… quando amore vi chiama, seguitelo

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benjaminCome non essere presente,oggi,il giorno di San.Valentino, festa degli innamorati, per fare gli auguri a tutti quelli che hanno “intelletto d’amore”?  Credo che non ci sia nessuno che non sia stato trafitto dalle frecce di Cupido,  dardi capaci di colpire dolcemente e ferocemente. Poesie, canzoni hanno  cantato e celebrato l’amore in tutte le sue forme, e oggi,  attraverso poeti che hanno avuto il dono di saper esprimere splendidamente  questo sentimento che è capace di cambiare la vita di ciascuno di noi, nel bene e nel male, voglio condividere, con chi dovesse leggere questa nota, qualche poesia, qualche canzone d’amore tra le più belle che io conosca. Ho tratto il passo che segue dall’unico romanzo che Kalhil Gibran(poeta libanese) ha scritto e che è intitolato”Ali Spezzate” che,pur avendo letto più volte, sempre riesce a dare emozioni intense perché, in Gibran, è direttamente il cuore che racconta la malia e il dolore che porta con sé l’amore.

 

Il poeta libanese ripercorre le strade attraverso le quali ha conosciuto l’amore e lungo le quali ha dovuto separarsi dalla donna amata:trasformerò la mia anima in un rifugio per la tua; farò del mio cuore una dimora per la tua bellezza, e del mio petto il sepolcro per le tue pene:ti amerò, Selma, come l’amore  che hanno i prati per la primavera, vivrò dentro di te come  un fiore a cui il calore del sole dà la vita, e canterò il tuo nome come la valle riecheggia il suono delle campane che rintoccano dall’ alto delle chiese dei villaggi .Ascolterò quello che la tua anima dice come le rive ascoltano ciò che racconta l’onda del mare. Mentre trascrivevo questo passo, mi è ritornata alla mente  una poesia,  letta qualche tempo fa, di una poetessa italiana della prima metà del novecento,morta suicida alla giovane età di ventisei anni. E’ Antonia Pozzi le cui liriche furono pubblicate nel 1939 e l’edizione del 1964 con una prefazione di Eugenio Montale.

La poesia è intitolata: Bellezza

Ti do me stessa

le mie notti insonni

i lunghi sorsi

di cielo e di stelle-

Bevuti sulla montagna,

la brezza dei mari percorsi

verso albe remote.

Ti do me stessa,

il sole vergine dei miei mattini

su favolose rive

tra superstiti colonne

e ulivi e spighe.

Ti do me stessa

I meriggi

Sul ciglio delle cascate,

i tramonti

ai piedi delle statue, sulle colline,

fra tronchi di cipressi animati

di nidi.

E tu accogli la mia meraviglia

di creatura,

il mio tremito di stelo

vivo nel cerchio

degli orizzonti,

piegato al vento

limpido- della bellezza;

e tu lascia che io guardi questi occhi

che Dio ti ha dati

così densi di cielo-

profondi come secoli di luce

inabissati al di là

delle vette-

Ci sono canzoni che ti prendono sin dalla prima volta che le ascolti e le  accogli  nel “CD del cuore” che custodisce le cose più belle e più care. E’ come uno scrigno dove si trovano piccole perle a cui la mente ritorna solo in momenti particolari. E quale momento migliore che la festa dell’amore per aprirlo ed estrarne due tra le  più belle? “Scetate”, credo che rappresenti in maniera perfetta la sintesi tra canzone,  poesia e musica   così intensa, così accorata che anche  le stelle del cielo restano incantate ad ascoltare questo canto d’amore che dà felicità e gioia, Ma amore è anche dolore,tormento, “spleen” e  Ray Charles con”I cant stop loving you”(in italiano  “Non finirò d’amarti) successo internazionale degli inizi degli anni sessanta, riesce ad esprimere,con una voce che ti penetra nel più profondo dell’anima, grande pathos  per un amore che è “condannato” a vivere fino in fondo.

Scetate

Non finirò d’amarti

Si duorme o si nun duorme bella mia

Se devo vivere

Siente pè nu mumento chesta voce

per amarti così

Chi te vò bene assaje sta ‘mmiz’a via

non è più vivere

Pè te cantà na canzuncella doce…

soffrendo ogni dì

Ma staje durmenno, nun te sì scetate

ma so che è inutile

Sti ffenestrelle nun se vonno aprì

ancora sperar

È nu ricamo sta mandolinata

ma fino all’ultimo

Scetate bella mia,nun cchiù

io ti devo amar

‘Ncielo se sò arrucchiate ciente stelle

lo so che mai

Tutt pè stà a sentì chesta canzone

io finirò

Aggiò ‘ntiso ‘ parlà li ttre cchiù belle

in un solo attimo

Dicevano: nce tène passione…

d’amare  te

E’ passione can un passa mai

sei tu lo  so

Passa lu munno essa nun passarrà!

che non mi ami più

Tu , cert, a chesto nun ce penzarraie

e non tornerai

Ma tu nasciste pe’ mm’affatturà.

un giorno da me

 

Auguri  a voi tutti, alla mia famiglia, a mia moglie, alle mie figlie e vi lascio con una poesia di Nazim Hikmet,poeta turco tra i più grandi del xx secolo.

Il più bello dei mari

Il più bello dei mari

È quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

Non è ancora cresciuto

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

Che vorrei dirti di più bello

Non te l’ho detto ancora

Beniamino Iasiello

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