Vasco e… gli altri

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benjaminIniziai questa rubrica,qualche anno fa, interessandomi di musica e di alcuni avvenimenti che particolarmente avevano colpito l’opinione pubblica, invece  è da qualche tempo che ho tralasciato di occuparmi di “canzonette” per alcune ricerche di carattere storico che, portando via molto tempo, non permettono sempre di tenere dietro ad altre cose E purtroppo ho fatto passare sotto silenzio un avvenimento canoro come il festival di S. Remo (!) che, per la sua forza mediatica , ha catalizzato l’attenzione della opinione pubblica. Ma oramai l’intero festival esaurisce la sua” forza propulsiva” nel giro di  una settimana. Chi ricorda più le canzoni e i cantanti? La canzone di Roberto Vecchioni che ha vinto è accattivante con i suoi riferimenti alla realtà, mescola insieme belle parole e una bella melodia, una struttura  che a me ricorda una canzone di alcuni anni fa dal titolo ”Momentaneamente lontano” che fa parte dell’album “Rotary club of Malindi”.

Vittoria meritata per uno dei cantautori italiani che ha segnato per stile di vita e per le sue canzoni, da oltre un quarantennio, il panorama musicale italiano. Ma, al di là del festival , il cui “fascino” è più nel gossip pre e post festival,  le vere novità musicali di questa prima parte dell’anno sono venute dagli album presentati da Gianna Nannini, Lorenzo Cherubino, Jovanotti, dal più eclettico rapper italiani Caparezza e il mitico rocker di Zocca, il Blasco nazionale, cioè Vasco Rossi. E, in effetti non è poco! Credo che questo lavoro della “ rocker di Siena” resterà legato più al suo pancione messo in mostra(è diventata madre all’età di 54 anni) che alle canzoni che ha scritto e che interpreta. La Nannini a me piace, ha scritto canzoni bellissime, ma in questo album manca la canzone che fa la differenza, che ti piglia subito e si fissa nella mente. Il lavoro di Jovanotti,composto da un doppio album con venticinque canzoni, è ben confezionato, con testi capaci di cogliere le contraddizioni del nostro tempo che sottopone alla nostra riflessione  come”Io danzo” dove afferma che noi viviamo certi di essere liberi, anzi di non aver mai avuto tanta libertà, senza accorgerci che mai come oggi  siamo controllati in ogni nostro movimento; ancora c’è “L’elemento umano” sulla unicità e irripetibilità dell’uomo  parte di un ingranaggio della macchina che per quanto perfetta non potrà avere mai sentimenti, emozioni che sono solo e soltanto dell’uomo … siamo l’elemento umano – e siamo liberi sotto alle stelle. Infine”Quando sarò vecchio” che, però, è poco convincente quando canta  i vecchi stereotipi della vecchiaia: quello che avrò fatto, l’avrò fatto- vorrò soltanto stare a ricordare i giorni buoni… Darò del cretino a tutti quanti- dirò che tutti i libri  non servono a niente-E che mille secoli di storia-Non valgono un secondo vissuto veramente. Ho cercato di interpretare cosa vogliano dire questi ultimi versi,ma, ammetto la sconfitta, non ci sono riuscito. Certamente, Jovanotti è consapevole di aver scritto delle cose interessanti  ed anche gradevoli, dal punto di vista melodico, ma non so se è diventato “Papa” come ha affermato in una intervista dove, rispondendo a chi gli chiedeva se il suo sogno da bambino era quello descritto nella omonima canzone, risponde: Non volevo fare l’impiegato come mio padre che lavorava in Vaticano e vedeva tutti i giorni il Papa. Ma io volevo fare un salto: volevo fare il Papa, ma non in Vaticano e allora sono andato a farlo in una altra parte. Con Caparezza,al secolo Michele  Salvemini da Molfetta, invece, ci si avventura su di  un campo minato con “Il sogno eretico” dove troviamo avvolti dal fuoco purificatore, eretici condannati al rogo eterno come la pulzella d’Orleans Giovanna d’Arco,il frate domenicano Gerolamo Savanarola e il filosofo Giordano Bruno. In “Legalize the premier”, senza  mai nominarlo , il presidente del consiglio è sempre presente, ma è in “Non siete Stato voi” che esplode tutta la rabbia che nasce dalla riflessione del cantautore sullo stato della nostra società e dalle vicende che negli ultimi mesi hanno  occupato le pagine dei media nazionali e internazionali, una canzone denuncia tra le più forti che si siano ascoltate in questi ultimi anni(suggerisco, per chi non l’abbia ascoltata, di precipitarsi su You Tube) val la pena di riportare alcuni passaggi della canzone: Non siete Stato voi che- parlate di libertà- come si parla di una notte- brava dentro- i lupanari- Non siete Stato voi che- trascinate la nazione dentro il buio – ma vi divertite a fare i luminari- Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti…  Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati- andando a fare i saltimbanchi… Non siete Stato voi- uomini boia con la divisa – che ammazzate di percosse i detenuti-  Non siete Stato voi  che rimboccate la bandiera sulle bare per addormentare ogni senso di colpa..  Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati- salvo venerare quello nella grotta-  Non siete Stato voi- che brindate col sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure .. Non siete Stato  voi- servi che avete noleggiato i costumi da sovrani con soldi immeritati, siete voi confratelli di una loggia che poggia – sul valore dei privilegiati come voi- che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio, e ciascuno di voi implicato in ogni sorta di reato, fissa il magistrato e poi giura su Dio: “non son stato io”. E’ una invettiva feroce e lucida che, credo, non sarà trasmessa spesso dalle TV di “Stato.” Già Fabrizio De Andrè, in “Nella mia ora di libertà” dall’album”Storia di un impiegato”, cantava :… Da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni..  ora sappiamo che è un delitto - Il non rubare quando si ha fame -Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. Per Caparezza, in una società omologante, l’unica arma che resta per spezzare il cerchio magico, che come un cappio stringe sempre di più, è l’eresia che permette di andare controcorrente, prima ch’ l’onda diventi uno  tsunami che sconvolge e porta via tutto.  Ci vuole uno scatto di dignità in questa società che sta riducendo la realtà a un grande Bunga Bunga, nuova categoria sociologica attraverso la quale si vuol fare interpretare la realtà!  Per ultimo, non per importanza, ma solo perché la sua pubblicazione risale ad alcune settimane fa, troviamo ” Vivere o Niente” di Vaco Rossi. Un album  che ci fa conoscere un Vasco che osserva, riflette ed esprime la propria opinione sui massimi sistemi. E, dopo, ”Eh Già”, dove esprime la meraviglia di ritrovarsi ancora sulla scena da mattatore, da grande protagonista, dice che l’artista deve fuggire dal conservatorismo, dall’omologazione, dai poteri che non lo vogliono far parlare, lo controllano, lo limitano”. Bravo! E’sempre difficile dire certe cose, ma lui sa che se lo può permettere perché è un “mito” e si serve di questa sua forza per dire cose scomode, come ad esempio che Dio non esiste, che la vita non è un dono, ma che in ogni caso va rispettata o accusare sempre gli altri delle nostre sventure, come se il male fossero solo gli altri, mentre esso è anche dentro di noi,che ognuno deve avere il diritto di spegnere l’interruttore(di morire)” è  un mio diritto che nessuno , (neanche lo Stato), potrà togliermi”, in effetti , Dio non interviene nel mondo dell’uomo. Sembra di assistere alla nascita di un nuovo umanesimo laddove l’uomo deve fare i conti soltanto con la propria coscienza. Dio non interviene nel mondo e, affermare che l’uomo non ha padroni, significa  spalancare le porte del relativismo morale che è la “bestia nera” contro cui rivolge i suoi strali Papa Ratzinger.. “Vivere non è facile”, un’ altra canzone, ed è certamente vero,soprattutto quando si è persa la fede, quando ci si rende conto che non esistono verità eterne, l’uomo resta solo con se stesso e,d’altra parte, l’uomo nasce solo e muore solo. Per Vasco, la grande forza che fa muovere  il mondo è l’amore che “Omnia vincit”come aveva già scritto Virgilio(1° sec a. C.).Mentre nel “Manifesto futurista  della  canta che”:La cosa più semplice- ancora più facile- Sarebbe quella di non esser mai nati come( certamente ha ricordato il poeta  lirico greco Bacchilide(500 prima di Cristo) che affermò“La sorte migliore per l’uomo è non essere mai nato, né vedere la luce del sole. Ma non c è vantaggio  in tali lamenti, bisogna parlare di quel che si può fare. “E’ un grande Vasco Rossi, d’altra parte se riesce a riempire ancora gli stadi durante i suoi concerti,il primo appuntamento è per l’11 Giugno all’Heineken jammin  festival di Venezia,, vuol dire che il suo linguaggio riesce a penetrare  nelle vecchie come nelle nuove generazioni in quanto non è mai banale perché coglie le contraddizioni e il disagio dell’uomo contemporaneo nell’epoca delle passioni tristi dove il futuro ha mutato segno e da promessa è diventato minaccia.

Beniamino Iasiello

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