La Chiesa di S. Maria in Piano 2^

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benjaminIl Consigliere, Gaetano Celani, difensore della tesi dell’Arciprete di Ceppaloni, Francesco Rossi, cerca di dimostrare come la Chiesa di S. Maria In Piano non poteva essere donata dall’arcivescovo Orsini perché i vescovi non ebbero mai il potere di disporre delle Chiese, tranne se le loro concessioni non fossero state presentate al Re per essere sovranamente approvate. A ciò si aggiunga che il Concilio di Trento(1545-1563) accordò ai vescovi il potere di unire i benefici alle parrocchie che mancavano d rendite convenienti, dimostrando così che i fondi possono aggiungersi ma non possono essere sottratti. Allora è fuori di ogni dubbio che la Chiesa di S. Maria In Piano non poteva essere dismembrata dalla parrocchia di S. Nicola. Inoltre la curia beneventana, nel cercare di favorire D. Pasquale Iannotti,affermò che della” Chiesa di S. Maria in Piano, e del di lei beneficio, non se ne conosce l’anno di fondazione, per essere antichissima.

 

Chi non sa, dice il difensore dell’Arciprete Francesco Rossi,  che di quei benefici dei quali non si conosce la fondazione, s’intendono “ ipso iure” devoluti al principe? Perciò la concessione dell’Arcivescovo  di Benevento è nulla  sia perché manca del  consenso reale, sia perché, a norma del concilio tridentino, l’Arcivescovo aveva la facoltà di unire i benefici  alla arcipretura di Ceppaloni  e non di spogliarla  delle Chiese che possedeva. Inoltre, non è vero che la Chiesa di S. Maria Piano non possedeva rendite, infatti , dall’inventario del 1709 che fu scritto dallo stesso D. Pasquale Iannotti perché Arciprete della Parrocchia di S. Nicola, la Chiesa, prima di essere ceduta in padronato, possedeva una rendita annua di ducati dieci e grana tredici in danaio e tomoli nove e mezzo di grano. Ma quali sono, ora, le motivazioni che D. Pasquale Iannotti porta a sostegno della sua causa e cioè che la Chiesa di S. Maria in Piano poteva essere donata? Per primo dice che la suddetta chiesa era di libera collazione(beneficio) della Metropolitana curia di Benevento e, quindi, come tale, la curia aveva il pieno diritto di concederla alla sua famiglia, ed a chiunque altro, in padronato. Ma il fatto di esserne libero Collattore significa  che  può affidarla a chi vuole dei sacri ministri del santuario per  amministrarla  e curarla, ma non si può dedurre che può disporre della proprietà delle Chiese, perché i Vescovi sono semplici collattori(beneficiari) e non proprietari. Ancora afferma D. Pasquale Iannotti che la Chiesa di S. Maria In Piano non ha mai avuto le caratteristiche di una Chiesa arcipretale, ma è stata sempre considerata una semplice chiesa di campagna che durante tre secoli  è stata pochissime volte  visitata dalle autorità ecclesiali, come risulta dal “liber visitatorum”, e perciò l’archivista della curia tende a dimostrare la insignificanza di questa chiesa. Ma il libro delle visite ci dice semplicemente quando e quante volte la chiesa è stata visitata, ma nulla può dire sulla natura di ciò di cui si sta discutendo: libri visitatorum, sono parole del celebre “Piasecco”, licet probent visitatione Personarum, non tamen sufficiunt ad probandum Ius Patronatus( il libro può comprovare le persone che hanno visitato la Chiesa, ma non è sufficiente a provarne il diritto di padronato). Inoltre, i documenti dell’archivista, che tendono a suffragare la tesi di D. Pasquale Iannotti, cozzano contri gli atti notarili. Si può capire, però, come l’archivista tenda , con i certificati presentati, a legittimare un atto che la stessa curia aveva avallato. In effetti, i documenti della curia esibiti da D Pasquale Iannotti non hanno nessuna consistenza. Comunque, come dimostrato sino ad ora, la Chiesa di S. Maria In Piano era Arcipretale, ma al di là di questo, il Cardinale Orsini non aveva diritto di concederla in Padronato ad una privata famiglia. D. Pasquale Iannotti non potendo trovare legittimità   nei documenti notarili, crede di poterla trovare nel titolo della dotazione che asserisce di aver fatta il prozio  fu D. Francesco Arciprete Iannotti e che monta alla cifra di ducati 575 i quali, come dice, danno di rendita annua  ducati 33.42. E’ vero che negli atti fol.209 vi è l’istrumento della pretesa dotazione, ma esso è illegittimo perché il Notaio che redasse tale istrumento  non era Regio, ma bensì Apostolico ed addetto alla stessa curia beneventana, perciò non riconosciuto dalle leggi del Re  Inoltre, sebbene quella dotazione fosse vera, adesso non ha più  ragion d’essere perché è stata estinta. Ma D. Pasquale Iannotti, volendo trovare ad ogni costo un motivo valido afferma che quando la chiesa fu ristrutturata , D. Francesco Arciprete Iannotti vi erogò 128 ducati. Ma anche se fosse così, tutto al più si può dire che egli sia stato un benefattore di quella chiesa, ma non competergli il diritto di patronato. In effetti, dice il Celani,D Pasquale Iannotti ha fatto di tutto per impossessarsi  della Chiesa, anche