Come eravamo: Le elezioni amministrative del 1983 1^

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benjaminNon essendo stato possibile parlare col Sindaco di quel tempo, ho cercato di ricostruire  le fasi più importanti relative a quella Amministrazione Comunale  tenendo presente, soprattutto, le delibere di “Giunta” e quelle dei  consigli comunali. Nell’estate del 1983, il 26 Giugno, si tennero le nuove elezioni amministrative che videro l’affermazione di una  lista di coalizione formata da democratici cristiani e socialisti che sconfissero la socialdemocrazia che per tredici anni aveva governato in maniera incontrastata. Il primo consiglio comunale, indetto per il due Agosto,  verificò le condizioni di eleggibilità degli eletti che furono:  Nicola Nino Rossi, Cosimo Barone, Enzo Barone, Nicola Porcaro, Donisi Bruno, Catalano Gerardo, Cataudo Mario, Zerella Giovannino,Catalano Gerardo, Erennio Menotti Parente, Porcaro Saverio, Russo Pasqualino, Michele Nazzaro, Carmine Tranfa, Ferdinando Facchiano, Domenico Parente, Osvaldo Rossi, Alberico Parente, Domenico Cavaiuolo, Domenico Pagode. Fu eletto Sindaco, il nove Agosto, l’avv. Erennio Menotti Parente e la giunta fu composta dagli assessori effettivi Carmine Tranfa , Michele Nazzaro e Alberico Parente, mentre assessori supplenti furono nominati Domenico Cavaiuolo e Gerardo Catalano.

La nuova amministrazione restò in carica circa tre anni, durante i quali mise in cantiere nuove opere e continuò quelle  già progettate dalla passata amministrazione come ad esempio la metanizzazione del Comune per un importo di 1.730 milioni confermata dal decreto del Tesoro in data 11/10/ 1983. Già nell’intervista all’’ex Sindaco Cosimo Barone, avevo anticipato che la metanizzazione fu opera dell’Amministrazione socialdemocratica che aveva  optato per la gestione diretta  dell’intera opera, mentre l’Amministrazione Parente deciderà di non attenersi alla scelta già effettuata e trasformerà la gestione diretta in gestione a mezzo di concessionaria e, l’ing. Pennella,progettista e direttore dei lavori, chiamato dal sindaco in consiglio ad esprimere la propria valutazione, chiarirà le motivazioni per cui, già nel 1982 si erano comunicate al Sindaco le varie forme di gestione, ponendo l’accento sulla non convenienza di due delle tre forme di gestioni possibili quali la gestione diretta e quella municipalizzata, mentre senz’altro migliore era quella concessionaria perché, oltre ad avere la necessità di avere una impresa specializzata nel settore, la stessa specializzazione era necessaria anche per gestirla: … Senz’altro la scelta della gestione diretta è stata frutto di una scelta politica ma sul piano pratico vi sono grosse difficoltà e pertanto darla in concessione comporta sicuramente la realizzazione dell’impianto nonché una sua gestione tranquilla. Quindi la nuova scelta avveniva su basi prettamente di carattere tecnico. Vi fu una lunga schermaglia con l’opposizione che si opponeva alla modifica e vi furono anche alcuni interventi del consigliere Bruno Donisi che insisteva perché venisse modificata la progettazione in maniera tale da far rientrare anche Barba e S. Croce nel progetto di metanizzazione. Soprattutto perché se il mutuo, egli diceva, deve essere  pagato dall’intero comune è anche giusto che tutti usufruiscano del servizio. Il Sindaco  Erennio Parente rispose che il progetto era stato realizzato circa tre anni prima e il CASMEZ , nel frattempo,aveva tagliato circa 5100 metri rispetto a quello originario, ma, oggi,concluse il Sindaco, è importante iniziare i lavori, poi, si vedrà in fase di esecuzione se sarà possibile intervenire per risolvere positivamente il problema posto dal consigliere. Con la prima delibera ,  Consiglio Comunale del 30 Settembre 1980, così come promesso durante la campagna elettorale, la nuova Aministrazione  portò all’ odg del consiglio : Sistema di elezione del Consiglio Comunale  nel Comune di Ceppaloni da elezione separata ad elezione unica. Modifica importante, perché amministratori,giustamente, ritenevano che gli eletti dovessero rappresentare l’intero comune e non soltanto la frazione di cui facevano parte, e la modifica del sistema elettorale veniva incontro a tale esigenza perché i consiglieri sarebbero stati eletti su base comunale e non di frazione( in verità, bisogna dire che questo provvedimento fu portato per la prima volta in Consiglio Comunale dall’ Amministrazione presieduta dal Sindaco Costanzo Barone agli inizi degli anni cinquanta, ma S. Giovanni e Beltiglio votarono contro la proposta  per cui non fu inviata la richiesta per la modifica del sistema elettorale alla GPA che, in data 27 Agosto 1946 aveva proposto tale tipo di