Come eravamo: intervista con Cosimo Barone

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Cosimo_BaroneIl ragioniere Cosimo Barone ha attraversato quaranta anni circa della vita politica amministrativa del nostro paese sempre da protagonista: due volte Sindaco, più volte assessore, vicesindaco nelle amministrazioni  del 1986 e 1991 con Clemente Mastella, capogruppo dell’opposizione nell’ultima esperienza politica conclusasi agli inizi del duemila(2003). Più volte, candidato del PSDI alle elezioni per il Consiglio Provinciale . Politico di spicco e di riferimento dell’area socialdemocratica, il cui leader indiscusso fu l’avv. Ferdinando Facchiano. Venne eletto la prima volta agli inizi degli anni settanta con una lista civica di cui facevano parte  Carmine Rossi, Nicola Porcaro, Antonio Porcaro, Asfaldo Italo, Alberto Porcaro.

 

Una lista che fece ben sperare la gente di Ceppaloni,  stanca del blocco storico della DC che pur non avendo dato una cattiva prova , relativamente ai tempi e alle possibilità, forse era arrivata impreparata alla sfida della modernità che , in altre parti , era già molto avanti. Si trattava di passare da una visione, per alcuni aspetti, ancora paternalistica, ad una dimensione dove era necessario creare una nuova struttura amministrativa che fosse in grado di supportare adeguatamente l’azione  politica. Perciò, la causa fondamentale del successo delle elezioni del 1970, fu dovuto, dice l’ex Sindaco,proprio alla capacità di intercettare sul territorio la voglia del cambiamento che stava permeando l’intera società e anche di rispondere in termini concreti a questa attesa. Vi erano problemi importanti che andavano affrontati subito come ad esempio la nuova perimetrazione dei centri urbani senza della quale diventava difficile poter dare avvio alla stessa ricostruzione del terremoto del 1962. Infatti, al di fuori del centro del paese, le aree edificabili erano poche, quindi si trattò di far approvare una perimetrazione che desse spazio alle legittime aspirazioni dei cittadini di poter costruirsi una casa, possibilmente, dove possedevano il terreno. Se fosse rimasta quella approvata , dal Provveditorato alle OO.PP. del 969, dice il rag. Barone, le possibilità di costruzione e ricostruzione sarebbero rimaste molto limitate, ma, alla fine, 14 Aprile 1971, la nuova perimetrazione venne approvata,e lo fu anche il regolamento edilizio con annesso  piano di fabbricazione che, con varie rivisitazioni, ha retto sino alla approvazione del PUC di qualche anno fa. Furono anni straordinari e,tra le tante esperienze amministrative, questa  è ricordata, dal rag. Barone, come la più significativa, sia per un mondo nuovo che si incominciava ad esplorare, quello della politica, sia per i rapporti di amicizia che legavano l’intera compagine  comunale,di cui  l’avv. Facchiano,” per il quale  ho avuto sempre grande stima e rispetto”, era una guida politica e morale per tutti noi. Certamente, l’anima del nostro gruppo , a Ceppaloni, era rappresentato dal rag. Carmine Rossi  che con la sua disponibilità, simpatia conquistò la fiducia della gente e,” per me, fu un caro amico con cui condivisi gli anni della scuola e quelli della politica. La sua precoce scomparsa  fu un dolore enorme perché veniva a mancare l’amico ed il politico che  certamente avrebbe raggiunto traguardi politici importanti se la morte improvvisa non l’avesse colto alla età di 39 anni, il 20 Marzo del 1979”. Negli anni settanta, continua, ponemmo le basi per la ristrutturazione della Amministrazione, la pianta organica del Comune aumentò considerevolmente fino ad arrivare ad un organico di circa 50 persone. Furono banditi concorsi per l’assunzione di impiegati, tecnici e vennero  aperte molte scuole materne nel Comune che permisero l’occupazione di molte maestre e personale ausiliario che, a dire dell’opposizione, portò il Comune sull’orlo del fallimento che fu, effettivamente, dichiarato il 25 Giugno 1990 con l’Amministrazione formata da una coalizione di democratici- cristiani