Haiti: dolore,sofferenza, speranza

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benjaminSembra quasi che la natura colpisca in maniera devastante laddove miseria e povertà regnano sovrane.  Ed è strano che siano sempre i più deboli a pagare uno scotto violento a qualsiasi tipo di avversità sia essa dovuta a cause umani(come dimenticare la “bolla finanziaria” che ha messo in ginocchio l’economia mondiale e soprattutto le fasce più deboli e indifese?) che a cause naturali. Anche nell’’inferno Haitiano, che ci riempie di una “pietas”  infinità, la parte alta dell’isola si è salvata ,è come se il sisma fosse  rimbalzato indietro  prima di arrivare alla sommità per cui le case sono rimaste intatte, non ci sono state vittime e la vita sembra scorrere normalmente! Nella”upper Petionville”, come riferiscono i corrispondenti,bar, ristoranti sono ancora aperti, anche se chiaramente, sono poco frequentati.  Ogniqualvolta la natura diventa matrigna e porta rovine , inizia  quello che sembra essere diventato un  rito: i mass-media riportano nelle nostre case immagini di paura , di caos, di case crollate, di morti “disseminati” per le strade,violenze, sciacallaggio, bambini di cui nessuno più ne conosce la sorte(commercio di organi?), i miracoli delle poche persone che vengono salvate dalle macerie dopo oltre 10 giorni.  L’umanità dà il meglio di sé nel bene e nel male.

 

Haiti è stata martoriata dagli uomini e dalla natura: è tra i paesi più  poveri  del mondo(un reddito pro capite di 560 dollari) con una economia industriale inesistente, una agricoltura  a livelli assistenziali. L’80 per cento della popolazione vive in condizioni di miseria estrema e il 55 per cento vive con meno di un dollaro al giorno. Il tasso di analfabetismo sfiora il 70% , l’aspettativa  di vita non va oltre i cinquanta anni e vi è  una mortalità infantile impressionante,74 morti per ogni mille nati   Si provi ad immaginare cosa significhi l’abbattersi di un terremoto di forte intensità per una popolazione che già  mancava di tutto! Morte, rovine, distruzione senza fine, e, allora,, credo sia lecito chiedersi:  ma i governi nazionali cosa fanno? E  i potenti del mondo? Oltre che riunirsi in G2,G8, G20, in che maniera hanno cura del mondo di cui si sono impadroniti ? I “ padroni del mondo” sembrano assomigliare un po’ alla “nottola di Minerva” che arriva sempre sul calare   del sole. Ma prerogativa di chi governa non deve essere quella  di” guardare oltre il buio e ascoltare oltre il silenzio”, per sapere cosa fare   e come comportarsi nei momenti  di grandi difficoltà per il proprio paese ?   A venti giorni dal  terremoto,Haiti, è nel mezzo di  una catastrofe  umanitaria  alla quale ancora non si sa come rispondere: sono arrivati  i primi soccorsi , i   volontari, le maggiori organizzazioni internazionali per  garantire subito cibo,  medicinali e le prime strutture ospedaliere, ma è chiaro che bisogna gestire una emergenza  che presenta il volto della tragedia :circa un milione di sfollati e oltre centocinquantamila morti  e il rischio che per, Haiti,   una volta spente le luci dei riflettori, tutto possa peggiorare e degradare  è reale. Saranno dimenticate le grandi promesse e le grandi enunciazioni di principio; d’altra parte, cosa si fa per i milioni di bambini che ogni anno muoiono per fame? Cosa si fa per l’Africa subsahariana, per il Darfur dove una guerra silenziosa ha provocato oltre duecentomila morti e più di due milioni di sfollati che si trovano sotto  le tende in pieno deserto . Cosa si fa per cercare di creare condizioni climatiche  adeguate per permettere che il pianeta terra non collassi?  E queste non sono “mandy morning quaterbacking” , come ha  sentenziato il segretario di stato americano signora Hilary   Clinton rispetto alle constatazioni  e alle riflessioni fatte ad alta voce dal nostro responsabile alla protezione civile sottosegretario Guido  Bertolaso. E’ un fatto che,non solo l’America, ma anche l’Europa ed altri potenti, come la Cina che sta” occupando” l’Africa in una sorta di colonizzazione da terzo millennio, non riescano a trovare soluzioni adeguate perché bisogna  salvaguardare equilibri molto complessi e delicati che riguardano rapporti economici, politici in virtù dei quali i pochi continuano  a stare sempre meglio, i molti continuano a stare sempre peggio. Il presidente haitiano  Renè  Preval,credo,involontariamente ha reso bene quella che è oggi  la realtà .dell’l’isola di Haiti, affermando:  chiunque sia in grado di aiutarci venga e LO faccia. Cioè, Haiti e gli Haitiani non hanno bisogno solo di tende,di cibo e di medicinali, ma soprattutto di chi li guidi  verso una ricostruzione che diventerà sempre  più appetibile( si parla di 20 miliardi di dollari in dieci anni!) per grandi  speculatori e holding  finanziarie internazionali. Speriamo soltanto che, questa volta, che le ragioni del cuore siano molto più forti di quelle di una ragione fredda e strumentale.

Beniamino Iasiello

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