Sono solo canzonette?

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benjaminAl suo funerale si radunò tanta di quella gente da formare una colonna lunga oltre nove chilometri. Vladimir Vysotskj, per tutti “Volodja”, ufficialmente un grandissimo attore di teatro(leggendarie alcune interpretazioni scespiriane),   in effetti un singolare poeta i cui versi furono censurati dal regime sovietico che mal sopportava qualsiasi forma di dissenso . Come tutti i regimi totalitari , l’U.R.S.S. temeva tutto ciò che non riusciva a controllare ,ma nonostante non fosse mai stata stampata una sola poesia né riprodotta una sola canzone, “Volodja” divenne il poeta e il cantautore più popolare del suo paese . Fu censurata anche la  notizia della sua morte, ma la voce si sparse in un baleno  e circa un milione di persone  accompagnarono , “disertando l’inizio dei giochi olimpici che nel 1980 si tennero in Russia, Vladimir Vysotskj nell’ultimo viaggio. B

isognerà attendere la “Perestroika” di Gorbaciov  perchè  questo straordinario personaggio uscisse dal buio nel quale era stato relegato  da un potere che gli vietava  di  esprimere  e  cantare la sua protesta,la disillusione,la  rabbia contro chi aveva tradito il grande sogno comunista. Sposato con l’attrice francese Marina Vlady, ebbe modo di andare oltre la cortina di ferro, ma ritornò nel suo paese dove morì, troppo giovane, all’età di quarantadue anni. Per i temi delle sue canzoni , è possibile accostarlo al nostro Fabrizio De Andrè :il loro mondo è popolato  da chi non ha voce per farsi ascoltare , dai deboli, dai perdenti,dagli sconfitti, la loro voce si leva  contro ogni forma di conformismo culturale e sociale e contro l’ottusità di un potere delirante nella sua onnipotenza. La loro fama  passa non attraverso i canali ufficiali ma con un “tam-tam” così silenzioso e penetrante da diventare “assordante” per la “Nomenklatura”, ma un atto d’amore  per chi , nella vita di tutti i giorni, è costretto a tenere la testa sempre bassa.  Vladjmr Visotskj era un grande: …per trovare qualcosa di simile in Italia dovremmo fondere,ha dichiarato Gino Castaldo,critico musicale, Carmelo Bene, Francesco Guccini, Pier Ciampi e Pier Paolo Pasolini, un compito praticamente impossibile , come in un certo senso impossibile, eppure reale, era Visotskj.  Già il “Club Tenco” aveva pubblicato un disco-tributo (Il volo di Volodja)cantato da Guccini, Ligabue, Milva, Cristiano De Andrè… ,da qualche tempo, ,invece , è uscito un ciddi: “Il cantante al microfono” dove Eugenio Finardi e l’ensemble”Sentieri Selvaggi”,sestetto di musica classica diretto da Carlo Boccadoro hanno voluto rendere un omaggio a Vladimir Vysotskj incidendo undici canzoni tratte da un raccolta di oltre settecento poesie e canzoni. L’album è composto da undici splendide gemme: L’orizzonte- Dal fronte non è più tornato – Ginnastica -Il volo interrotto -La caccia ai lupi- Il canto della terra –Il cantante al microfono –Cavalli bradi – Il pugile sentimentale – Il bagno alla bianca – Variazioni su temi tzigani - Eugenio Finardi aveva interpretato già in modo splendido alcune canzoni di Fabrizio de Andrè, ma nel cantare Vysotskj sembra aver ritrovato quella rabbia e quella forza della “musica ribelle” che lo ha contraddistinto  nella sua gioventù, un ribelle che canta le poesie in musica di un rivoluzionario che era riuscito a penetrare gli aspetti più reconditi  della sua terra  e della sua gente. Canzoni come “La caccia ai lupi- Non è tornato dalla battaglia- Il volo interrotto- Il bagno alla bianca – esprimono la voglia di libertà che  è l’essenza dell’uomo  che né totalitarismi, né fedi possono reprimere:Ho rifiutato di obbedire/Ho oltrepassato le bandierine-la sete di vita è più forte! Ho solo sentito dietro di me,con gioia/le grida di stupore degli uomini(La caccia ai lupi). Eugenio Finardi è un interprete superbo che riesce a farci cogliere la grandezza di”Volodia” ,la sua rabbia struggente, la dolcezza furiosa di questo “eroe maledetto dell’epoca sovietica” che mai venne a patti con il suo destino/lui con il caso non aveva intesa/ed era fuori tono il suo violino/e la sua corda troppo tesa(Il volo interrotto”).Sono undici brani che, mentre li ascolti, ti entrano nella pelle e nella testa e ancora una volta diventa difficile trovare le parole per convincerti che un sogno di libertà e di giustizia sociale, di emancipazione dell’uomo sia miseramente franato lasciando dietro di sé soltanto distruzione e macerie nel corpo e nell’anima:E’ buffo, vero? E’ buffo!/ E’buffo per voi e persino per me/Un cavallo al galoppo e il volo di un uccello./ Ma…di chi è la colpa? Cosi,Volodja, cantava agli inizi degli anni settanta quando si rende conto che a quel tempo la neve continuava a cadere/ e si era liberi di scrivere sulla neve/Ma ahimè! Le nevi si sciolgono. In Occidente,invece,era ancora il tempo in cui politici comunisti e l’intellighenzia progressista ,abbagliati  “dal sol dell’avvenir” nemmeno intravedevano(?) il baratro infernale nel quale stavano sprofondando.

Beniamino Iasiello

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