Miscellanea

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benjaminLa  difficoltà maggiore, in questa storia di separazioni, riguardava sempre  la delimitazione dei confini tra Ceppaloni e Beltiglio. Problema arduo che nemmeno l’ufficio del Corpo Reale del Genio Civile( così come riportato nel libro di Carmine Porcaro), riuscì a risolvere  in maniera chiara. Infatti, nella relazione del 1897, l’ufficio tracciò una linea intermedia per cui le borgate Manni, Mazzei, Penni, Porcari restavano a Ceppaloni, mentre le borgate Martini, Iantuschi e S. Angiolillo rimanevano a Beltiglio. Soluzione che non soddisfaceva né Ceppaloni né Chianche perchè  il capoluogo riteneva che la strada Giardelli fosse l’unico confine possibile ,mentre  la frazione era certa che il confine andava identificato col torrente Rotola. In effetti l’unica vera possibilità che Chianche ebbe di potersi separare risale al 1921(visto che era rientrata nel Comune la frazione di S. Giovanni) quando S. Leucio aveva espresso parere favorevole, ma la contropartita doveva essere quella di riconoscere nella strada Giardelli il confine tra il capoluogo e Chianche, anche se questa strada ,costruita nella seconda metà dell’Ottocento, forse, non poteva essere ritenuta  il confine naturale, come insistevano i consiglieri comunali di Ceppaloni.

Comunque al di là  dei problemi dei confini, che  non risultano essere stati mai più definiti, resta sempre la domanda: perchè Chianche poi Aquilia e infine  Beltiglio  voleva distaccarsi da Ceppaloni? Da cosa nasce tanta acrimonia ed insofferenza nei confronti del Capoluogo? Chiaramente le motivazioni  non erano quelle espresse  ufficialmente nelle domande di separazione che apparivano abbastanza inconsistenti, prive di motivazioni reali, ma da cause da ricercare nel profondo della mente di quel gruppo di persone che guidò quella “santa crociata” nei confronti di Ceppaloni. Gli interventi dei consiglieri, qualche testimonianza diretta e qualche documento ritrovato, risalente agli anni quaranta, certamente possono aiutare nel cercare di capire le motivazioni profonde che spinsero quella gente a “negare le proprie origini”.  Personalmente, ritengo che le frazioni nutrissero odio- amore nei confronti del capoluogo e, perciò, soffrissero di una sorta di complesso edipico laddove i figli(le frazioni) vogliono uccidere il padre(il capoluogo) per prenderne il posto e il tutto generato da una duplice componente: invidia per la centralità di Ceppaloni e discriminazione verso la gente della comunità ceppalonese, nel senso che la rappresentazione che essi avevano del paese e della comunità era fortemente negativa.. Avvalorata anche da qualche pregiudizio convertito nell’aforisma di cui ancora molti beltigliesi sono convinti: a S. Giovanni sono dittatori, a Ceppaloni sono  vagabondi e a Beltiglio sono lavoratori. Ecco spiegato dalla vulgata popolare l’antico arcano: gli unici cittadini virtuosi sono i beltigliesi  che lavorano alacremente e che, addirittura, si ritengono sfruttati dal capoluogo(Beltiglio è un campo fertile, benfatto- a far goder l’usato sfruttamento, metteva in versi il parroco don Eugenio Catalano); diceva un mio caro amico di Beltiglio: a vuie ve piace e stà  fora a teglia, sintetizzando in poche parole tutta l’avversione e la superiorità  di cui si sentivano portatori nei confronti  della gente di Ceppaloni! Non sarò io a negare quanta verità possa esserci nei vecchi adagi, ma l’estensione di quella categoria ad una intera comunità è la spia di rapporti molto tesi, fondati sulla disistima , incomprensione ed ostilità. E che essi vivessero con molto disagio questa situazione è dato di capirlo da alcune poesie che ho ritrovato del parroco di Beltiglio don Eugenio Catalano, il quale insieme con il professore Parente Giovanni raccolse le firme per il distacco da Ceppaloni in data 21 aprile1946, cosi come da una informativa  del gruppo dei carabinieri di Benevento inviata al Prefetto: Per notizia comunico che il 21 corrente nella frazione Beltiglio di Ceppaloni, ad iniziativa di Parente Giovanni, insegnante elementare e del parroco di detta frazione Catalano Eugenio, ha avuto inizio una raccolta di firme fra i cittadini che aderiscono alla proposta di elevare la frazione a comune autonomo con l’assistenza del R. notaio Orlando Domenico da Benevento. La raccolta delle firme continua e viene fatta anche nelle borgate Manni, Penni, Porcaro, Rotola e S. Angiolillo, del Comune di Ceppaloni. Fin’ora non si sono verificati incidenti di sorta. Per l’occasione, don Eugenio scrisse delle  poesie  che  inviò al Prefetto di Benevento S.E. Potito Chieffo per sollecitare la questione del distacco da Ceppaloni. Metteva in versi il dolore e l’atrocità che il paese soffriva per cui invocava la grazia che contesa- da un secolo ci viene da Caini- che spegnere non san la speme accesa. Sono versi duri, capaci  di accendere gli animi e far credere che davvero tutti gli eventuali mali del paese potessero derivare dal far parte del Comune di Ceppaloni.

