G.I.L.

Dopo questa necessaria introduzione, entro nel vivo della storia del nostro paese tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI.

Ritengo che con  le elezioni del 1996, a Ceppaloni,  fu ripristinata la democrazia sostanziale che nell’ultimo decennio era stata gravemente mortificata.  Infatti , l’accordo strategico(o anche “patto scellerato” secondo alcuni) operato dalla Socialdemocrazia e dalla Democrazia Cristiana, a partire dal 1986, di fatto aveva negato qualsiasi spazio di libertà politica e di libera espressione del voto. Sarebbe stato difficile mutare lo stato delle cose, se, nel frattempo, la vecchia politica non fosse scomparsa e, con essa, i partiti storici dell’Italia repubblicana , sotto la spinta implacabile di “Mani Pulite”, lasciando spazio ad altre formazioni . Quindi, nelle elezioni amministrative del 1996, anche da noi si respirava il nuovo vento foriero di cambiamenti profondi e di una politica che finalmente parlasse alla gente e ,soprattutto, rispondesse ai bisogni e alle esigenze della comunità che era stanca di una politica fatta di clientele e di servilismo.  Il lavorio per la  formazione delle liste fu molto difficile per  entrambi gli schieramenti, ma certamente la sofferenza più grave fu quella patita dalla D C che , alla fine, per una serie di errori commessi, non si sa quanto volutamente, al momento della presentazione della lista si trovò con due candidati in meno. In ogni caso, anche così, la lista D C era data vincente, niente lasciava trasparire le reali intenzioni degli elettori che, nel segreto delle urne, votarono la lista del dott. Nicola Nino Rossi che ebbe la maggioranza dei voti. Fu un fatto sensazionale, la D C di Clemente Mastella cedeva il Comune di Ceppaloni ad un sindaco Pds . E’ d’obbligo chiedere a Nicola Nino Rossi: come ti spieghi la vittoria del 1996? Ritengo, risponde l’ex Sindaco, che la situazione del paese fosse esplosiva, in quanto la passata amministrazione aveva lasciato irrisolti una serie di problemi vitali dai quali non riusciva a venirne a capo per dissidi interni alla maggioranza, per cui tra una lista di candidati già sperimentati che avevano portato il paese all’immobilismo e una lista composta da forze giovani piene di entusiasmo e con la voglia di dare una svolta rispetto al passato, la gente percepì che di noi poteva fidarsi. E vero che trovaste nelle casse comunali oltre due miliardi di vecchie lire, come pure nella precedente intervista ha dichiarato l’ex Sindaco Mario Cataudo, frutto di una oculata gestione della passata Amministrazione? E’ ora di finirla con questa favola!risponde, non trovammo altro che le somme non spese  e che riguardavano la legge 219 modificata dalla legge 32/92. Una questione esplosiva ed immediata fu rappresentata dal modo in cui fu gestito il rapporto con l’ associazione “Iside Nova” che già da alcuni organizzava la manifestazione “Ceppaloni e dintorni” che riscuoteva enorme successo. Come succede sempre, le posizioni, al proposito divergono, puoi  spiegarci se davvero fu colpa della tua amministrazione il fatto che l’anno seguente la manifestazione si spostò a Benevento? Ricordo, dice l’ex Sindaco che l’amministrazione, proprio perché riteneva importante per il paese quella grande festa, fece del  tutto perché l’associazione restasse a Ceppaloni, perciò  demmo la massima disponibilità e fattività. Per cui, se la manifestazione fu spostata non fu certo per colpa nostra,   l’ Amministrazione si era da poco insediata, probabilmente, l’Associazione aveva bisogno di spazi più grandi che il paese non poteva più offrire o, forse perché avvertiva di non avere più quel margine di autonomia che fino a quel momento  le passate amministrazioni”amiche” avevano concesso. Inizialmente foste sostenuti da un grande entusiasmo della gente che si aspettava da voi  elementi di discontinuità rispetto al passato. Se ci furono , in cosa si evidenziarono? Certamente, dice l’ex Sindaco, nella volontà mostrata di voler risolvere davvero e nel concreto  problemi fondamentali del paese lasciati per molto tempo incancrenire, anteponendo l’interesse del paese a quelli particolari.

