Poli commerciali la nota della CIDEC

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avvocatodi Carmine Tranfa

Il direttivo della “C.I.D.E.C.” Sannio-Irpinia, ritiene che il comunicato stampa dell’assessore comunale Martignetti, in merito alla problematica sollevata, sia insoddisfacente e contrario agli interessi degli operatori economici sanniti.

Il 27 febbraio 2021, il Direttivo “C.I.D.E.C.” (Confederazione Italiana Commercianti ed Artigiani), ha diramato un comunicato stampa attraverso il quale si esprimeva solidarietà a commercianti, artigiani ed operatori economici sanniti i quali, già in ginocchio a causa del COVID, stanno ricevendo il “colpo di grazia” dal Comune di Benevento che continua a rilasciare autorizzazioni per l’apertura di “faraonici supermercati”. Questo tipo di mercato, per una piccola città di provincia, è ormai saturo.

Le grandi strutture di vendita – si legge nella nota – non sono più sostenibili dal punto di vista ambientale, territoriale e servono solo a congestionare ulteriormente il traffico automobilistico.

 

La “C.I.D.E.C.”, in particolare, ha chiesto al Comune di Benevento di spiegare perché non viene applicata la legge regionale n. 7 del 21/04/2020 (Testo unico sul commercio), la quale consente agli Enti Territoriali di disciplinare la materia attraverso l’adozione (che è obbligatoria) del S.I.A.D. (strumento d’intervento comunale per l’apparato distributivo) ossia mediante una pianificazione programmata ed equilibrata del settore. Dalla lettura della nota di risposta dell’Assessore Martignetti, sia pure scritta in “politichese classico”, si evince chiaramente che: l’amministrazione Mastella si è schierata dalla parte dei “faraonici supermercati”. Difatti il rappresentante dell’Ente Locale comunica “questo assessorato deve autorizzare le legittime richieste che provengono da investitori privati e tanto in base alla normativa applicabile “ratione materiae”. Le grandi strutture commerciali sono produttori di sviluppo economico ed occupazionale. Le stesse, comunque, svolgono un’importante ruolo di “attrattori” e di visitatori di altre aree della Provincia”.

Queste affermazioni non corrispondono alla verità dei fatti per i seguenti motivi: l’art. 19 del Testo Unico Regionale sul Commercio (Legge n. 7/2020), obbliga i Comuni ad adottare il S.I.A.D.. Quindi l’assessore non “deve” autorizzare i grandi investitori privati, ma deve solo munirsi di uno strumento urbanistico e commerciale adeguato che tuteli l’interesse delle piccole e medie imprese (P.M.I.).

I colossi commerciali, normalmente, non producono aumento dell’occupazione, ma, generalmente, favoriscono, oltre che i propri profitti ed utili, solo il precariato con contratti a termine. Tant’è che la disoccupazione giovanile, negli ultimi anni, è aumentata e non diminuita; l’affermazione, poi, che i giganti commerciali svolgono anche il ruolo di attrattori e visitatori delle altre aree della Provincia è grave perché significa che il Comune capoluogo intende sottrarre risorse economiche agli operatori economici dei piccoli centri sanniti, già in coma a causa del COVID.

La città di Benevento possiede radici storiche antiche ed importanti monumenti. Può vivere solo con il turismo di massa. Ma certamente i visitatori non vengono attratti dai grandi centri commerciali, bensì dai Centri Storici vivi e fiorenti, ricchi di offerte commerciali ed artigianali, come avviene, per esempio, a Roma, Firenze o Napoli e in tante altre città turistiche.

Il Comune di Benevento dovrebbe, invece, dare impulso ai centri commerciali naturali, favorendo le aggregazioni di esercizi commerciali ed artigianali che operano integrandosi tra di loro nell’ambito urbano. In questo modo ai turisti ed ai consumatori viene proposta un’unica offerta integrata, con notevole risparmio economico. Esiste, per questo scopo, la delibera della Giunta Regionale n. 160 del 3/06/2013, la quale finanzia i centri urbani superiori a 50.000 abitanti. Ma non risulta, salvo prova contraria, che sia mai stata presa in considerazione dai nostri “solerti amministratori”. Eppure, tantissime amministrazioni locali, non solo in Italia, favoriscono, con notevoli incentivazioni, il commercio di vicinato.

Un altro durissimo colpo per gli operatori economici sanniti – conclude l’associazione – è stato subito per l’imposizione della “zona rossa” nel periodo Pasquale (oltre che a Natale). Dobbiamo “pagare” per colpe imputabili a Napoli. E’ stata ordinata la chiusura anche di barbieri, parrucchieri, ecc. E’ la prima volta, nella Storia, che lo Stato obbliga i cittadini ad essere trasandati, trascurati e sciatti (bell’esempio per i giovani!). Da tutto ciò traggono giovamento solo i faraonici centri commerciali, sempre aperti, o che operano “per asporto”.

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