A S. Potito Martire, Protettore di Ascoli Satriano- CittĂ  natale di S. E. Potito Chieffo. Prefetto di Benevento:

A t si volge, o martire Potito,
proteggitor d’Ascol satriano,
un popolo da lungo duolo attrito
per secolar preghiera alzata invano
A chi non ha ben l’obbligo sentito
Di far onore al nome cristiano,
( di cui pur vantatasi insignito)
Con un governo forte, giusto e umano
Deh, tu sostieni il degno tuo cliente
Potito Chieffo, ne la dura prova
Di far giustizia a la preghiera ardente
Che il misero Beltiglio a Lui rinnova,
Ma trepido da l’arti fraudolenti
Di chi ne l’ombra triste il male cova.
Al dott. Potito Chieffo
Prefetto di Benevento
Venimmo a te , Potito, pellegrini
Ad invocar la grazia che contesa
Da un secolo ci viene da Caini
Che spegnere non san la speme accesa,
Che in cielo finalmente si destini
Chi voglia che giustizia venga resa
Al conculcato popol di meschini
Che non regge a soffrir l’antica offesa!
Ai lampi de l’ingegno tuo sagace
Pensai tu possa essere a Beltiglio
Il Donator de l’anelata pace,
Se del divino sole cerchi ai rai
Il lume d’infallibile consiglio
E contro i rei tetragono ti fai!
Beltiglio, 18  Marzo 1947
Sac. Eugenio Catalano

Un sonetto viene inviato: per la mancata Commissione stabilita dal Prefetto l’8 Marzo per l’esame delle firme apposte alla nostra istanza per l’autonomia Municipale;

Udite, Eccellentissimo Prefetto
Poiché dirvelo in prosa non vale
Noi veniamo a dirvelo in un sonetto
Che la faccenda nostra ancor va male!
Di quanto l’8 Marzo venne detto
Riguardo al Comitato speciale
Ch’esaminar doveva se in effetto
L’istanza da noi scritta era legale
Dal Municipio nulla ancor s’è fatto
E nulla si farĂ ! Per Ceppaloni
Beltiglio è un campo fertile, ben atto
A far godere l’usato sfruttamento
Se il “basta” finalmente non s’intuoni
Dal Capo del Governo a Benevento.
Devoto e fiducioso il popolo di Beltiglio
Beltiglio, 27 Marzo 1947
Ossequiosamente
Rev Eugenio Catalano

Don Eugenio Catalano raggiunge il Prefetto al suo paese di Ascoli Satriano, con una cartolina postale, per ricordargli le pene dell’Inferno che la frazione stava soffrendo a causa  della mancata libertà:

O d’Ascoli aure dolci e salutari,
Portate i vostri effluvi singolari
Al nostro eccellentissimo Prefetto
D’ogni giustizia esecutor perfetto!
E diteGli che i grami Beltigliesi
Son, come in novo limbo, ancor sospesi
Ma soffrono le pene de  l’Inferno
Che il tempo a liberarsi sembra eterno!
Or ch’ei torna per voi più ritemprato
PietĂ  senta del nostro atroce stato
E da Roma solleciti l’aiuto
Il cui ritardo il mal rende piĂą acuto!


