I frazionisti divennero frazionati!

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benjamin

Il distacco di S. Giovanni da Ceppaloni comportò un nuovo assetto territoriale, politico ed economico. Fu una vera rivoluzione dove Chianche, soprattutto, accusò una serie di forti contraccolpi per alcune decisioni, un  po’superficiali( o volute?), secondo me,che il commissario Reale prese rispetto alla nuova realtà del Comune. Infatti, Chianche si rese conto che il nuovo contesto avrebbe comportato un ruolo primario del capoluogo nel determinare la vita politica ed economica del nuovo Comune, per cui il consigliere Angelo Catalano, , propose al consiglio di produrre ricorso alla 4^ sezione del Consiglio di Stato  per ripristinare la territorialità del vecchio Comune. Ricorso che puntualmente fu prodotto, ma che il Commissario annullò.

 

Il 6 Maggio 1905, la  ridistribuzione del numero  dei consiglieri tra il capoluogo e Chianche comporterà, per alcuni versi, anche una delimitazione territoriale: Visto, afferma il Commissario Reale, che il comune di Ceppaloni si compone della frazione Chianche  e del capoluogo al quale sono aggregate le ville di S. Croce, Barba, Iasielli, Caramelli, Martini, Penni, Porcari e che la popolazione totale superando i tremila abitanti, compete al comune il numero di 20 consiglieri; Considerato che ascendendo gli abitanti del capoluogo a 1928 e quelli di Cianche a 1236, il primo dovrà eleggere 12 consiglieri e la frazione di Chianche otto consiglieri. E’ chiaro che per quello che era il sistema elettorale allora vigente( per frazioni) e per il numero di consiglieri che ogni frazione doveva esprimere, Chianche sarebbe stato sempre perdente rispetto al Capoluogo. Inoltre, la Giunta Provinciale Amministrativa , pensò bene, nell’interesse dei cittadini di Chianche, di suddividere la frazione in “Chianche 1” e “Chianche 2”: Considerato, afferma il commissario, con la delibera del 26 Maggio: che giusto e savio consiglio della GPA è stato quello di far studiare se meglio rispondere  alle convenienze della popolazione di proporre una ripartizione più frazionata secondo le diverse borgate; Considerato che agli interessi delle due frazioni convenga mantenere ferma pel capoluogo l’assegnazione di dodici consiglieri in rapporto alla sua popolazione di 1928 abitanti, facendo concorrere all’elezione dei medesimi tutti gli elettori di Ceppaloni centro che comprende le borgate di S. Croce, Barba, Caramelli, Iasielli, Penna, Porcari, in questa nuova delibera è scomparsa la borgata  Martini); Considerato che la frazione Chianche non è composta, come Ceppaloni,di un proprio centro e di piccolissime borgate, ma è invece composto da 13 aggregati di case sparse per una ampia zona di territorio ed allacciate per la maggior parte da vie mulattiere o  poco transitabili perchè da tanti anni lasciate in abbandono; Ritenuto che secondo l’ultimo censimento tutta la popolazione di Chianche ascende a 1266 abitanti  e che spettandole 8 consiglieri essa ha diritto ad un consigliere ogni 158 abitanti; Ritenendo che agli interessi dei numerosi aggregati di Chianche convenga una ripartizione più frazionata raggruppando gli elettori in due sezioni separate assegnando alla prima( composta da Testi, Martini, Maielli, Ricci, Mignoni, Conti, Confini e case sparse,Cortoffo,  Cataudi e Varricchi), con un totale di abitanti 784, cinque consiglieri e alla seconda( composta da    Catalani, Pizzirussi, Chiesa, Petrara e case sparse con un totale di abitanti 484) tre consiglieri. Forse l’intenzione del commissario non era malvagia se si fosse fermata semplicemente ad istituire due sezioni elettorali, ma da qui a creare due realtà distinte all’interno della stessa frazione, per cui ognuna di essa eleggeva i propri rappresentanti, significava andare contro qualsiasi norma di buon senso e, ritengo, anche giuridica. La separazione di S. Giovanni, ridimensionò drasticamente Chianche, che finisce col diventare , di fatto e di diritto, una semplice appendice del Capoluogo. Al danno ricevuto, si aggiunge la beffa quando il commissario, con la delibera del 29 Maggio 1905, annulla il ricorso presentato alla 4^ sezione del Consiglio di  Stato adducendo a motivo che un Comune come quello di Ceppaloni che non è ricco e laddove  la sovrimposta sui terreni e fabbricati raggiunge un limite altissimo: non sarebbe atto di una prudente amministrazione quello di lasciare che il Comune corra il rischio di dover pagare ingenti somme solo per fini di partigianeria senza che gliene venga nessun utile, anzi facendo ripiombare il comune nelle lotte più aspre dalle quali si è per sempre liberata. Perciò delibera di rinunciare al ricorso nell’interesse della comunità perchè esso non è stato ispirato  da fini economici,politici e morali, ma solo dal desiderio di perpetuare uno stato di cose di fatto per il quale la vita amministrativa veniva paralizzata (perchè la tesi del commissario era che il ricorso conveniva soltanto a Chianche che alleandosi con S. Giovanni poteva costituire elemento di paralisi della via amministrativa, come già tante volte per il passato si era verificato). Senza contare che lo stesso ricorso,poi, era minato da un vizio di forma , in quanto il sindaco(Costanzo Iannotti) aveva affidato