La Madonna “ contesa”

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benjaminOgni  tanto mi reco alla sede arcivescovile di Benevento  per incontrare, nella biblioteca capitolare, Don Laureato Maio col quale mi piace parlare , ma soprattutto ascoltare, perché, relativamente al periodo riguardante gli anni cinquanta,   è un po’  la “ memoria  storica” del nostro paese. La biblioteca conserva moltissimi  manoscritti compreso il “Messale Beneventano 29” che , trafugato durante i bombardamenti del Settembre19 43, si riteneva  per sempre perso. Invece una studiosa inglese, Virginia Brown tra le maggiori esperte di scrittura beneventana, agli inizi degli anni duemila riconobbe nel manoscritto ”Egerton 3511” della Briitish library, un esemplare di scrittura in minuscola beneventana del XII secolo.

L’’11 Novembre del 2010, con una manifestazione tenutasi al Teatro Comunale, il codice fu  restituito alla sede arcivescovile  che lo custodisce, appunto, nella biblioteca Capitolare, il cui il direttore è Monsignore Don Laureato Maio.  Tra i tanti episodi che mi ha raccontato, credo che ce ne  siano alcuni che non meritano di cadere nell’oblio per la loro bellezza, per il loro significato  umano e sociale e perché fanno capire l’importanza che può avere per una piccola comunità una  presenza  capace di  dialogare con la gente e trovare le parole giuste per uscire fuori da situazioni, a volte, davvero difficili ed imbarazzanti. La storia che racconto  non tutti la conoscono e anche chi conosce il fatto, forse, non sa i dettagli  di una rivalità che vide “l’un contro l’altro armati” gli abitanti di Ceppaloni e S. Croce. S. Croce aveva la sua Chiesa in località S. Maria in Piano( che si trovava a metà strada tra il Camposanto di Ceppaloni, che era  dove  adesso  c’è l’officina meccanica di Mario Bosco, e S. Croce), ma una frana, agli inizi del Novecento, distrusse la Chiesa, lasciando intatti soltanto l’altare e la statua della Madonna Assunta. Si può  immaginare il grande sconforto che invase il Casale( così venivano chiamati allora i piccoli nuclei abitati), ma, purtroppo non ci fu  niente da fare se non portare la statua dell’Assunta  nella chiesa dell’Annunziata di Ceppaloni . Finché non  si incominciò a pensare  di costruire una chiesa nel paese e non più ristrutturare quella danneggiata.  Di Donato Giuseppe di S. Croce,eletto nel 1946 consigliere comunale,poi nominato assessore supplente del Comune di Ceppaloni, fu tra i protagonisti della iniziativa che  cercò di tradurre subito concretamente. Però, le difficoltà erano enormi perché per primo mancava il terreno dove poterla costruire e poi ci sarebbe stato bisogno di lavoro e di danaro. Ma sappiamo che la fede smuove le montagne! La terra per costruire la Chiesa fu donata , il 18 Gennaio del 1948 in Ceppaloni e nella Casa Comunale, davanti al Sindaco Costanzo Barone e il segretario comunale Pagliuso Alessandro,da : Di Donato Antonio fu Giuseppe di anni 34, Di Donato Alfonso fu Carlo di anni 33,Donisi Assunta fu Domenico di anni 34, Tartaglia Settimio e Bianca di anni 39 e 33,Rosa Francesco fu Giustino e di anni 51 e Raucci Palmina fu Angelo di anni 58. In effetti, i cittadini che donarono la terra, in misura diversa, risposero ad una istanza presentata, il 12 Luglio del 1947, dal’intera comunità  di S. Croce all’Amministrazione Comunale di Ceppaloni, con la  quale chiedevano di poter costruire una Cappella pubblica intestata a S. Maria in Piano, con spiazzale pubblico antistante detta Chiesa, con vincolo che dette opere rimangono  a far parte del demanio comunale e destinate alla pubblica utilità. … i suddetti signori ,  allo scopo di aderire al vivo desiderio della popolazione della frazione di S. Croce di aver nella frazione stessa una Chiesa pubblica decorosamente