e socialdemocratici. L’ex Sindaco  precisa, al proposito, che il dissesto finanziario del Comune di Ceppaloni fu una conseguenza non soltanto di scelte operate durante gli anni settanta, ma anche delle amministrazioni del passato, forse, a partire dagli anni cinquanta. Ceppaloni,dice l’ex Sindaco, fu uno dei primi Comuni, se non il primo, a veder riconosciuto lo stato di dissesto che permise non solo di uscire fuori da una situazione molto delicata, ma anche di poter  guardare con maggiore fiducia al futuro. E la tesi che l’origine  dei debiti fosse da ricercare anche nel passato è convalidato da una ( delle tante)delibera del Consiglio Comunale di Ceppaloni , che, chi scrive, ha avuto modo di consultare,con la quale venne approvato il bilancio di previsione per l’anno 1947: … ha elevato la sovraimposta o reddito agrario al livello massimo consentito dalla legge provinciale, ha cercato di incrementare tutte le entrate. Malgrado ciò il bilancio presenta ancora un deficit che non è possibile eliminare. La spesa del personale costituisce il maggior peso del bilancio che non è suscettibile per il momento di alcun sgravio(salvo poi concedere  premi di produzione allo spazzino comunale e al custode del cimitero !)  Cosimo Barone venne eletto Sindaco il 23 Giugno 1979, e  la giunta fu composta da Augusto Catalano,Domenico Pagode,Carmine Cataudo, Barone Enzo, assessori supplenti  furono Nicola Porcaro e Varricchio Giacomo. Alla fine del suo mandato , niente lasciava presagire la sconfitta che,davvero ,arrivò inaspettata nel 1983 ad opera di una coalizione formata da democristiani e socialisti, per cui tanti progetti ed iniziative si persero per la strada perché, come sempre succede,dice l’ex sindaco, amministrazioni diverse pongono priorità diverse e progetti diversi. E , nel primo Consiglio Comunale della nuova Amministrazione, quale capogruppo  della minoranza consiliare, rivendicò con vigore ed  orgoglio l’operato dei tredici anni di Amministrazione con una relazione zeppa di cifre e di lavori svolti: … tredici anni , in tutta tranquillità e coscienza, hanno profondamente modificato la realtà del nostro  antico paese … e Ceppaloni, nel Sannio, è sicuramente una realtà tra le più accettabili, più vivibili, più democratiche, più funzionanti ed operanti …  non abbiamo certo colonizzato nessuna delle nostre frazioni, né abbiamo teso, in buona fede , privilegiare una località ai danni di un’altra. Abbiamo il,vanto, e lo possiamo dire ad alta voce(contro chi ci accusa di aver spaccato in due il nostro paese), di aver unificato il Comune, bandendo i precedenti separatismi e gli odi di località. Segue, poi, un elenco di opere fatte come l’istituzione dell’ambulatorio comunale a Beltiglio, La Biblioteca Comunale,la illuminazione anche nelle piccole realtà comunali, le strade comunali ed interpoderali e soprattutto aver approntato la documentazione in tempo utile per permettere al Comune di rientrare nel progetto di metanizzazione. Infine nell’ultimo consiglio tenuto fu adottato il piano regolatore, anche se non ancora esecutivo, come vedremo poi. Ma la nuova Amministrazione durò soltanto pochi anni perché incomprensioni insanabili nella maggioranza portarono a sfiduciare il Sindaco Erennio Menotti Parente che già era stato Sindaco  del Comune nel lontano 1952. E’ a questo punto che accade, a parere di chi scrive, qualcosa di imprevedibile e di impensabile: due nemici storici della politica ceppalonese( mentre a Roma Il PSDI quasi sempre faceva parte delle coalizioni di governo con la DC) decidono di allearsi e presentarsi all’elettorato con liste bloccate. Io dico che fu una sorte di “Porcellum” ante litteram,se non peggio, infatti i posti disponibili nel consiglio comunale erano venti ed i candidati erano venti ,divisi, come il manuale”Cencelli “ insegnava, rispettivamente secondo le forze che ogni partito realmente possedeva sul territorio: sette candidati per il PSDI e tredici per la DC. Si poteva fare a meno di andare a votare in quanto tutti