sistema elettorale per le elezioni amministrative che si tennero nel Novembre del 1946) . Fu una riforma che ,se interiorizzata dagli  amministratori e  dalla comunità  avrebbe potuto arrecare solo vantaggi  per il nostro paese, soprattutto perché alle spinte separatiste, da sempre presenti nel nostro territorio, contrapponeva la volontà di marciare tutti insieme per realizzare condizioni di vita che permettessero lo sviluppo dell’intera comunità. Ma, si sa che di buone intenzioni è lastricata la strada che porta … all’Inferno!! Vi fu grande battaglia durante il Consiglio da parte della minoranza  che presentò un documento firmato dai consiglieri: Ferdinando Facchiano,Enzo Barone, Domenico Pagode, Antonio Porcaro ,Nicola Nino Rossi, Donisi Bruno, Nicola Porcaro, Cosimo Barone che si opposero alla modifica, motivandola in tal modo: … oltre ad essere immotivata, costituisce un “vulnus”  alla secolare autonomia dei tre centri, non corrisponde alla volontà della maggioranza effettiva del comune, non ha avuto una verifica democratica, provoca  reazioni separatiste e turbamento della pace sociale faticosamente conquistata in questi ultimi ani dopo lustri di lotte intestine, e tende illusoriamente a precostituirsi una maggioranza consiliare a spese della specifica caratterizzazione delle tre frazioni. Nel prosieguo della motivazione, viene esposto il vero rischio insito nella modifica del sistema elettorale: La garanzia che nessuno dei tre centri possa essere sopraffatto ed annullato nella sua individualità è data proprio dalla certezza di avere in OGNI CASO E COMUNQUE, la presenza predeterminata  nell’unico consiglio comunale della sua rappresentanza( 8 consiglieri, 7 consiglieri e 5).Ove tale garanzia venisse meno e si arrivasse allo scrutinio unico comunale, a prescindere dalle sicure reazioni popolari per l’attentato alla autonomia delle tre frazioni,si potrebbe verificare, attraverso un accorto scambio di voti tra candidati della stessa frazione, atteso il sistema maggioritario col quale si vota nel comune, la elezione di tutti o di una rilevante maggioranza di candidati di UNA SOLA FRAZIONE. Relatore per la maggioranza fu,invece,  il vicesindaco Carmine Tranfa che, con una relazione chiara e ben articolata, espose le ragioni per cui era necessario cambiare il sistema elettorale … da oltre un trentennio, le votazioni per l’elezione del consiglio comunale avvengono con il sistema delle rappresentanze delle frazioni, cioè con il riparto del numero dei consiglieri tra le tre frazioni in ragione della popolazione Per altro sino ad oggi si è venuta a negare una politica unitaria del paese con indirizzi generali programmatici che garantiscono l’intera collettività, approfondendo scontri e divisioni non solo nel massimo organo comunale- consiglio- ma anche nella popolazione, con evidenti danni per tutta la cittadinanza … in fondo la divisione dei consiglieri per frazioni ha snaturato anche la forza politica degli stessi, i quali non possono far altro che essere particolari e settoriali  con la difesa sempre ed in ogni modo della propria zona, discostandosi così dagli indirizzi politici di ogni  gruppo  partitico che per sua natura nasce ed è unitario nel perseguire la propria ideologia. Questa realtà settoriale,  poteva essere sconfitta solo eliminando i motivi che l’avevano  prodotta, in definitiva restituire  l’unitarietà al paese con la modifica del sistema elettorale attualmente in vigore … non significa oscurare o penalizzare le frazioni nelle loro giuste aspirazioni, ma anzi fare delle stesse le protagoniste del domani con le indicazioni che verranno dai consiglieri ormai liberi dall’assillo di difendere in ogni caso la propria frazione. La modifica venne approvata con 12 voti favorevoli ed otto contrari. Altra lotta consiliare combattuta senza esclusioni di colpi, fu quella riguardante il problema  delle scuole materne e delle relative insegnanti e del personale assistente. Infatti, già nella passata Amministrazione erano sorti problemi relativi  alle sette maestre impegnate nel Comune e il consigliere Carmine Tranfa  reclamava che venisse  data attuazione immediata all’ultima legge dello Stato che prevedeva la gestione degli asili comunali a totale carico dello Stato stesso, con sgravio dei relativi oneri da parte del Comune, in ossequio anche a criteri di giustizia e di equità per la scelta del personale insegnante e non. Il Sindaco Cosimo Barone rispose  che tutte le scelte erano  state effettuate legittimamente con l’approvazione degli stessi organi di controllo(CO . RE. CO).  