e convenientemente ubicata …  donano al Comune di Ceppaloni e per atto irrevocabile tra vivi, gli appezzamenti di terreno predetti, posti sulla rotabile S. Croce- Barba … i donanti si riservano il diritto  di poter costruire fabbricati sulla rimanente parte degli appezzamenti rimasti in loro possesso mettendo il fronte principale dei fabbricati sul confine della costruenda piazza pubblica comunale, senza dover osservare ulteriori distanze, con facoltà di aprire luci ed accessi sulla piazza. Parimenti i donanti Signori. … si riservano il pieno diritto di proprietà, col relativo frutto, di una pianta di ulivo posta nella zona che viene donata col presente atto, sino al deperimento di essa, senza diritto alla reintegrazione. In effetti, conservarono una specie di usufrutto su  di  una pianta di ulivo,e ciò la dice lunga sulle reali condizioni di  quel tempo!  Per cui fu davvero un atto d’amore verso il paese e l’attestazione di una grande fede, la donazione del terreno per la costruzione della Chiesa. Complessivamente, come risulta dall’atto n. 62 del Consiglio Comunale, tenutosi il 13 Luglio del 1947, furono donate complessivamente are 23 con l’imponibile di Lire 52,55. Inoltre,il Consiglio tenne a precisare nella delibera che “ la cessione gratuita del suolo sopradetto ha il solo scopo di rendere possibile le opere che si vogliono costruire, la cui spesa verrà affrontata spontaneamente da tutti i naturali della frazione , senza intaccare la finanza comunale”. Per il danaro necessario fu fatta una  colletta dagli abitanti di S. Croce, per  quanto riguarda il lavoro,invece, furono i “ Cantieri di lavoro” a mettere a disposizione” le braccia”. Bisogna sapere che,  dopo la fine della guerra, i comuni venivano autorizzati ,ogni  tanto, ad aprire dei “Cantieri di lavoro”,che  potrebbero essere equiparati,oggi, a corsi di formazione-lavoro e consistevano in quattro ore al giorno suddivise in due ore di teoria e due di pratica, Ebbene, fu proprio durante uno di questi cantieri, il cui direttore fu Giuseppe Di Donato, aperti nel Comune che venne costruita la Chiesa di S. Croce. I partecipanti al corso vennero impegnati(abolendo le due ore di teoria!)  per la costruzione della Chiesa,portando le pietre a mano dal “Paullo” e la terra per impastare dal bosco soprastante con una “zattera” appositamente costruita, come mi ha raccontato  Barone Domenico(Mimì) che  fu uno di quei giovani che partecipò al cantiere di lavoro  insieme  con Fantasia Domenico,Rossi Emilio, Rossi Filippo,Guglielmo Vito, Donisi Antonio e Beniamino,Rossi Carmine, Di Donato Francesco,Rosa Mario, Rossi Francesco, Maio Federico (detto Capannelle di Beltiglio), Silvestri Paolo , Rossi Giuseppe, Rossi Silvio e molti altri ancora.  La Chiesa fu terminata nel 1950 come si legge sulla pietra posta  sul frontespizio prima di entrare in Chiesa e, per l’occasione, fu trasportata a braccia,con immane fatica, quell’enorme pietra di marmo,con l’incisione in latino, posta sul lato destro della Chiesa. Il giovane parroco, terminati i lavori, assicurò che sarebbe stata organizzata una processione per riportare la Madonna dell’Assunta a S. Croce,  ma, purtroppo,  non aveva fatto i conti con la gente di Ceppaloni che, ritenendo che dopo tanti anni oramai la Madonna appartenesse al capoluogo, non volevano più restituire ciò che essi, per molto tempo, avevano semplicemente custodito . Alcuni di Ceppaloni, mi diceva sorridendo Don Lauro, arrivarono ad invocare anche  l’istituto dell’”uso Capione”!!! pur di trattenere L’Assunta nella chiesa de capoluogo,  Quindi, all’improvviso, si creò una atmosfera incandescente tra S. Croce e Ceppaloni che non prometteva niente di buono. Il parroco che non si aspettava una reazione così forte , venne a trovarsi in grande difficoltà pur