e venti erano nello stesso tempo candidati ed eletti. Bastava la candidatura e l’elezione era assicurata. Grande mortificazione per la democrazia( quel patto fu definito”scellerato”), ma grande successo per l’operazione politica. Il rag. Barone afferma che di fronte ad una spaccatura del paese, scaturita dalle precedenti esperienze politiche, difficilmente gestibile,l’unica soluzione per ristabilire un clima di serenità che avrebbe permesso all’ Amministrazione di poter governare in maniera costruttiva, non dimentichiamo che il terremoto del 1980 stava per fare arrivare una pioggia di miliardi sul paese, era appunto unire le forze dei due più grandi partiti nell’interesse del cittadino e della comunità. Quindi, liste bloccate per una pacificazione generale del paese e la prima legislatura,continua, complessivamente si mosse abbastanza bene, davvero servì a svelenire gli animi e per la prima volta si cominciò a parlare di recupero del centro storico, sino ad allora completamente abbandonato (il corsivo è mio). Con l’intervento del l’architetto Gianfranco  Caniggia,famoso e stimato architetto romano,amico del Sindaco Mastella, iniziò l’opera di recupero del monastero di S. Antonio e della piazza centrale  che ridiedero nuova visibilità al paese. Con Clemente Mastella, a capo dell’Amministrazione, l’accordo sembrò funzionare. Nell’elezione del 1991, il Sindaco fu rieletto per la seconda volta,sempre con liste alla “bulgara”, insieme con gli altri candidati  che, in effetti,  vennero semplicemente ratificati dal voto popolare e furono per la D.C. : Clemente Mario Mastella,Antonio Parente, Mario Cataudo, Enzo Barone, Carmine Tranfa, Giovanni De Blasio,  Gerardo Catalano, Domenico Cavaiuolo,  Giuseppe Cavuoto,  Saverio Porcaro  Remo Rossi , Angelo Zerella, Carmine Porcaro, mentre per il PSDI: Domenico Pagode, Ennio Catalano, Saverio Pepicelli,  Nicola Porcaro,  Antonio Porcaro ,  Cosimo Barone,   Nicola Nino Rossi  e Ferdinando Facchiano . Il dott. Nicola Nino Rossi, dopo circa un anno dall’elezione,si staccò dal gruppo socialdemocratico per  riguadagnare  la sua autonomia, chiedendo  ed ottenendo di costituire il gruppo PCI in seno al consiglio Comunale, ma di questo parleremo un’altra volta . Mentre il Sindaco Clemente Mastella  pensò bene di dimettersi dalla carica di Sindaco, dopo poco  tempo, perché  in quel  particolare momento,a livello nazionale, i politici erano nell’occhio del ciclone e, con l’aria giustizialista che si respirava, il Sindaco, che era anche sottosegretario alla difesa  nel governo di Giulio Andreotti, dovette ritenere, giustamente, più importante  seguire con estrema attenzione l’evolversi  della “politica giudiziaria” e quella derivante dalla carica di viceministro  che, già da sola, comportava grandi responsabilità. Così, per accordo interno alla DC, fu stabilito che per i restanti quattro anni sarebbero stati sindaci prima il dott. Antonio Parente(due anni) e poi il dott. Mario Cataudo.  Fu a questo punto che il meccanismo,secondo chi scrive, incominciò ad incepparsi. Entrambi i sindaci, persone oneste, serie, responsabili non riuscirono a preservare la coalizione da contrapposizioni e difficoltà. D’altra parte, ciò che era riuscito all’on Mastella grazie all’indubbia autorità ed autorevolezza di cui godeva, diventava una fatica improba per chiunque altro, per cui  difficoltà e contraddizioni   che covavano sotto la cenere iniziarono poco alla volta a prendere fuoco. Sopratutto, l’Amministrazione  non  riuscì ad assegnare l’ingente somma già disponibile per il terremoto(tredici miliardi circa) e, amministrando oculatamente , lasciò nelle casse del Comune, a fine legislatura,un avanzo di oltre due miliardi e mezzo di vecchie lire.   