La violenza sulle donne (2°)

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 (0 Votes)

benjaminIl fascismo, come abbiamo già visto precedentemente, relegò la donna al ruolo di madre e moglie in una cornice fortemente patriarcale dalla quale, secondo il filosofo Slasvoj Zizek, ancora oggi, come una tartaruga, è indaffarata a spezzare il guscio ideologico del patriarcato[1] che non le riconosceva altro diritto che stare in casa e accudire la famiglia.

Non era tollerato l'adulterio[2] per il quale la donna veniva punita con la reclusione fino a un anno, pena che veniva comminata, su querela del marito, anche al correo dell'adultera. Al delitto d'onore[3], il marito che uccide la moglie per vendicare la propria onorabilità o quella della famiglia, il Codice Rocco riconosceva le circostanze attenuanti al marito, al padre e al fratello della donna uccisa ( chi non ricorda “Divorzio all'italiana”, film del 1962 con Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli?) con la riduzione della pena fino ad un terzo … il delitto d'onore, compiuto nello stato d'ira quando viene scoperto la illegittima relazione carnale, veniva punito con la reclusione da tre a sette anni! o e lo stupro era considerato un delitto contro la moralità pubblica.

 

 

 

 

Ma come sempre succede per quelli che si riempiono la bocca di famiglia, patria e Dio, i fascisti erano i primi a non tenere, nel privato, in nessuna considerazione questi valori,

 

E l'esempio veniva direttamente dal Duce che, sposato con Rachele Guidi nel 1915 e da cui ebbe cinque figli, fu portato in tribunale da Ida Dasler con l'accusa di averla sedotto e resa madre con promessa di matrimonio mai mantenuta e fu costretto a riconoscere il figlio Benito Albino per il quale versava 200 lire al mese per il suo mantenimento. La storia (il regista Marco Bellocchio ha racconta questa vicenda nel film “Vincere”), sarebbe troppo lunga da raccontare e il cui epilogo, dopo che Mussolini diventò capo del governo fu tragico: Ida Dasler fu internata con forza nel manicomio di Pergine Valsugana e successivamente a Venezia dove morì nel 1937. Al figlio toccò identica sorte: poiché continuava a raccontare di essere figlio di Mussolini fu rinchiuso nell'ospedale psichiatrico di Mombello Limbiate dove morì, all'età di 27 anni, nel 1942, per le ripetute iniezioni di insulina che lo mandarono in coma sino a provocarne la morte. Non erano pazzi, ma potevano creare grossi fastidi al Duce.

 

Il suo rapporto con le donne fu sempre di violenza perché in fondo la violenza rappresentava la sua cifra fin da piccolo quando camminava con un coltello col quale ferì uno dei suoi compagni; possedeva un coltello a serramanico e un pugno di ferro, come racconta A. Cazzullo, col quale colpì una donna sposata, il cui marito era militare a Sulmona, con cui aveva una relazione: Giulia Fontanesi … disponevo di lei a mio piacere ... racconta Mussolini, e la cui unica colpa era stata quella di voler affermare di essere una donna libera. Vistala per la strada, non riuscì a contenere la propria gelosia e le si avventò contro prima addentandole un braccio e poi conficcandogli la lama in una coscia. Una figlia illegittima[4] nacque nel 1922, Elena Curti, da una storia con la sarta Angela Cucciati[5], che, nata pochi giorni prima della “marcia su Roma” è morta nel mese di gennaio del 2022, a quasi cento anni. La figlia negli ultimi anni stava spesso con il padre a villa Feltrinelli, ed era con lui quando fu catturato dai partigiani a Dongo.

 

Un lungo rapporto tenne con Margherita Grassini in Sarfatti perché aveva sposato l’avvocato socialista Cesare Sarfatti, (contemporaneamente manteneva anche il suo rapporto con Angelica Balabanoff, un esule russa che aveva aiutato Mussolini in Svizzera quando il futuro duce non aveva nemmeno i pochi soldi per mangiare), veneziana, ebrea, colta, ricca ereditiera, collezionista e brillante critica d'arte. Donna di grande intelligenza, impegnata per l'emancipazione femminile, collaborò con Anna Kulishioff, femminista, fondatrice e esponente di spicco del PSI con articoli per la rivista: La Difesa delle Lavoratrici”.

 

Fu la donna che, fin dal 1914, costruì l'immagine pubblica del duce, fu colei, come racconta Cesare Scurati, che traghettò il grezzo agitatore politico dalle sommosse di provincia ai salotti dell'alta società. Gli stette vicino, quando colpito da un'ulcera gastroduodenale con emorragia si temette per la sua vita: dolori fortissimi, vomito verdognolo striato di sangue, il corpo gonfio di ipersecrezione acide, di gas e gravi difficoltà di respirazione per cui aveva bisogno di ossigeno per respirare. Continui svenimenti, non si manteneva in piedi … così è descritto da Antonio Scurati nel suo libro[6], premio Strega 2019 … la sua abitazione era composta da una stanza da letto poco accogliente, dove riceveva le sue innumerevoli amanti, una al giorno qualcuno diceva, a Palazzo Venezia, ...da una cameretta per la servitù, nemmeno una cucina, le pareti tappezzate di velluto rosso e nero che puzzava di vomito sanguinolento, … sul pavimento vi era una moquette rossa, dove accoglieva le amanti occasionali, dove un cucciolo di leonessa, omaggio di ammiratori ferventi, vi depositava urina e feci.