ritenendo in cuor suo il diritto di S. Croce a riavere la statua dell’Assunta. Gli animi divamparono, la tensione diventava sempre più palpabile e la situazione, quasi,  incontrollabile. A Don Lauro, il Vescovo   consigliò di non prendere  parte alla “querelle”, e che se avessero, i parrocchiani, da dire o da proporre soluzioni si recassero da lui o presso la caserma dei carabinieri. Quando fu stabilito di portare la Madonna a S. Croce, Don Lauro avvertì la caserma dei carabinieri e qualche giorno prima, quando ancora i ceppalonesi  facevano fiamme e fuoco perché la Madonna restasse al capoluogo, il parroco, in una omelia precisò che la Madonna sarebbe stata trasportata a S. Croce e che era stato richiesto l’intervento della forza pubblica e che, quindi, si facesse attenzione a non creare bagarre inutili e dannose, ma era certo che tutto si sarebbe svolto in maniera civile, anzi, quasi ispirato dalla stessa Madonna( è la prima grazia che mi ha fatto, dice sempre Don Lauro) , continuò dicendo : eppure sarebbe bello che domani  foste voi a consegnare la statua agli abitanti di S. Croce in pace con voi e con loro, d’altra parte come il capoluogo festeggia la “sua” Madonna  il 15 di Settembre , così è giusto che anche S. Croce possa festeggiare il 15 di Agosto la Madonna dell’Assunta.  Con queste parole semplici, ma convincenti aspettò il grande giorno,in fondo, senza troppe speranze. Invece, il giorno seguente, si presentarono dal parroco alcuni rappresentanti  del paese che comunicarono che la statua sarebbe stata consegnata così come Don Lauro aveva detto. E fu così che gli abitanti di Ceppaloni , in processione portarono sulle spalle a Madonna dell’’ Assunta sino alla località “Deposito” dove  passò sulle spalle dagli abitanti di S. Croce che dopo circa cinquanta anni potettero di nuovo pregare la Madonna nella Chiesa del loro paese.  E’ una storia semplice che evidenzia  il forte senso religioso della nostra comunità, ma anche il  prevalere del buon senso, della comprensione, della disponibilità , dell’amore  grazie all’opera umile e persuasiva di chi nella comunità vive ed opera con grande senso di responsabilità. Nel recarmi a controllare la data di inaugurazione  della Chiesa di S. Croce , mi sono soffermato a leggere la scritta in latino sulla pietra di marmo , e grande è stata la sorpresa nel leggere che la vecchia Chiesa  distrutta di Santa Maria in Piano era molto vecchia. Infatti dall’iscrizione risulta che essa  fu “ricostruita”, nel 1796, durante il regno di Ferdinando IV, re di Puglia e di Sicilia, dalla famiglia Iannotti di Ceppaloni.Ma, questa è un’altra storia che racconterò la prossima volta.

Sotto, sono riportate delle foto che riguardano questa storia: la seconda è del 1950 e rappresenta il momento in cui la Madonna dell’Assunta  sta per entrare, per la prima volta,nella Chiesa di S. Croce

Beniamino Iasiello

 
P.S.

 Ha ragione Giuseppe Rossi nel dire che i fattorini della Ditta Rossi erano due.  Pur volendo non avrei potuto dimenticare zi Gaetà(Gaetano Fantasia), così come pure gli autisti di quel bus  perché fanno parte dei nostri ricordi e  in questi   ricordi ritornano come persone di grande umanità e simpatia che rispettavamo e volevamo bene come essi ne volevano a noi. Zi Gaetà lo ricordo anche per quell’aria fortemente minacciosa che la sua faccia assumeva  quando diventavamo veramente insopportabili!  Qualcuno potrebbe dire che nel ricordo  la percezione di uomini e cose si dilata sino ad assumere connotazioni che vanno al di là di quella che fu la vera realtà. Può darsi ! Ma per dirla con lo scrittore, premio Nobel, Gabriel Garcia Marquez: la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e  come la si ricorda per raccontarla.

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