Vera emancipazione?

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benjaminLa festa è finita! Ecco, così dovrebbero dire le donne il prossimo 8 Marzo. Infatti, è da parecchi anni che la festa della donna è diventata stanca e ripetitiva ritualità. che può servire, tutto al più  per ritrovarsi con le amiche per una pizza e un buon bicchiere di birra. E certamente, sono sicuro che sono le stesse donne ad aver capito da tempo che non  basta una festa per riscattare una vita fatta  di lotte continue tra il lavoro e la casa , tra i figli e il marito e il ritmo frenetico di una società che con i suoi canoni estetici  le ha rese “schiave” felici(?) del mito della bellezza e dell’eterna giovinezza . Non nego che parecchi decenni fa , ha avuto un senso l’8 Marzo perché , per le donne, il problema reale era quello di acquisire una visibilità , era poter dire : guardate ci siamo davvero,non siamo oggetti inanimati , abbiamo l’urgenza di uscire dalle case, di stare con gli altri, di poter discutere, confrontarci, non siamo belle statuine di cui servirsi solo nell’ambito domestico. Fu  una esplosione di gioia di vivere e il credere che le catene mentali, una visione della vita oscurantista  fossero scomparse per sempre.

La condizione della donna nel nostro sud era stata ben delineata da una ricerca fatta da Elena Gianini Belotti agli inizi degli anni settanta. Il libro è intitolato” Dalla parte delle bambine” e vi si racconta,tra le altre cose di come in Lucania, quando nasceva un maschio veniva versata una brocca d’acqua per la  strada ,a manifestare le vie del mondo che doveva percorrere, così come i tanti rivoli d’acqua che si formavano lungo la strada ,  mentre quando nasceva una femmina la brocca con l’acqua era versata sul focolare. Una brocca d’acqua versata nel focolare indicava l’unica strada che aveva davanti a sé una bambina: la casa. Di acqua(o di brocche d’acqua!) ne è passata   sotto i ponti da allora  e le donne sono entrate di prepotenza nella vita sociale, politica, economica, scontrandosi con un potere tutto al maschile che come ogni potere non vuole perdere il potere( mi si perdoni questo calembour) ma conservarlo ed aumentarlo e, quindi, si è attrezzato in maniera tale da respingere subdolamente qualsiasi attacco alla sua centralità. Le donne hanno conquistato una centralità inimmaginabile, ma a prezzo di enormi sacrifici e di difficili scelte dalle quali sempre dipende l’organizzazione futura della loro vita. Esse difficilmente riescono a coniugare carriera e famiglia, perché la cura della famiglia comporta tempi e costi che le grandi holding non possono o vogliono permettersi.. Sarebbe necessaria una organizzazione sociale diversa costruita sulle reali esigenze della donna e della famiglia e non su quelle esclusive  del profitto. Molto è stato fatto,ma la distanza  da coprire è ancora tanta, anche perché a  momenti di grandi entusiasmi,  lotte e conquiste si alternano tempi di riflusso, come quelli che stiamo vivendo, in cui sembra di ripiombare all’improvviso in tempi che pensavamo essere stati superati per sempre. Pare che la donna venga giudicata solo dalle sue misure,dal suo mostrarsi,  dalla capacità di essere carina e disponibile, altrimenti diventa difficile entrare nel mondo che conta come le ultime vicende sessual-politiche  raccontano. Davvero sono ritornati i tempi delle passioni tristi dove al futuro come promessa si è sostituito il tempo  del futuro come minaccia? Sembra dominare una sorta di maschilismo silenzioso e strisciante  nella società , nella scuola,nei luoghi di lavoro che non lascia sperare nulla di buono, per cui , forse , sarebbe auspicabile, per le donne, ritornare ad un nuovo femminismo capace di contrapporsi  alla deriva qualunquista- velinista di cui la televisione generalista ha  grandi  colpe.  Inoltre  quando parliamo dell’universo femminile, facciamo riferimento sempre al modello occidentale, ma se proviamo a svoltare l’angolo ci si imbatte in realtà spaventose che la mente nemmeno riesce ad immaginare. Cosa hanno da festeggiare le donne che arrivano nei paesi occidentali per trovare un lavoro che le riscatti da una vita di stenti , di soprusi e di violenze e  tante finiscono col ritrovarsi direttamente sulla strada perché considerate come merce di cui poter disporre a piacimento?  E in Asia, dove una politica demografica inumana, pazzesca  ha fatto si che la popolazione maschile superi  quella femminile, in alcune zone dell’Asia ogni cento donne nascono centosedici uomini, e questo come  conseguenza della politica del figlio unico che porta alla pratica di aborti selettivi, del controllo delle nascite, dei maltrattamenti infiniti a cui sono sottoposte le donne. Si calcola  che, per effetto di questa politica demografica, in Cina,  circa un milione di uomini non potrà sposarsi perché “l’altra metà del cielo”, così Mao-Tse-Tung definiva  il pianeta femminile; sta diventando invisibile  . E in Africa? Le cose non vanno meglio. Fame , sete, aids falciano  le vite delle fasce più deboli tra cui  donne e bambine che sono  soggette,inoltre, a stupri e violenze infinite ed inaudite, basti pensare all’orrore della infibulazone -. Si calcola che  nella guerra civile in Ruanda, soltanto dall’aprile al luglio del 1994 vennero trucidate circa un milione di persone a colpi di machete e, secondo Amnesty International, vi furono oltre 500.000 stupri!  E’ stato tutto inutile? No, le donne hanno conquistato libertà , dignità, hanno mostrato di avere grande intelligenza, passione, entusiasmo e di essere “migliori degli uomini” e anche nel terzo e quarto mondo qualcosa sta incominciando a muoversi, però non va dimenticato che i progressi compiuti  vanno sempre custoditi e difesi e non va mai abbassata la guardia rispetto ad un  potere che sarebbe ben lieto di rispedirle; le donne, nell’”inferno” nel quale si trovavano.

Beniamino Iasiello

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