Inaugura la "rubrica di Viglietti"
Le orchidee devono il loro nome alla presenza, in molte specie, di due bulbi o bulbilli di cui uno serve alla crescita della pianta nell'anno in corso e l'altro alla crescita nel successivo. Sono piante che utilizzano a loro vantaggio la somiglianza del fiore alla femmina dell'insetto impollinatore, diverso nelle differenti specie, e questo avviene senza che l'insetto lavoratore ne abbia un effettivo beneficio, ovvero avviene con l'inganno, un premio, l'accoppiamento con la femmina soltanto virtuale. Accade anche che in alcune specie si offra un ricovero per la notte, ad esempio nel genere Serapias, ma questo anche qui va a vantaggio della pianta che in cambio ottiene il trasporto del polline (delle sacche polliniche) in un'altro individuo distante da essa.
Il fiore delle orchidee è particolare, ha il tipico schema delle monocotiledoni, un perianzio composto da due verticilli, tre tepali esterni e tre tepali interni, dei tre esterni i due laterali sono uguali, il terzo di solito poco differente. Dei tre tepali interni i due laterali sono quasi identici, il terzo chiamato labello è quasi sempre molto diverso per forma e colore e rende spesso spettacolare il fiore di queste piante. In quasi tutti i generi il fiore è resupinato, ovvero, risulta ruotato con il labello che dovrebbe occupare il lato superiore posto in posizione inferiore a causa della torsione dell'ovario o del peduncolo.
Come accennato si tratta di piante molto diffuse in tutto il territorio comunale, dai boschi di roverella ai castagneti, dai prati aridi ai cespuglieti, dai bordi delle strade alle scarpate detritiche, dal pieno sole alle zone in ombra. Le fioriture iniziano intorno alla metà di marzo, e proseguono inseguendosi da specie a specie fino alla fine di giugno, talvolta oltre, con alcune specie dalla tipica fioritura autunnale che sbocciano ad ottobre.
Le immagini che seguono sono state realizzate tutte nel nostro comune, l'ordine è grosso modo quello del periodo di fioritura, un ordine tassonomico sarebbe qui fuori luogo. un'ultima ripetuta raccomandazione, non raccoglietele, mai, il loro ciclo si conclude con l'impollinazione e la formazione dei semi, raccoglierle prima vuol dire ridurne la presenza negli anni successivi, e per alcune molto rare e localizzate anche la definitiva scomparsa, un peccato, per delle piante così belle da vedere e così importanti per la biodiversità dei nostri territori.
Salvatore Viglietti
Naturalista,
Professore a contratto presso il corso di Laurea in Scienze e Tecnologie per la Natura e l'Ambiente dell'Università Federico II di Napoli