Appena insediati,  due furono le priorità con le quali doveste fare subito i conti: l’emergenza rifiuti e la gestione del terremoto che fino ad allora aveva stentato a decollare distribuendo, come tu dici, solo pochissimi decreti. Come affrontaste queste emergenze? Relativamente alla prima questione, devo dire, continua il dott. Rossi Nicola Nino, che operammo una rivoluzione col non rinnovare l’appalto con la ditta che lo deteneva perché era una gestione che costava moltissimo, mentre noi ritenevamo che fosse possibile una gestione autonoma da organizzare a costo inferiore e nel frattempo per pulire il paese ricorremmo ad assunzioni temporanee di dieci giorni, servendoci della forza lavoro presente nel Comune che non significava fare opera di clientelismo da parte dell’Amministrazione in quanto la Giunta non faceva altro che ratificare le decisioni che , per le assunzioni, prendeva il dirigente preposto, senza entrare nel merito delle stesse . Ricordo che ci fu chi vi accusò di fare facile clientelismo con danaro  pubblico, ma soprattutto che stavate commettendo una illegalità in quanto  una simile eventualità non era prevista dalla legge, né vi fece desistere dal proponimento il fatto che in un Comune limitrofo, l’amministrazione era già stata condannata  dalla giustizia. Invece, risponde il dott. ,io ritengo che era  proprio quella legge a dare la possibilità di muoverci in direzione diversa rispetto al passato. Qualche Comune fu condannato a pagare perché si servì in maniera distorta di quella legge, in quanto assunse personale gratificandolo di un livello che la legge assolutamente non permetteva. Rivendico, dice l’ex Sindaco, la giustezza di quella procedura che fu portata avanti con consapevolezza e che rifarei se dovessi ritrovarmi nelle medesime condizioni. Sull’emergenza rifiuti,però, finimmo col trovarci in serie difficoltà perché una ispezione dell’Ispettorato del lavoro denunciò l’Amministrazione, ma fu una manovra per creare caos, da parte di una certa politica becera del paese che in tal modo riteneva  di creare scompiglio nelle fila della maggioranza. Però il processo  non fu mai celebrato perché un  provvedimento del Parlamento  sanò tutte le questiono relative al suddetto problema  per tutti i Comuni che  avevano fatto ricorso a quella legge per assumere operai o impiegati.

Le liste presenti alle elezioni amministrative del 16 e 17 Febbraio del 1986:

1) Scudo Crociato :1) Mastella Mario Clemente – 2) Barone Enzo - 3) Catalano Gerardo - 4) Cataudo  Mario – 5) Cavaiuolo Domenico – 6) Cavuoto Giuseppe – 7) De Blasio Giovanni – 8) Parente Antonio - 9)  Porcaro Carmine -10) Porcaro Saverio – 11) Rossi Remo . 12) Tranfa Carmine . 13) Zerella Angelo. Voti di lista conseguiti n- 972

2) P.C.I. : 1) Rossi Nicola Nino – 2) Mignone Raffaele – 3) Galasso Giuseppe – 4) Penna Livio – Voti di lista conseguiti n.70

3) P.S.D.I.: 1) Facchiano Ferdinando – 2) Barone Cosimo – 3) Catalano Ennio – 4) Pagode Domenico – 5) Pepiceli Saverio – 6) Porcaro Antonio – 7) Porcaro Nicola- Voti di lista conseguiti n. 458

4) Lista civica (Il Campanile, di ispirazione socialista) : 1) Nazzaro Michele – 2) Testa Antonio -3) Bosco Antonio – 4) Donisi Giuseppe – 5)Testa Mario – )Tranfa Michele. Voti di lista conseguiti n- 61

Nelle elezioni del 1991, ci fu il tentativo, nel Comune, di presentare una  terza lista che, alla fine, con molta sofferenza, alcuni cittadini formarono  e a presentarono nei termini di legge. Ma un inghippo burocratico, sanabile immediatamente se fossero stati presenti i candidati,  fece invalidare la lista perché non fu più possibile rintracciare  o mettersi in comunicazione con  un candidato, la cui presenza era necessaria  per superare la difficoltà sorta. Fu fatto ricorso al TAR, ma fu immediatamente respinto. Era prassi che il TAR , in quei casi, concedesse la sospensiva, ma, in quel frangente ,invece, la risposta fu negativa. E fu così che parteciparono alle elezioni due liste soltanto: quella democristiana con tredici candidati  e quella sociademocratica con sette candidati per i venti  consiglieri da eleggere.

Le liste presenti alle elezioni del 12 e 13 Maggio del 1991 furono:

1) Democrazia Cristiana : voti di lista conseguiti n. 561

1)Mastella Mario Clemente , 2)Barone Enzo, 3)Catalano Angelo, 4)Cataudo Mario,5) Cavaiuolo Domenico, 6)Cavuoto Giuseppe, 7)De Blasio Giovanni, 8)De Lorenzo Ernesto, 9)Parente Antonio, 10)Porcaro Carmine, 11)Rossi Remo,12) Simeone Domenico, 13)Tranfa Carmine

2)Socialismo Democratico: Voti di lista conseguiti n. 427

1)Barone Cosimo,2)Martino Raffaele,3) Mazzeo Carmine, 4)Pagode Domenico  5)Pepicelli Saverio, 6)Porcaro Nicola, 7)Rossi Nicola Nino.

Si tenga presente che i votanti furono 2445(!) e i voti di lista della D.C. e del P.S.D.I. insieme sommarono 968 voti.   E gli altri voti?   Tranne il 10% tra schede bianche(66) e nulle(138), tutti gli altri si frantumarono nel gioco delle preferenze che potevano essere attribuite ai candidati di entrambe le liste, ma chiaramente non veniva attribuito il voto di lista. Questo fu un gioco soprattutto degli elettori democristiani che non dei socialdemocratici che mantennero , complessivamente gli stessi voti del 1986, mentre la D. C. perse 411 voti di lista. Con maggiore tempo, forse questi dati andrebbero ulteriormente approfonditi  perché potrebbero rivelarsi profondamente istruttivi.

Beniamino Iasiello

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