Riforma della scuola secondaria

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benjaminRiforma epocale, come afferma il ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini o taglio epocale, nel senso che questa riforma della scuola risponde più ad una logica economica che ad una visione della società e della scuola proiettata nel futuro? Quando le posizioni sono così fortemente divergenti, è il caso di ritenere   che forse  la verità sta nel mezzo. In verità, è un cambiamento che si stava aspettando da parecchi decenni: la riforma   “Gentile” del 1923 per i licei e  quella “Bottai” del 1931 per gli istituti tecnici erano ancora i punti di riferimento del sistema scolastico italiano. Mentre  la scuola primaria era stata più volte rivista,basti ricordare i programmi del 1955  e la riforma del 1975 per la scuola elementare e la riforma epocale della istituzione della scuola media del 1962 e  i programmi del  1977, la scuola secondaria superiore non era mai stata toccata da una riforma complessiva.

 

Ma, a partire dalla seconda metà degli anni settanta,  ci si era affidati allo strumento della sperimentazione con il quale veniva dato possibilità agli istituti di rinnovare metodi e didattiche in maniera tale da mantenere il passo rispetto ad una società in continua e veloce trasformazioni. Così,nel giro di un  ventennio, le sperimentazioni aumentarono in modo vertiginoso sino a diventare una foresta che, di anno in anno, diventava sempre più oscura e complessa.. Quindi, la scuola,  la società avvertivano l’esigenza di un intervento deciso,  e non è un caso se tutti i governi di centrodestra, di centrosinistra abbiano posta la riforma della scuola secondaria superiore come momento qualificante della loro azione di governo. Puntualmente,però, questi progetti di riforma finivano col cadere miseramente. Riformare vuol dire aver un modello di sviluppo per poter disegnare un percorso di ampio respiro che permetta di costruire una scuola capace di rispondere alla sfida di una economia globale, fondata sulla innovazione e sulla formazione. Una società della conoscenza  ha bisogno di una scuola pronta ad accettare la sfida, in maniera tale che alle giovani generazioni vengano assicurate autonomia di pensiero  e saperi di lunga durata. C’è bisogno di una scuola che formi  “teste ben fatte” e non “teste piene”,  ma per poter far e ciò  è necessario investire nella scuola grandi risorse economiche senza delle quali  non sarà possibile fare quel salto di qualità per avvicinarsi veramente all’Europa Ben venga allora una riforma che ha messo ordine in  questa jungla di sperimentazioni  oramai diventate obsolete. Gli indirizzi che andranno  in vigore con  la riforma sono. 1) Liceo classico-2)Liceo scientifico e Liceo scientifico con opzione applicato-3)liceo linguistico-4 ) Liceo artistico con i seguenti indirizzi a)Arti figurative -b)Architettura,design, ambiente,c) Audiovisivo,multimedia- 5) Liceo Musicale e Coreutico- 6)Liceo delle Scienze umane, mentre per l’istruzione tecnica ritroviamo soltanto due settori:1) Economico-2) Tecnologico. Il settore economico, a sua volta , si divide in due indirizzi:1) Amministrazione, finanze, marketing-2) Turistico, mentre il  settore  tecnologico include nove indirizzi: 1) Meccanica- 2) Trasporti- 3)Elettronica- 5) Informatica-6) chimica- 7) sistema moda. 8) Agraria- 9) Costruzione,ambiente, territorio. Poche decine di indirizzi , rispetto agli oltre 700 che oramai erano diventati incontrollabili. Allora , va tutto bene? Non è proprio così. Il primo passo è stato fatto, ma non permette, a mio avviso, di guardare con ottimismo al futuro, perché, come ha detto Guido Ferratini,uno dei massimi  esperti  del mondo della scuola,: la riforma strutturale va bene,ma la riforma della scuola è un’altra cosa. Un conto è rinnovare il contenitore, un conto è rinnovare il contenuto. Una cosa è cambiare l’impianto e un altro è il modo di fare scuola. Per operare in tale direzione, c’è bisogno di investire forti  risorse economiche e questa riforma  pare si fondi  sull’assioma del massimo profitto(economico) col minimo(nessuno) investimento!. D’altra parte, lo stesso ministro, in una intervista rilasciata a”Il Sole 24 ore” ebbe a dire: …una cura di cavallo inevitabile per la scuola. Questo governo è stato eletto per sanare i conti pubblici.  Ma ,purtroppo, riforme a costo zero non esistono per cui effettivamente, nonostante la positività di alcuni aspetti come la riduzione degli indirizzi, il rafforzamento di alcune discipline di indirizzo,  riduzione delle ore laddove alcune sperimentazioni arrivavano a 36 o 40 ore settimanali(vero sconcio pedagogico e psicologico),c’è il rischio che L’Europa si allontani sempre di più se non si investe in infrastrutture(buona parte dell’edilizia scolastica è fatiscente e non risponde ai requisiti minimi di sicurezza), in tecnologia, in formazione dei docenti che sono punti  irrinunciabili e qualificanti per una reale evoluzione della scuola italiana. Inoltre, non si può far partire una riforma delicata e complessa a poche settimane dalle scelte che i ragazzi dovranno effettuare per iscriversi alla scuola superiore : il 27 Marzo è il termine ultimo per iscriversi,data così  vicina (alcuni istituti non sanno ancora quali indirizzi potranno attivare!) che creerà certamente grande disordine e confusione sotto il cielo. Una scelta così importante non può essere effettuata senza che le famiglie e i ragazzi capiscano  pienamente che cosa comporti  la ristrutturazione degli indirizzi scolastici. Tanti altri punti andrebbero sottoposti ad analisi: rapporto scuola pubblica e privata, il grande e grave problema del precariato, profilo di una alfabetizzazione sempre più vicino al linguaggio della pubblicità, e quindi un modello di scuola che guarda più all’apparire che all’essere,ma, soprattutto, una scuola che non fa niente per creare pari opportunità di partenza, senza delle quali le disparità, nella società della conoscenza, diventeranno sempre più marcate e discriminanti. Perciò, la risposta non può essere quella basata su meri parametri economici, perché questo significa porsi in maniera fredda e distante rispetto ad una realtà(quella scolastica) che è capacità di esplorare la realtà circostante, ma anche voglia di volare, di sognare mondi sconosciuti ed invisibili che rappresentano un momento centrale del percorso formativo di ogni giovane.

Beniamino Iasiello

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