 

Soprattutto fu la donna che con il suo libro “DUX”[7], ottenne un grande successo, ne costruì per prima il mito anche fuori dall’Italia. Pare abbia venduto circa un milione di copie. Mussolini doveva davvero tanto a Margherita Sarfatti, ma ciò non gli impedì di tenerla alla porta del suo studio per ore ed ore senza riceverla.

 

Altra storia “esemplare” fu quella che ebbe con Bianca Ceccato, ancora minorenne, che lavorava come segretaria nella redazione del “Popolo d'Italia”. Mussolini, appena la vide iniziò a circuirla fino a che la meschina, pur fidanzata cedette … Bianca senza di voi non posso vivere … non m'importa nulla del lavoro, ma qui nel cuore mi avete aperto una piaga terribile (era una tattica che usava con tutte le ragazze) … fino a ricattarla col licenziamento dal lavoro. … non mi sentivo di corrisponder, eppure dovevo rassicurarlo, dirgli che lo amavo, … dovevo mentire ad ogni costo se volevo salvare il mio impiego

Costringe la ragazza … se non venite accadrà qualcosa di tremendo … e così si ritrova in una camera d'albergo fredda e nuda … il vino mi sta ubriacando e tutto si allontana da me … si impadronisce di me una tenerezza giovane, la mia volontà cede. Inizia così una storia dove la gelosia e il domino di possesso di Mussolini sulla giovane che diventa quasi una sua prigioniera e a sua completa disposizione, Bianca resta incinta e il futuro duce, la porta ad abortire ...urlo di dolore, ho delle fitte terribili, Benito mi passa una mano sul viso per consolarmi … ora ti passa, Bianca, questo è l'ultimo dolore … mentre con la mano sinistra stringe la mano di Bianca e con la destra scrive l'editoriale per il giornale in uscita il giorno seguente. Ma nel momento in cui doveva farsi forza per sostenere Bianca … diventò pallido come un morto e la signora che gestisce la clinica e il medico – sorreggendolo – lo accompagnano nell’altra stanza: si dice che avesse paura del dolore provocato dalle iniezioni[8].

Ma, quando era necessario, mostrando grandi abilità trasformiste sostenne una politica antiabortista e per l’incremento demografico.

 

Importante fu anche la relazione che ebbe con Magda Brard, sposata con Edmondo Michele Borgo, la più sconosciuta tra le amanti del duce e, forse tra le più affascinanti; una grande pianista, di cui era gelosissimo ed ossessionato dal dubbio che potesse tradirlo, che lo stregò e gli diede una figlia, Vanna, la quale dichiarò in uno dei tanti colloqui avuto con Roberto Festorazzi[9] che la madre gli aveva parlato sempre di Mussolini come dell’avventura amorosa essenziale della sua vita … credo che l’attrazione esercitata da quell’uomo su di lei fu molto grande. Offrendomi le sue confidenze di donna, una volta mi rivelò che Mussolini era un amante molto appassionato e che dal punto di vista sessuale era straordinario, mi ha resa felice.

Queste affermazioni contrastano con ciò che la sorella di Mussolini, Edvige, che raffermava che i rapporti con le donne erano … assai rapidi, poco importanti, con qualche crudeltà, più crudeltà che abbandono … che mostrava il totale disprezzo che nutriva nei confronti della donna

 

Sono state tantissime le avventure amorose di Benito Mussolini e tutte contraddistinte da violenza fisica o morale nei confronti dell’amante del momento.

Bisogna dire, però, che Benito Mussolini piaceva alle donne, ne restavano affascinate perché era un affabulatore che, alla fine riusciva ad “impossessarsi” delle donne” anima e corpo, non dandogli tregua per l’intera durata del rapporto perché … la “bestia” di Benito si affaccia sotto forma di morboso desiderio di possesso[10]

 

D’altra parte è lo stesso Mussolini che confiderà a Claretta Petacci[11] di non aver amato mai una donna … ho avuto molte donne, ma a girandola. Non ho mai amato nessuna donna, soltanto attrazione sessuale … che, una volta soddisfatta, non presentava ulteriore attrattiva, per cui si tendeva ad abbandonarla in ricerca di una nuova preda.

 

 Beniamino Iasiello



[1] Anche se oggi, con l’elezione di Giorgia Meloni a presidente del Consiglio, è stata data una forte spallata al patriarcato. Per la prima volta una donna ha sfondato il soffitto di cristallo.

[2] Reato abrogato nel 1968

[3] Le disposizioni relative al delitto d’onore furono eliminate nel 12981

[4] Pare che ebbe circa 6 figli illegittimi.

[5] Figlia di un vecchio compagno socialista di Mussolini e moglie di uno squadrista che si trovava in carcere. Col marito detenuto, il duce ne sedusse la moglie diventandone l’amante

[6] M- Il Figlio del Secolo

[7] Pare abbia venduto oltre un milione di copie.

[8] L’episodio riportato è stato ripreso da. Mussolini ha fatto tanto bene alle donne! di Mirella Serri.

[9] Roberto Festorazzi: La pianista del duce, ed. Simonelli .

[10] Mirella Serri: Mussolini ha fatto tanto bene alle donne!

[11] l’amante ultima che sarà uccisa e il cui corpo sarà esposto esposta a piazzale Loreto insieme con quello del Duce.

 

Sei qui: Home News La violenza sulle donne (2°)
Find us on Facebook
Follow Us