La Chiesa di S. Maria in Piano 1^

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benjaminHospes Delubrum quod oculo properante aspicis Deo  Praepotenti Eiusque SSM Parenti Nomine S. Maria in Plano  Iam olim Qua pietate Qua munificentia Gentis Iannotti Ceppalonensis Iure Sacro Mancipii Excitatum Propago etsi nimis sera Religionis  Avitae Iuxta Aemula Ac Numini Devotissima Ferdinando IV  Apuliae ac Siciliae Rege Pio  Felice Augusto Annuente DSP Magnificentius instauravverunt Hoc Scito Venerabundus Saluta et Perge A. CICD CCXCVII
O Viandante,  il tempio verso il quale volgi lo sguardo con occhio  sollecito- a un Dio molto potente e alla sua santissima madre col nome di S. Maria in Piano, già una volta edificato con quanta devozione e quanta generosità dalla famiglia Iannotti di Ceppaloni, in virtù del sacro diritto  di proprietà-  la discendenza anche se troppo tardiva egualmente emula della devozione degli avi e assai devota alla volontà divina- con l’approvazione del re di Puglia  e di Sicilia Ferdinando IV- Pio Felice  Augusto- con i propri mezzi  fondarono di nuovo con grande splendore- Questo devi sapere- Rispettoso  Saluta e Riprendi il tuo cammino.    A. 1797