al proprio padre,Vincenzo Alfredo Iannotti il mandato di produrre ricorso ala 4^ sezione del  Consiglio di Stato. I rappresentanti di Chianche accettarono la nuova realtà disegnata dal commissario senza opporsi ed anche quando andò via,  il nuovo Consiglio Comunale non si adoperò per cambiare uno stato di cose inaccettabili per Chianche. Passeranno circa due anni prima che venisse presentato formale ricorso, ma non dai rappresentanti comunali della frazione, bensì dai cittadini di Chianche che l’otto Giugno del 1907, inviarono  al Commissario: l’istanza diretta all’on. GPA da sessanta elettori  delle frazioni Chianche1° e Chianche  2° per ottenere che la frazione Chianche divisa in due con provvedimento della Giunta stessa  del 26 Maggio 1905 venga ripristinata nella sua integrità. Il Commissario, S. De Ruggiero, valutata la richiesta , ritiene di dare parere favorevole,  precisando però, che rientra  nei criteri puramente discretivi dell’onorevole GPA l’accoglimento o meno della istanza.  La domanda, in ogni caso, doveva essere firmata per lo meno dalla metà degli elettori per poter poi essere inviata alla GPA. Il 14 Giugno 1907, i cittadini di Chianche ripresentano la domanda: arricchita di nuove   firme, perchè il numero complessivo degli elettori delle due frazioni di Cianche,  come risulta dalla lista elettorale del 1906, ammonta a 194, che da essi detratti i 26 elettori che , giusta i certificati esibiti, sono “presentemente assenti” restano presenti n. 168 elettori e che quindi il numero dei firmatari della istanza è di 95 così da superare la maggioranza richiesta, e il Commissario, nel ritenere ammissibile l’istanza presentata, fa presente, ala GPA, che le due sedi delle frazioni Chianche1° e Cianche 2° furono fissate in due borgate( Cataudi e Maielli) distanti tra loro un trecento metri e assegnate entrambe a Chianche 1°. Come ogni storia che si rispetti, anche questa ha qualche lato oscuro: 1) come fu possibile che la Giunta Provinciale Amministrativa  dividesse una frazione in due realtà  indipendenti, creando, di fatto, una  frazione nella frazione?- 2) Perchè i consiglieri comunali di Chianche non ricorsero immediatamente contro una simile delibera che di fatto comportava anche una delimitazione territoriale tra la frazione e Ceppaloni? 3) perchè saranno i cittadini e non  i consiglieri a presentare l’istanza per ricomporre l’integrità della frazione Chianche?  E’ difficile rispondere , dopo oltre un secolo  a questi quesiti, anche perchè negli atti consiliari non è   possibile trovare niente altro oltre quello che sto raccontando. Non avendo elementi certi, è  possibile solo formulare  qualche congettura: e se la divisione della frazione Chianche in Chianche1° e Chianche 2° ai consiglieri poteva risultare comoda? Perchè? Ma perchè ad una moltiplicazione di frazioni corrispondeva una moltiplicazione di poteri! E il potere, anche a scapito di una intera comunità, è una sirena alla quale è molto difficile resistere. Se così fu( e l’ipotesi non è peregrina), i cittadini mostrarono molto più buon senso  e razionalità dei loro rappresentanti,e  indicativo di ciò che penso, è il fatto che gli abitanti di Chianche presentarono la domanda al commissario prefettizio, che si insediò al Comune soltanto dall’8 Giugno  al 12 Luglio del 1907, pur potendola presentare  al Comune, il cui facente funzione era  il consigliere di Chianche, sig.  Francesco Testa. Non è secondario ricordare che l’istanza, arricchita di nuove firme dei “naturali di Chianche”, fu presentata immediatamente così da permettere il 14 Giugno al Commissario prefettizio di esprimere parere positivo per l’invio della domanda alla GPA. Stando alla cronologia dei fatti, sembra quasi che i cittadini  avessero capito  che con il nuovo consiglio, certamente la frazione sarebbe rimasta duplicata, perchè ai consiglieri non conveniva unirla. Da ciò l’urgenza di risolvere la questione   prima che si insediasse il nuovo consiglio comunale che, il 25 Luglio 1907, elesse sindaco di Ceppaloni il cons. Costanzo Iannotti con voti 17/18 che però non accettò, per ragioni familiari. Nonostante le insistenze,il Sindaco, appena eletto, non recedette per cui il Presidente, cons. Onofrio Parenti, invitò il consiglio novellamente a votare per nominare il sindaco. Effettuata la votazione venne eletto sindaco con voti 17/18 il cons. Onofrio Parenti. La giunta fu composta dagli assessori titolari: Mele Andrea, Francione Alessandro, Testa Clorindo, Testa Filidei. Assessori Supplenti: Scarano Alfonso e Manno Nunzio. Gli altri consiglieri eletti furono: Nicola Iannotti. Costanzo Iannotti, Pepicelli Errico, Rossi Nicola, Rosa Biagio, Rossi Tommaso, Barone Cosimo,Zerella  Emilio,  Di Donato Giuseppe, Catalano Vittorio, Iasiello Giuseppe, Catalano Vittorio, Galasso Sebastiano. Alla fine,su proposta del consigliere Nicola Iannotti, venne deciso di inviare  il seguente telegramma a S. M. il Re d’Italia: Novello Consiglio Comunale Ceppaloni invia saluto d’omaggio V. M. invocandolo auspice  di florido avvenire. E cosi fu, perchè l’Amministrazione Comunale giunse alla sua naturale scadenza(1913) senza interventi prefettizi. Fatto inusuale per quei tempi.

Beniamino Iasiello
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