La Buona Novella e la la PFM

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 (2 Votes)
La Buona Novella e la la PFM 5.0 out of 5 based on 2 votes.
benjaminLa PFM è certamente uno dei complessi musicali rock che ancora oggi calca la scena musicali con grande successo. Dall’incontro di questo gruppo musicale con Fabrizio De Andrè, negli anni settanta, nacquero due album di canzoni che diventarono subito mitici. Alcuni anni fa, riproposero quelle canzoni( Amico Fragile, Via del Campo, Il Pescatore, Volta la Carta, Il Testamento di Tito e tante altre) in un omaggio a Faber che ottenne un grande successo. Quest’anno, hanno pensato di ripetere l’esperimento avvicinandosi ad un classico della produzione Deandreiana,”La Buona Novella”. L’album originale durava circa 30 minuti, mentre il lavoro della PFM dura circa un’ora in quanto, senza toccare i testi o aggiungerne  altri, ha ampliato i tempi con un fraseggio compositivo  di oltre mezz’ora. Il lavoro contiene, metterò tra parentesi le parti musicali aggiunte dalla PFM,  ( Universo e terra) – L’infanzia di Maria (La tentazione).
Il ritorno di Giuseppe(Il respiro del deserto). Il sogno di Maria. Ave Maria( Aria per Maria). Maria nella bottega del falegname( Rumori di Bottega). Via della Croce( Scintille di pene).Tre madri( Canto delle madri). Il Testamento di Tito. Laudate Hominem( Ode all’uomo). In verità , a me sembra che le musiche aggiunte rompano l’unità  che il cantautore genovese volle dare alla sua riflessione su chi fosse stato veramente  il Cristo che con la sua dottrina sconvolse le leggi su cui l’uomo aveva vissuto la sua vita. Dio o uomo? La risposta di De Andrè non lascia spazio a dubbi: il Nazareno è stato un  uomo e perciò  decide di raccontare la storia di Gesù attraverso i “ Vangeli Apocrifi, cioè vangeli non ufficiali che mettono in risalto soprattutto l’umanità della figura di Gesù  Cristo.  Un album concept che presentò al circolo della stampa a Milano nel 1970 e al quale si dimostrò sempre moto legato, non a caso nei concerti degli ultimi anni inserì canzoni quali”L’infanzia di Maria, Il ritorno di Giuseppe,Il sogno di Maria,Tre madri e Il Testamento di Tito. Quando fu pubblicato, in piena contestazione studentesca ed operaia, fu duramente contestato, venne considerato uno fuori dal coro:come è possibile, molti si chiedevano, che mentre i giovani europei ed americani lottavano per cambiare il mondo in una prospettiva laddove l’uomo venisse considerato come persona e non come merce, l’anarchico, l’ateo, il cattivo maestro De Andrè non partecipava al nuovo che si voleva far nascere rifugiandosi nella narrazione della vita  di Gesù’? Perchè non si schiera contro le stragi fasciste , contro un potere che opprime ed uccide? Eppure con la Buona Novella stava facendo proprio questo: attraverso il Gesù dei vangeli apocrifi, Fabrizio smascherava l’eterna lotta per il potere. Egli precorreva i tempi,  non era stato subito capito e risponderà così ai suoi accusatori: la Buona Novella era una allegoria che si precisava nel paragone tra le istanze migliori del sessantotto e le istanze, da un punto di vista spirituale, certamente più elevate, ma da un punto di vista etico-sociale molto simili ad un signore che 1969  anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, i soprusi dell’autorità, in nome di un egualitarismo e di una fratellanza universali. Si chiamava Gesù di Nazareth e secondo me è stato il più grande rivoluzionari di tutti i tempi. Ed ancora….perchè tra la rivoluzione di Gesù e quella di certi casinisti nostrani c’era una bella differenza:Lui combatteva per una realtà integrale piena di perdono, altri combattevano per imporre il loro potere… ma cosa predicava  Gesù , se non l’abolizione delle classi sociali? Guardate che prima di voi, un  rivoluzionario si è battuto per ideali che vi appartengono. E’ tra gli album più belli di Fabrizio De Andrè per l’intensità delle emozioni che riesce a suscitare, la sua voce diventa essa stessa  poesia fatta di amore,  dolore, strazio come in “Tre madri” quando Maria, nel vedere il proprio figlio morente , con parole semplici, che non  suonano come una ribellione o blasfemia, ma durissime nel contenuto, piange tutte le lacrime del mondo per un figlio che avrebbe voluto non figlio di Dio, ma figlio suo: non fossi stato figlio di Dio- t’avrei ancora per figlio mio. Con due versi riesce ad esprimere meglio di tanti  trattati l’amore immenso che lega una madre al proprio figlio e il dolore che lega Maria al pianto, al tormento delle madri  di Tito e Dimaco(i due ladroni che muoiono  con Cristo sulla croce,). Mi accorgo  di essermi allontanato per un momento dalla “cover” della PFM sulla quale il giudizio , complessivamente, è positivo,anche perchè operazioni del genere permettono di far conoscere la poesia di De Andrè ad un pubblico molto più vasto, composto soprattutto di giovani. Ma per chi , da oltre quaranta anni, ha nel cuore e nella mente la voce del cantautore genovese, diventa difficile “accettare” altre versioni e non perché i”classici” siano intoccabili, ma semplicemente perchè ritieni( forse,anche, sbagliando) che quelle canzoni possano essere cantate solamente da chi le ha scritte. D’altra parte senza nulla togliere alla bravura della “Premiata Forneria  Marconi”,dopo aver ascoltato la “cover” de “ La Buona Novella” la prima volta, non senti il bisogno di riascoltarla, mentre quella di Faber, dal lontano1970, è  passata dal “piatto” dove giravano i 45 e i 33 giri, alle cassette musicali, al CD, al Mp3 e continuerà a girare e ad essere ascoltato, con tutte le proporzioni e il rispetto dovuto, finché il sole risplenderà sulle sciagure umane.

Beniamino Iasiello
Sei qui: Home La rubrica di Benjamin La Buona Novella e la la PFM
Find us on Facebook
Follow Us