La nuova Amministrazione riteneva necessario affrontare tali difficoltà che ponevano molti problemi di natura economica  per le casse dissanguate del Comune. Per cui, nel consiglio del 30 Settembre 1983, venne messo all’odg : Provvedimento da adottare per la riapertura di tutte le scuole materne che hanno  già funzionato negli anni precedenti. I consiglieri di opposizione, presentarono un documento, firmato da tutti  , da allegare agli atti del consiglio con il quale veniva chiesto di non sopprimere nessun posto di lavoro, mettendo in rilievo come in Italia, dove si difendono dappertutto e ad oltranza i posti di lavoro,  si verificherebbe solo a Ceppaloni il PRIMO CASO di togliere  il lavoro a chi si è prodigato con continuità con zelo per tanti anni!!!. Poi, basta guardarsi intorno per constatare come a Benevento, nelle scuole di ogni ordine e grado c’è personale in soprannumero!!! La posizione della maggioranza era  di voler risolvere il problema cercando di riaprire le scuole materne, previa fornitura dei richiesti chiarimenti al CORECO(era l’organo di controllo rispetto alle delibere prese dai consigli comunali della Provincia) sulla base della effettiva situazione esistente. Fu una battaglia, quella delle scuole materne, che comportò accese discussioni ogniqualvolta, ad inizio di anno scolastico, veniva portata all’odg del Consiglio comunale. Nel 1984, con delibera di giunta del 10 Luglio, vennero chiuse le scuole di Trocchia e Rotola ,per le quali la minoranza chiese l’immediata riapertura, e  vennero istituite a S. Croce e Barba,località dove per, giunta, esiste un edificio di proprietà comunale. Il CORECO sospese l’esecutività degli atti chiedendo dei chiarimenti  al Consiglio che in data 17 Settembre inviò le seguenti controdeduzioni: 1) il fatto che le scuole materne funzionano da molti anni, non esime l’Amministrazione  dal verificare  se esistono le condizioni di convenienza economica e sociale per la continuazione del servizio, 2) gli iscritti a Trocchia sono 12  di cui solo quattro residenti nella zona, gli altri vengono da Beltiglio--- 3)Per quanto  riguarda il problema del personale questo non attiene all’opportunità di sopprimere od istituire scuole materne le cui ragioni risiedono nella presenza in luogo dei bambini necessari per giustificare  l’istituzione del servizio. Nel consiglio del tre Ottobre, il consigliere Ferdinando Facchiano osserva che ,a suo avviso, il rapporto delle maestre con l’Amministrazione è a tempo indeterminato in virtù di una norma regolamentare approvata dall’ Amministrazione Carmine Rossi ed una presenza dei rispettivi posti in organico( il riferimento è alla delibera del Consiglio comunale del 21 Giugno 1982 che aveva  deliberato l’ampliamento e ristrutturazione della pianta organica del Comune dove erano stati tenuti presenti anche i posti delle maestre. Inoltre, vi è una ulteriore delibera, come ricorda il consigliere Cosimo Barone del 18 Dicembre1982 , con la quale si era stabilito di bandire un concorso interno per la copertura dei posti dei sette insegnanti della scuola materna comunale, di due assistenti  e sei cuochi ed inservienti.  L’assessore Michele Nazzaro, pur comprendendo le motivazioni della minoranza consiliare, ritiene che . .. l’aspetto sociale del problema va visto anche sotto il profilo economico e quindi ritiene opportuno riconvertire l’attività sociale, tanto è che al n. 7 dell’odg è stato inserito l’argomento relativo all’assistenza degli anziani che in questo momento sono più bisognosi dei bambini. Afferma che il problema occupazionale possa essere risolto assorbendo tale personale dall’ampliamento di altre attività come l’istituzione della scuola a tempo pieno e il 19 Dicembre dirà di … modificare i posti vacanti nella pianta organica nei livelli professionali cui appartengono gli insegnanti e gli assistenti comunali, dopo di che coprirli con pubblici concorsi secondo le necessità dell’Amministrazione. La questione giunge all’epilogo col consiglio del 15 Luglio 1985 dove il Sindaco, anche a seguito della risposta del CORECO(occorre dibattere l’argomento in consiglio comunale con particolare riferimento alla questione della modifica della pianta organica), invita il consiglio a risolvere il delicato problema per la sistemazione definitiva delle maestre e la riassunzione in servizio di quelle licenziate. La minoranza consiliare ringrazia per la fattiva collaborazione e per la risoluzione del caso, per cui riconosciuto  il diritto al lavoro è ora  necessario preoccuparsi per stabilire i presupposti  per una sistemazione definitiva delle maestre .E, in questa ottica, che il consiglio stabilì di formare una commissione per rendere operativo il diritto  delle maestre ad essere inquadrate nell’organico comunale.

Beniamino Iasiello

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