Se anche la Chiesa, invece di predicare amore  seminava odio, vuol dire che la situazione era diventata davvero insostenibile  per coloro che spingevano per una soluzione separatista in quanto spinti, a loro volta, da una forza inconsulta, nei confronti del capoluogo, che non riuscivano a controllare, come avvalora un ulteriore episodio raccontato dai pochi documenti ritrovati nell’Archivio di Stato di Benevento, così come anche le poesie. Sappiamo già che nel 1944 venne nominata una giunta da parte del Prefetto di Benevento in attesa delle elezioni che poi si tennero nel 1946. Ebbene, la giunta per ottemperare a tutti gli obblighi necessari per il “Censimento ricostruzione nazionale” dovette costituire delle sezioni( come normalmente si fa per ogni censimento) che, però, non furono gradite alle frazioni e la questione fu così esasperata che il Prefetto fu costretto ad inviare, su richiesta degli assessori di S. Giovanni e Beltiglio, un Commissario prefettizio per trovare una soluzione. Il commissario, dott. Mario Pascucci, dopo una rapida inchiesta (gli assessori Comunali hanno trascurato tutti i doveri derivanti dalla carica e si sono messi nella condizione di non poter più amministrare la civica azienda) fa presente che: 1) il bilancio per l’esercizio in corso, restituito dalla prefettura con osservazioni, non è stato più sottoposto alla approvazione della GPA, non permettendo la richiesta del contributo integrativo da parte dello stato, contributo di cui il comune ha stretto bisogno-2)l’ultimo provvedimento risale al 27 Maggio-3)non sono stati approvati i ruoli delle imposte comunali- 4)per mancanza di fondi di cassa, gli impiegati comunali non sono stati pagati da tre mesi – 5)non sono state rimborsate al Segretario Comunale le spese postali sostenute nel mese di Maggio- Giugno- 6)Infine, ciò che è più grave, non possono essere formate le liste elettorali generali e di sezioni. Un Comune, come si può notare, completamente allo sbando per una situazione che non avrebbe dovuto nemmeno avere inizio. Infatti, le sezioni che venivano stabilite per permettere l’adempimento del censimento non  avevano nessun valore dal punto di vista della delimitazione dei confini e i consiglieri di S. Giovanni e Beltiglio conoscevano bene la legge, inoltre il Commissario Prefettizio, riuniti gli assessori, fece delle proposte del tutto razionali per risolvere la questione, ma le risoluzioni presentate dal commissario non vennero accettate dagli assessori di Beltiglio e S. Giovanni… i quali, pur essendo stati esortati con tutti i mezzi ed in tutti i modi a maggiore spirito di consapevolezza e di responsabilità, si sono mantenuti ostinatamente fermi sul  principio che avrebbero impedito il regolare funzionamento dell’Amministrazione Comunale fino a quando non fosse intervenuta sulla questione relativa  alla delimitazione dei confini delle frazioni una decisione completamente favorevole alla loro tesi. L’atteggiamento si risolveva  in sostanza in un atto di violenza morale su chiunque fosse stato investito dal compito di giudicare e risolvere la vertenza. Di fronte a tale situazione, tenuto conto anche che il Sindaco di Ceppaloni è da tempo dimissionario, ritengo che non ci sia altro da fare che revocare gli Assessori in carica per inadempienza dei doveri e nominare un commissario prefettizio estraneo all’ambiente, che possa provvedere alla sistemazione dei servizi comunali ed alla definizione delle importanti pratiche in corso, rinviando a suo tempo e luogo la tanto agitata, esasperata ed ingigantita questione dei confini. Questa è la relazione che il 20 Luglio 1945, il Commissario Prefettizio, dott. Mario Colucci, invia al prefetto di Benevento. Esisteva un tasso di litigiosità tra i rappresentanti comunali davvero preoccupante che poteva portare all’esasperazione delle coscienze alimentata anche dal parroco don Eugenio Catalano con i suoi sonetti dedicati al Prefetto e che certamente erano conosciuti anche nel paese: l’unione tra il “trono(potere civile) e l’altare(potere religioso)”  avrebbe potuto facilmente far degenerare la situazione. E che una forte agitazione attraversasse la frazione Beltiglio,  lo hanno confermato anche alcuni testimoni di quel tempo con cui più volte ho avuto modo di parlare e di discutere  e che  ricordano  fatti e personaggi. In tutta questa storia, qual è stato l’atteggiamento dei rappresentanti comunali di Ceppaloni?  Cercarono sempre di opporsi ad una separazione di cui non ne capivano i motivi, ma che ritenevano esiziale  per Ceppaloni dal punto di vista  sociale,  politico ed economico, essendo la terra più ubertosa del territorio come tutti riconoscevano. La loro posizione era di attesa e speravano che tutto rientrasse nell’alveo naturale così come poi avvenne. Comunque,  credo che la storia si concluse come era giusto che si concludesse, cioè non alterando l’integrità territoriale del Comune che nel tempo si è sempre più rafforzata, perchè la trasformazione della società dell’ultimo cinquantennio ha permesso alle varie realtà territoriali di conoscersi meglio, di poter colloquiare, confrontarsi anche scontrarsi, ma con la consapevolezza che il percorso, pur con sfaccettature diverse, andava fatto insieme, pena una disgregazione del Comune che avrebbe penalizzato non solo Ceppaloni, ma anche S. Giovanni e Beltiglio.

Beniamino Iasiello

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