“Video” ergo sum

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benjaminAlcune settimane  fa, da questo sito web, si  è già parlato e commentato  la vicenda della donna iraniana condannata a morte per lapidazione. Si concludeva anche affermando che era necessaria tenere alta l’attenzione  perché il regime iraniano avrebbe potuto far eseguire la condanna infischiandosene della pressione dell’opinione pubblica mondiale. La condanna fu sospesa perché Sakineh risultava ancora sottoprocesso, ebbene , il processo(pare) sia terminato e Sakineh è stata condannata a morte non più per lapidazione, essendo stata riconosciuta solo colpevole di complicità nell’uccisione del marito, ma per impiccagione. Come se ciò cambiasse qualcosa! In verità, i mass-media non stanno facendo mancare il loro appoggio, le varie petizioni internazionali continuano ad essere firmate da gente della strada, da premi Nobel ed intellettuali.

 

Ed è giusto che tutti si impegnino non soltanto per salvare la vita di   Sakineh , ma per l’abolizione completa della pena di morte . Mentre,però,  una donna è stata salvata dalla lapidazione per la pressione esercitata  dall’opinione pubblica internazionale e dalla diplomazia europea,   un’altra, Teresa Lewis dello Stato della Virginia,è stata condannata a morte tramite iniezione letale  e la sentenza  è  stata eseguita ,puntualmente, il 24 Settembre scorso .Nessuna mobilitazione,anzi è stata quasi ignorata: soltanto un silenzio “assordante”,né intellettuali, né appelli attraverso il web, né prime donne , come Carlà, che abbiano levato  la loro voce per salvare la vita di chi,  forse, è stata vittima della spregiudicatezza del suo amante.  Non credo che ci siano  condanne a morte giuste ed altre ingiuste, alcune  meritate ed altre no. La pena di morte è sempre una condanna ingiusta sotto qualsiasi latitudine e sotto qualsiasi forma di governo. Teresa Lewis fu condannata alla pena di morte nel 2003 per aver pianificato la morte del figlio e del marito, ma mentre lei veniva condannata a morte, gli esecutori materiali furono condannati all’ergastolo! E nonostante uno dei due scrivesse al giudice affermando di essere stato lui a sedurre e  convincere la donna ad organizzare l’omicidio del marito e della figlia per intascare l’assicurazione sula vita di 350.000 mila dollari. Condannata all’iniezione letale,considerata la più umana tra le condanne a morte e che, normalmente, consiste nell’iniettare una dose letale di pentotal che comporta prima paralisi respiratoria e poi paralisi cardiaca. La maggior parte dell’opinione mondiale che si era mobilitata per Sakineh  ha ignorato la condanna a morte per Teresa Lewis.  Il caso è esploso quando il presidente iraniano Mohamud  Abmadinijead , dalla tribuna dell’ONU, ha affermato che l’Occidente ha due pesi e due misure,  opponendo alla mobilitazione occidentale per Sakineh li silenzio  per l’esecuzione di Teresa Lewis( sembra quasi una nemesi storica! ). Come è possibile non concedere la grazia ad una donna con un Q.I. di 72 che è paragonato all’idiozia, ma soprattutto quando uno degli esecutori materiali del delitto, suicidatosi in carcere, scrive … era un bersaglio perfetto, una poveretta che io individuai subito e usai per il piano.  La vita di Teresa Lewis non equivaleva a quella di Sakineh? Ma  i mass-media sono rimasti  in silenzio e , si sa, che quando  non c’è effetto mediatico dirompente,le notizie non esistono: video ergo sum. Partendo da questa dura verità, credo che oggi si possa dire che chi il potere di vita o di morte è detenuto non  più dai  governi , ma dai mass-media che con la loro capacità di influenzare le coscienze determinano  gli avvenimenti. Altro esempio?  Lo tsunami che sconvolse l’Indonesia nel 2004 che portò  grandissimi lutti e distruzioni, fu un avvenimento  di cui si parlò per moltissimo tempo, mentre le televisioni di tutto il mondo facevano scorrere le immagini del disastro continuamente, la commozione, la pietas fu tanta e gli interventi umanitari non tardarono ad arrivare insieme con somme di danaro ingenti. Ancora: Il terremoto che ha colpito Haiti  all’inizio di questo anno, ha sconvolto per sempre l’economia di quel paese, case distrutte, centinaia di migliaia di morti( come in Indonesia) e  l’opinione pubblica mondiale non ha fatto mancare il sostegno materiale e morale , per molte settimane, le immagini sono continuate a scorrere davanti ai nostri occhi pieni di lacrime e di dolore . I mass-media  fanno  il loro dovere come è giusto che avvenga nei momenti difficili della vita di ogni paese. Ebbene, nel mese di Agosto del 2010, piogge torrenziali hanno messo in ginocchio il Pakistan: 3/5 del paese risultano allagati, fiumi di fango hanno travolto tutto ciò che incontravano, 3,2 milioni di raccolti distrutti, 900.000 case scomparse, 2 milioni di senza tetto, 20 milioni di sfollati e sei milioni di bambini, tra dispersi  ed orfani che sono in condizioni  estreme e rischiano la vita perché mancano medicinali,vaccini e  il rischio che possa scoppiare una epidemia  di colera è reale, diecimila scuole danneggiate e 2.000.000 di bambini   che non potranno iniziare l’anno scolastico. I morti sono stati 1500.  Una catastrofe immane verso cui  la solidarietà della comunità internazionale è stata abbastanza debole,   una tragedia  che non ha” guadagnato”,  per settimane, le pagine dei giornali e di tutti i mass-media perché, forse ,i morti sono stati appena 1500 e le “ciniche regole dell’informazione equiparano questa cifra( come ha commentato qualche esperto) a uno o due morti che si verificano nel nostro paese”, per cui l’impatto  non è così forte da determinare  una reazione emotiva  capace di scuotere nel profondo . Affinché ciò diventi possibile è necessario che le notizie e le immagini, soprattutto, siano mostrate continuamente dai mezzi  di comunicazione, altrimenti tutto è vano!  Oramai i mass-media pianificano l’intera nostra vita: cosa dire, cosa fare,cosa mangiare, quando ridere, quando commuoverci, quando piangere, sembra che si siano  sostituiti alle nostre coscienze  costruendo una sorta di coscienza collettiva  capace di indirizzare i nostri desideri, i nostri bisogni, i nostri sentimenti dove essi vogliono.  Non abbiamo goduto mai di tanta libertà , peccato che siano gli altri a muoverci senza che noi ce ne accorgiamo! Che fare? Le discussioni e i punti di vista sono tanti, ne hanno discusso , ne discutono e ne discuteranno ancora e sempre filosofi,scienziati, intellettuali, ma, si sa, non esistono punti di vista condivisi. Personalmente, ho ritenuto  sempre valida l’affermazione del filosofo Emanuele Kant  che in un suo scritto di fine Settecento  affermò“ Aude Sapere”, cioè non aver paura di servirti della tua intelligenza! Abbi il coraggio di far uso del tuo intelletto senza essere guidato da un altro!  Affiliamo le armi della critica, dico, e, forse, c’è speranza di salvarsi da questa anestesia  del cuore e della ragione.

Beniamino Iasiello
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