La Chiesa racconta il paese

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VideoLa Chiesa a Ceppaloni ha svolto sempre una grande funzione sociale. Soprattutto negli anni postbellici, quando il paese era tagliato fuori da qualsiasi via di collegamento e l’unico mezzo per spostarsi erano le proprie gambe. Il treno alla stazione di Chianche-Ceppaloni o il pullman della “Ditta Rossi” funzionavano, ma erano i soldi che mancavano per il biglietto e poi per andare dove e a fare che cosa? Però, i giovani degli anni cinquanta e sessanta ebbero la grande fortuna di avere come sacerdote Don Laureato Maio (don Lauro) giovane prete che veniva da Altavilla Irpina, pieno di entusiasmo e di voglia di fare che riuscì a coinvolgere non soltanto i giovani del paese, ma l’intera comunità con una presenza costante e con l’entusiasmo e l’amore che gli derivavano dall’essere giovane e dalla lezione evangelica.

Mise a disposizione per i ragazzi la sala vicino alla Chiesa di S. Nicola facendone, non senza prima dotarla di ping-pong e calcio balilla, un punto di ritrovo per tutti noi che, oltre la piazza, non possedevamo niente altro. Ma così come eravamo presenti per giocare, con lo stesso impegno ed amore lo seguivamo anche nella chiesa e nelle funzioni serali e domenicali: non ci fu nessun ragazzo che non abbia servito messa, anzi, ricordo che si lottava per poterlo fare perchè, tra l’altro, si avanzava in una speciale classifica a punti dove concorrevano tanti altri fattori e che proclamava la squadra vincitrice a fine di ogni anno. E’ il caso di dire che il Signore, tramite il suo servo, si serviva di strade accattivanti, ma anche difficoltose. Spesso si andava a casa sua a vedere la televisione, una delle poche del paese, e anche delle volte a mangiucchiare qualcosa. La parlata dialettale, allora, dominava e escogitò un modo per far parlare in italiano ognuno di noi, perchè aveva capito l’importanza che la lingua avrebbe giocato nella nostra formazione e nella società: passare il “testimone” a colui che parlava in dialetto, per cui delle volte ci si nascondeva per cogliere in fallo l’amico. A pensarci oggi, credo che sia stata una grande intuizione molto prima che Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, affermasse una grande verità: è la lingua a fare uguali e liberi gli uomini. Gran bei tempi quelli! Qualcuno dirà perchè eravate giovani, è vero anche questo, ma soprattutto c’era da parte nostra la volontà di fare, di uscire da una realtà depressa e in ciò i nostri genitori furono anche grandi educatori perchè capirono che soltanto la scuola avrebbe potuto portarci fuori dall’orizzonte molto angusto del paese. Per tanti altri fu lo sviluppo industriale della nazione a determinare la scelta fondamentale della loro vita, che, purtroppo, coincise, spesso, con l’emigrazione interna o estera. Don Lauro è rimasto nei cuori di tanti di noi che l’hanno conosciuto, e ancora oggi quando mi è possibile vado a trovarlo alla biblioteca arcivescovile di cui è direttore. Ed è bello ritrovare lo stesso sorriso e la stessa serenità che l’hanno sempre caratterizzato. Dopo di lui, sono venuti altri sacerdoti che hanno dato impulso alla vita del nostro paese:come non ricordare Don Elio che nella sacrestia della Chiesa dell’Annunziata, durante l’estate, mi dava qualche lezione di latino e greco ripetendo la consecutio temporum o l’aoristo, o Don Giuseppe Pretto che, ricordo, per la capacità di mettere tutto in discussione e mi prestò molti testi per l’esame di “Storia del Cristianesimo” all’Università? E poi ancora Don Giuseppe Lucia che restò per poco tempo, ma si fece apprezzare per la capacità di stare e parlare con i giovani. E don Lupo Palladino che sembrava essere sempre stato con noi, lui gioiva e soffriva per le sorti di un paese con il quale si era quasi identificato e che sentiva come suo e, soprattutto, per la capacità di saper ascoltare, che oggi è “merce”rara. Don Renato Trapani, sacerdote attuale, arrivò, giovanissimo, circa venti anni fa e la sua facilità d’eloquio, la sua simpatia fecero subito breccia nel paese, anche perchè sempre disponibile, pronto ad impegnarsi in prima persona. Insieme abbiamo organizzato alcuni piccoli eventi: un concerto convegno su F. De Andrè, un convegno sulla pace nel mondo, un altro su etica e giustizia. Ecco perchè, verso la fine del 2004 proposi a don Renato di organizzare un momento di riflessione sulla vita del nostro paese attraverso la parola dei sacerdoti che avevano guidato la nostra comunità. Nacque così l’idea di invitare tutti i preti, purtroppo alcuni erano morti come. don Giuseppe Pretto e don Giuseppe Lucia, mentre Don Elio, per impegni pregressi non riuscì ad essere presente. Vennero Don Laureato Maio, Don Lupo Palladino che insieme con don Renato Trapani, forse, sono stati quelli che hanno maggiormente scandito il nostro tempo perchè quelli che maggiormente sono rimasti nel paese. Anche se l’amore per il posto dipende non tanto dal tempo cronologico, ma da quello dell’animo. E Don Lauro, poco tempo fa, mi ha detto una cosa molto bella che testimonia l’amore e il legame forte che aveva costruito con la comunità: : non dimentico mai di ricordare nelle mie preghiere e nelle messe che faccio dire quei giovani che ho conosciuto e che purtroppo non ci sono più. Ebbene sono parole che ti commuovono e che ti fanno capire la grande forza che possiede l’amore e il grande cuore di un sacerdote che non ha dimenticato i suoi ragazzi(dopo cinquanta anni!)conservandone immutato il ricordo e l’affetto. Fu una bella giornata quel trenta Gennaio del 2005, dove, è vero, ebbe il sopravvento il passato, ma un po’ di” amarcord”, delle volte, è importante per farci stare meglio, oltre al fatto, come affermava George Orwell, che solo chi controlla il passato, controllerà il futuro. Don Renato che è di “multiforme ingegno”, per l’occasione creò, davvero, un grande e bel manifesto per pubblicizzare la manifestazione e creò un CD che attraversa il paese, fotograficamente, a partire dagli anni cinquanta sino agli inizi del nuovo millennio. E’ un vero gioiello che la nostra comunità dovrebbe conoscere. Perchè non consegnarne una copia alla biblioteca comunale e alla Direzione Didattica di Ceppaloni così da dare l’occasione ai ragazzi di oggi di vedere un passato che, forse, mai potrebbero immaginare? Oltre a queste poche riflessioni, immetto in rete anche il CD per dare la possibilità a tanta gente, vicina e lontana, di vedere, e per alcuni rivedere e ricordare, semplicemente il paese di quegli anni che furono difficili e sofferti per tutti.

 

Beniamino Iasiello

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