mentendo: conviene dunque sapersi, che il territorio denominato Febo, il territorio  chiamato li Bascerani, e il territorio detto Amendola erano di pertinenza della chiesa di S. Maria in Piano. Ora questi tre poderi, negli anni 1702, 1704,furono concessi dall’arciprete Jannotti a pagamento  a diverse persone e nel costituirsi intervenne come Arciprete di S. Niccola in maniera tale da far intendere  che tali fondi erano della Chiesa di S. Niccola, e non già di quella di S. Maria in Piano. La curia di Benevento fu sempre schierata dalla parte della famiglia Jannotti tanto che contro i “ reggimentari dell’Università”( sono gli amministratori della comunità,  a quei tempi, il paese veniva detto: universitas) che volevano opporsi alla concessione venne scagliato il tremendo fulmine della scomunica, così che gli amministratori, per essere assolti,  dovettero ricorrere alla  Sagra Congregazione Romana. Quindi,non deve meravigliare se per circa 80 anni questa concessione non è stata mai impugnata, perché hanno dovuto sempre tacere, per la prepotenza della famiglia Jannotti, sia gli Arcipreti successori  che i governanti pro tempore di questa Università. Bisogna infine sapere che quando quella Chiesa venne riedificata, gli amministratori del paese  impegnarono  61 ducati , più 40 ducati per la statua della Madonna, oltre le diverse contribuzioni dei cittadini che consideravano che quella chiesa fosse di tutti. Quindi, l’arcivescovo di Benevento, nel concedere alla famiglia Jannotti il diritto di padronato della chiesa di S. Maria in Piano, non solo spogliò quella arcipretura di qualcosa che gli apparteneva, ma operò un furto manifesto anche ai danni di quella università che aveva contribuito per riedificarla. Quindi fu accordato un privilegio e fu conferito un beneficio alla famigli Jannotti che assolutamente non poteva essere dato. Poi, chi non sa che i privilegi e i benefici possono essere dati solo se chi li dà è legittimato a darli  e non comporti danni a terzi. Si può concludere affermando che la concessione a favore della famiglia Jannotti è irrita è nulla perché la dotazione fu fittizia e perché quella chiesa dopo essere stata costruita, essendo libera di sua natura non poteva soggiacere a servitù. Nel raccontare questa storia, sono partito da un fatto che più volte avevo sentito raccontare e volevo soltanto preservarne la memoria, ma ,come spesso succede,è la stessa  ricostruzione che, quasi, ti costringe a ricercarne le cause remote,  e man mano che andavo indietro, i personaggi di questa storia si animavano in una rappresentazione che nel tempo, purtroppo, non è mai cambiata: è la storia del potere, dell’arroganza di chi già ha e tende ad avere sempre di più attraverso artifizi e raggiri. Quante proprietà sono state sottratte ai legittimi proprietari solo perché incapaci  di capire che stavano per essere derubati? Un furto che poi veniva legittimato dalla legge che essi stessi avevano contribuito ad istituire e che erano tenuti a far rispettare! Cambiano i personaggi, ma la sceneggiatura è sempre la stessa: il potere divora chi non ne fa parte, cioè la maggioranza, a cui è permesso di vivere e a tanti altri di sopravvivere. Alla fine della sua appassionata difesa, il consigliere Gaetano Celani fece la seguente richiesta :  Il perché si ha  piena fiducia, e sicuramente si spera dall’Arciprete D. Francesco Rossi, che il S. R. C. con una finale decisione venga a giudicar, che la Chiesa di S. Maria in Piano colle sue rendite appartener si debba all’Arcipretura di Ceppaloni, per essser la medesima parte di quella parrocchia, da cui indebitamente ne fu smembrata dall’Arcivescovo di Benevento,dichiarando a tal effetto invalida, e nulla la suaccennata concessione, e condannando nel  tempo stesso la famiglia Iannotti alla restituzione di tutte le rendite finora dalla medesima percepite, e nel proprio uso, e vantaggio convertite. Napoli 13 Giugno 1797. Comunque, non è dato sapere quale fu la sentenza emessa dalla Real Camera di S. Chiara, a me piace immaginare che sia risultata positiva per l’Arciprete di Ceppaloni D. Francesco Rossi se non altro per il coraggio che ebbe nel contrapporsi ad une delle famiglie più importanti del paese, ma anche perché la difesa  del consigliere Gaetano Celani non è priva di efficacia in quanto è ben motivata, argomentata,  approfondita e convalidata anche da un documento che ho ritrovato nella parrocchia di S. Nicola di Ceppaloni da cui risulta che la Chiesa di S. Maria in Piano ed anche altre chiese sono … annesse e unite alla suddetta Chiesa Arcipretale di S. Nicola di Bari della terra di Ceppaloni. Sì come si legge nel fondo di detta chiesa di S. Nicola, parroco,Michele Rosso di Terranova nell’anno 1643. Il documento dove si trova il suddetto appunto è del 1709, quando Arciprete di Ceppaloni era D. Francesco Iannotti al quale, l’arcivescovo Orsini, fece dono(1717) della Chiesa di S. Maria in Piano con tutte le rendite che essa possedeva.

Beniamino Iasiello

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