Don Renato Trapani: "chiedo un intervento chiarificatore, sollecito e risolutivo, a tutte le autorità preposte"

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fiaccolata1di Don Renato Trapani
“Tutti abbiamo sperato che si trattasse di un film e non della cruda realtà. Ma vorrei citare proprio un film per tradurre lo stato d’animo di un parroco, responsabile della comunità ecclesiale di Ceppaloni, all’indomani della notizia della grave vicenda giudiziaria in merito ad un sito sequestrato nel nostro territorio che sarebbe stato adibito a discarica abusiva. “Speriamo che me la cavo”.

 

Era il titolo di quel film interpretato da Paolo Villaggio, che all’inizio degli anni novanta, raccontava la condizione di un paese dell’hinterland napoletano. Nonostante la caratteristica comica della sceneggiatura, emergeva in tutta la sua gravità la tristezza di un ambiente degradato, dove soprattutto i bambini dovevano vivere adattandosi e affidandosi, in maniera rassegnata, alla buona sorte, con l’espressione che dava il titolo al film.
“Speriamo che me la cavo”. Ma non posso archiviare la pratica con una battuta di un film. Ho anche riflettuto molto prima di scrivere, consapevole del fatto che ogni mio intervento potrebbe essere strumentalizzato o male interpretato. Ma, in quanto parroco, non posso non intervenire. E lo faccio sapendo della fiaccolata organizzata dal comitato cittadino “Per i nostri figli bonifichiamo Ceppaloni” per chiedere la bonifica dei terreni che sarebbero contaminati.
È fuori dubbio che il territorio va difeso e conservato per il bene nostro e delle generazioni che verranno. È diritto-dovere di ogni essere umano contribuire alla salvaguardia del creato con l’impegno personale e la vigilanza che sappia intervenire e denunciare qualunque comportamento non rispetti l’ambiente. Per questo motivo, nella funzione di guida della comunità cristiana di Ceppaloni, chiedo un intervento chiarificatore, sollecito e risolutivo, a tutte le autorità preposte. Invito però tutti a non anticipare il giudizio e la condanna di nessuno. Questo non ci compete né come cittadini e ancor meno come cristiani.
L’indignazione di fronte a comportamenti scorretti o disonesti è legittima, ma può muoverci solo a chiedere con decisione che tali comportamenti siano accertati ed impediti solo da chi è chiamato per competenza a farlo. Certo, dobbiamo vigilare e mettere in campo ogni iniziativa atta a stimolare e pungolare chi di dovere in caso di lentezze burocratiche o di qualsiasi altro genere. Tutto questo va fatto con grande senso di responsabilità, guai se l’indignazione si trasformasse in odio, distruggerebbe la comunità più dell’inquinamento stesso.
Io, da parroco, e l’intera comunità ecclesiale, anche alla luce dei fatti al centro dell’attualità, ci impegnamo con maggior forza a fare in modo che nessuno dovrà mai più dire: “io speriamo che me la cavo”. Un futuro migliore si costruisce con l’intervento di tutti, deve essere un diritto di tutti e non una ipotesi affidata al caso. Va costruito a partire dalla formazione di coscienze libere, che sappiano individuare il vero bene, il gusto del bello, il rispetto di ogni persona ad ogni costo”.

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