Nelle successive elezioni che si tennero nel 1996, il rag. Cosimo Barone pensò bene di non candidarsi perché, dice,  da vicesindaco aveva avuto modo di rendersi conto che, con l’uscita di scena del Sindaco Mastella, sarebbe stato  molto difficile  per chiunque ricomporre le fratture esistenti nel comune e quindi avere quella serenità e quell’autonomia di giudizio che rappresentano il fondamento per la corretta  amministrazione della comunità. Per cinque anni, l’ex Sindaco  guardò dall’esterno le vicende della comunità che, nelle elezioni del 1996, assegnò la vittoria alla lista del dott. Nicola Nino Rossi. Un vero tsunami, perché per la prima volta l’Amministrazione Comunale era  guidata da un sindaco comunista che aveva generato moltissime attese. Ma il vero tsunami, dice il rag. Barone, non fu tanto la vittoria del dott. Rossi, quanto le cause che la determinarono  e, se è vero che la storia non si fa con i se e con i ma, è pur vero  che la lista DC partecipò alle elezioni  del 1996 con due candidati( di spicco) in meno perché all’atto del riscontro mancavano le firme autenticate di  alcuni candidati per cui  vennero meno i requisiti per la candidatura. La vox populi, che, quasi sempre, è anche vox dei, affermò che l’operazione era stata fatto con scienza e coscienza, ma si  sa … sono solo voci( il corsivo è mio). Però il rag. Cosimo Barone aveva fiutato bene le difficoltà che quelle elezioni presentavano, tra l’altro dopo dieci anni si ritornava “democraticamente” a votare e la gente ha la memoria lunga! Arriviamo così alla seconda sconfitta(2001) che, in circa quaranta anni di attività politica,  il rag. Barone subì. IL Sindaco uscente,Nicola Nino Rossi, con una lista indubbiamente forte, ma molto  eterogenea , sconfisse la lista di Cosimo Barone che aveva come n. 2 della lista l’on. Clemente Mastella . Fu una brutta “mazzata” (uno scarto di 347 voti),  perdemmo, dice Cosimo Barone,perché non riuscimmo a cogliere il voto di quella parte dell’elettorato ancora indeciso e , forse, certamente fu colpa mia che non riuscii a far capire fino in fondo che la partita che si stava giocando era davvero importante per il paese. Le liste in campo, per le elezioni del 2001, furono le seguenti,con il dott. Nicola Nino Rossi :Saverio Pepicelli Alfredo Manganiello, Giuseppe Donisi, Costantino Tedeschi, Leonardo Maria Rossi, Alfredo Cataudo, Giovanni Principe,  Ettore De Blasio, Antonio Sabatino, Silvano Imbriani, Claudio Cataudoi, Nicolino Porcaro,  Leopoldo Verrusio,Raffaele Mignone,  Bruno Mazzone, Angelo Parente. Con il rag.  Barone Cosimo: Clemente Mario  Mastella  , Enzo Barone, Rinaldo Cavaiuolo, Erminio Francesca,Iannace Paolo, Mario Mazzeo Ottavio Mazzone, Pasquale Parente,  Saverio Porcaro, Gaetano Principe, Giovanni Pugliese,  Clemente Rossi, Giuseppe Russo,  Pasqualino Russo, Concettina Tranfa,  Tommaso Zerella.  L’amministrazione Rossi si era presentata come la forza nuova della comunità, ma  fu veramente innovativa rispetto al passato?  Non credo,continua l’ex Sindaco Barone, perché l’entusiasmo iniziale cominciò a scemare e, soprattutto, nella seconda legislatura(2001) c’era bisogno di avere davvero molto equilibrio e forza per tenere insieme tutti, mentre   rimase impigliato nelle maglie troppo strette di una coalizione che non dava respiro, tanto è vero che il Sindaco Rossi,nel Luglio 2003, venne sfiduciato  dai consiglieri di opposizione  Concettina Tranfa, Cavaiuolo Rinaldo, Ottavio Mazzone,  Russo Geppino e dal sottoscritto  insieme con quelli della maggioranza Bruno Mazzone, Alfredo Cataudo,  Leopoldo Verrusio  e  Ettore De Blasio. Alla mia ultima domanda se l’attuale amministrazione  stia lavorando adeguatamente per lo sviluppo del paese, risponde che, con  i tagli imposti  agli Enti locali  dallo Stato, è già tanto se l’Amministrazione Comunale  riesce a gestire la quotidianità senza gravare in maniera pesante sul cittadino, ma, complessivamente, si sta muovendo in maniera positiva, tenuto soprattutto presente quanto sia difficile  amministrare un territorio vasto e complesso come il nostro Comune. Ringrazio Cosimo Barone per la disponibilità mostrata e per aver permesso di aggiungere un'altra  tessera  al mosaico che si sta cercando di costruire.

Beniamino Iasiello

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