Questa è l’iscrizione in latino  incisa sul blocco di marmo che si trova sulla parete esterna della Chiesa di S. Croce. Da essa ,si evince che la Chiesa di S. Maria in Piano risaliva certamente a prima del 1797, anno in cui la famiglia Iannotti di Ceppaloni la ristruttura. Sorge spontaneo , allora, chiedersi:  se è stata ristrutturata nel 1797, quando essa è stata costruita?  Risposta ardua,  se non avessi trovato un documento che, partendo proprio dalla ricostruzione della Chiesa del 1797,  pur non dando una risposta certa,perché non si conosce l’anno di fondazione, ci permette di  affermare, certamente, che essa risale al 16° secolo . Ma, il documento  è importante anche perché mette in discussione che la Cappella di S. Maria in Piano appartenesse alla famiglia Iannotti. La storia incomincia quando D. Pasquale Iannotti, nel 1794,  asserendo di possedere per diritto di Padronato la prefata cappella di S. Maria in Piano ricorse a piè del real Trono dicendo di essere la medesima rovinata per causa di uno planamento anni addietro colà accaduto, si fe quindi a dimandare il permesso di poterla redificare in altro sito più stabile, ed agli planamenti meno soggetti. Questa richiesta dell’Arciprete ci fa capire che in origine il luogo dove sorgeva la Cappella non era quello dove, agli inizi del Novecento, un nuovo slanamento portò via tutto. Comunque, si oppose a questa richiesta  l’arciprete di Ceppaloni  Don Francesco Rossi che intentò causa  contra la pretensione di D. Pasquale Iannotti  e affidò la pratica al Signor Consigliere D. Gaetano Celani. In effetti, il re concedette l’autorizzazione per la ricostruzione della Chiesa  alla famiglia Iannotti,  ma rimise la controversia, con Real carta del dì 14 Giugno 1794, alla Real Camera di S Chiara. La  memoria della difesa, che mi permette di ricostruire la storia,  rivendica dalla famiglia Iannotti la Chiesa di S. Maria in Piano e chiede che la stessa venga reintegrata sotto il titolo di S. Nicola … dalla quale fu quella non senza positiva lesione del pubblico diritto indoverosamente  di smembrata non ad altro oggetto se non per farsene un dono al fu Don Francesco Iannotti , che trovavasi in quel tempo arciprete di detta Chiesa, ed alla di lui famiglia. In effetti, il Consigliere  vuole dimostrare che fu illegittimo l’atto col quale la Cappella di S. Maria in Piano  fu donata,nel 1717, con tutte le sue rendite, dal Cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento,  alla famiglia Iannotti di Ceppaloni, accordandogli il diritto di padronato. Inoltre, bisogna dire che la Chiesa di S. Maria in Piano era Arcipretale e non privata come lo diventò con la donazione, inoltre  ambedue le suddette chiese di S. Maria in Piano e di S. Nicola, avevano  sempre formato  una sola parrocchia e ciò risulta anche da un attestato del 21 Novembre 1614, rilasciato dall’Archivista della curia di Benevento che nel “Bollario Arigonio” ritrovò il seguente documento: Tibi reverendo Donno Nicolao Ruffo Terrae Ceppaloni Beneventanae diocesis salutem. Quum itaque Archypresbiterales Ecclesiae Sanctae Mariae in Plano, Sancti Nicolai dictae terrae vacaverint, vacent, ideo. Chiaramente, per poter dimostrare ciò era necessario produrre documenti pubblici che attestassero  che la Chiesa di S. Maria in Piano  non poteva essere donata perché l’arcivescovo non era legittimato a farlo. Anticamente, la suddetta Chiesa era  stata non solo Arcipretale, ma anche collegiata( così veniva  detta una chiesa che aveva una certa importanza), avendo un clero dal quale l’Arciprete pro tempore veniva eletto, infine vi era anche il Primicerio( era il titolo che spettava al primo tra i canonici di una confraternita). I documenti presentati dal  consigliere  Gaetano Celani, in difesa della tesi  sostenuta dall’arciprete Francesco Rossi, sono degli atti notarili, istrumenti pubblici, di cui il primo porta la data del 20 settembre 1540. Complessivamente sono in numero di otto gli atti presentati, dai quali si viene a conoscenza che  essendo S. Maria in Piano Chiesa Arcipretale, era la Chiesa di S. Nicola  che era annessa a quella di S. Maria in Piano(die 20 mensis  septembris 1540 in Terra Ceppaloni, proprie ante faciem Ven. Ecclesiae S. Nicolai dictae terrae constitus  Donnus Aurelius de Iuliis Archipresbiter Maioris ecclesiae sanctae  Mariae in Plano, eius adnexae S. Nicolai)Quindi, la Chiesa principale era quella campestre di S. Maria alla quale era annessa quella di Ceppaloni. La chiesa arcipretale era anche redditizia, infatti, dal secondo istrumento, 7  Gennaio 1550, risulta che il territorio denominato” li Calvarini” era redditizio, mentre  dall’ottavo ed ultimo documento esibito, 25 Aprile 1643, risulta che l’arciprete di quel tempo si costituisce come arciprete di S. Maria in Piano, e concede in enfiteosi un territorio di tomoli sei redditizio alla medesima  Chiesa di S. Maria in Plano.  Quindi, dagli atti risulta che la Chiesa di S. Maria in Piano risale certamente al 16° secolo se non addirittura molto prima, che era una chiesa Arcipretale abbastanza importante e che la Chiesa di S. Nicola era annessa alla prima, pur formando insieme un’unica Parrocchia. E così fu sino al 1717 quando il cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, ne fece dono alla famiglia Iannotti di Ceppaloni, come risulta dalla  Bolla di concessione in possesso di Don Pasquale Iannotti. Ma il punto che doveva discutere il Supremo Senato del S.C. era proprio quello di accertare se l’arcivescovo di Benevento aveva il diritto di smembrare dall’Arcipretura una sua Chiesa per farne un dono alla famiglia Iannotti. A noi, oggi,  può sembrare strano che la parrocchia di S. Nicola fosse annessa a quella di S. Maria in Piano, ma, in effetti, se pensiamo che  non si conosce l’anno di fondazione della Chiesa di S. Maria In Piano, mentre la Chiesa di S. Nicola risale al 1502, come è scritto  sulla pietra  posta sul frontespizio dell’entrata,si può ipotizzare che  quando essa fu costruita era già esistente quella campestre di S. Maria alla quale la nuova venne annessa. Il che non è del tutto peregrino! Di poi, ma non è specificato l’anno, essendo la Chiesa di S. Maria in Piano in campagna e quella di S. Nicola era, come l’è nell’abitato, così per lo maggiori comodo degli arcipreti,pro tempore, e de’ cittadini in rapporto all’ amministrazione dei Sagramenti, ed all’esercizio delle sagre funzioni si passò in Arcipretale la Chiesa di S. Nicola, e siccome prima la Chiesa di S. Nicola era unita a quella di S. Maria in Piano, ch’era l’Arcipretale, così passando in Arcipretale quella di S. Nicola, a questa restò annessa  la suddetta chiesa di S. Maria in Piano. Quindi essendosi trasferita l’Arcipretura nella Chiesa di S. Nicola, in avvenire fu detta l’Arcipretura di S. Nicola, cui è unita la Chiesa di S. Maria in Piano. Prima di chiudere questo primo intervento, voglio riportare la descrizione della Chiesa così come si trova nel fascicolo dell’ Inventario dei beni, custodito nella  Parrocchia di S. Nicola:… questa chiesa di S. Maria in piano … sotto la pertinenza di Ceppaloni, nel luogo nominato della detta chiesa, cioè S. Maria in Piano, la quale confina con la via pubblica e con liberi dette case baronali di detta terra, è lunga palmi 32, larga … alta … con pavimento sassicano di mattoni con semplice tetto .. vi è solo un altare lungo palmi 207, largo … l’altare vi è l’immagine della Beata Vergine su statua di legno indorato con il bambino Gesù più passi in tre croci di legno indorato con ed  altro di legname indorato. I mobili di questa chiesa sono tre croci e Crocefisso, alquante reliquie, tre  casse usate, quattro cannelieri usati di legno indorati, due giarre di legno indorato con fiori, quattro angiolilli di legno indorati di argento usati. Due tovaglie buone con pezzilli di seta della lana. Un altro tovaglia usata di seta di casa con pezzullo lungo, uno avanti altare di lana d’argento con una fioraia, tre campane di.. larga palmi tre e mezzo di peso di libbre 300. Asseriscono Pietro Catalano e Horatio Mernone. In effetti, la Chiesa di S. Maria in Piano era di dimensioni molto modeste, tenuto presente  che un palmo equivaleva a circa 27 cm., era  lunga circa otto metri, il che ci porta a pensare che si trattasse più di una semplice cappella che di una chiesa, la cui importanza scaturiva dal fatto che per molto tempo, forse , fosse stata l’unica chiesa esistente. E’ possibile vedere sotto, una sorta di planimetria della Chiesa di S. Maria in Piano così come disegnata agli inizi   del XVIII secolo, quasi certamente nel  1709.

Beniamino Iasiello

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