I misteri del castello di Ceppaloni

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benjaminCertamente le origini del Castello di Ceppaloni affondano in un lontano passato risalente, all’incirca, all’ XI secolo[1].

Sorto, forse, come fortilizio, fu distrutto per ben due volte, tra il 1100 e il 1200 e successivamente, 1634, fortemente rovinato, fu ricostruito completamente da Fabio Maria della Leonessa, e, forse è la struttura che è arrivata fino a noi.

Esso occupava un posto centrale nella geografia di quel tempo perché rappresentava un punto strategico importante in quanto segnava il confine tra il Regno delle due Sicilie e l’enclave pontificia della città d Benevento, di cui facevano parte il Comune di S. Leucio del Sannio, confinante, con Ceppaloni e quello di S. Angelo a Cupolo.  

Dall’alto della collina dominava l’intera valle del Sabato e poteva controllare … l’antiqua via maiore … che collegava Benevento con Salerno; fu sede di famiglie importanti, ospitò anche il Papa Onorio II che da Benevento faceva ritorno a Roma.

 

Tante le vicende relative al Castello , fino a che, alla fine del XIX secolo, fu venduto, da Argentina Dalmine e Giuseppina Pignatelli, con atto del notaio Nicola Bruno del 16 settembre 1896.

Fu acquistato, insieme con dei terreni denominati” Bosco Teano o Caruso” di moggi 146 riportati in catasto … in testa di Sepino Principessa di Monteroduni Ruffo Carolina della Leonessa, dai cittadini Felice Lizza di Domenico, Michele Tranfa fu Ignazio, Michelangelo Farese fu Antonio e dai germani Cosimo, Domenico e Cristofaro Barone di Pellegrino per la somma di lire 14.500.

In sintesi la storia del Castello che, forse tutti un po' conoscono; ciò che è meno conosciuto è il suo aspetto esoterico che ancora oggi, incute qualche timore e tremore!

La sua ristrutturazione, effettuata dopo il terremoto del 1980, eliminando le vecchie vestigia ha fatto scomparire anche segni, punti di narrazioni o leggende che quelli della mia età ricordano in particolar modo … la scafa del Sabato … un sottopassaggio che dai sotterranei del Castello portava nella piana del fiume Sabato a valle del paese, una sala d’armi, sotto il Castello, da cui, alcuni le avrebbero rubate e rivendute a privati, un anfratto, verso la parte sud – ovest, abbastanza buio, dove erano visibili delle macchie che impregnavano le mura e che la … vox populi … accreditava essere macchie di sangue rappreso attraverso i secoli, a testimonianza che in quel luogo vi era la prigione del Castello con annessa sala di tortura.

Leggenda, Realtà? Chissà.

Questo aspetto particolare mi è venuto in mente alcuni giorni fa, quando il presidente dell’ Associazione “Antigone”, mi chiese se ero disponibile ad accompagnare un gruppo di turisti napoletani venuti appositamente per visitare il paese e conoscerne la sua storia.

Eravamo nel mezzo del Castello, quando una giovane del gruppo, seguendo la mia narrazione, entrò in questa strettoia e nel risalire, dopo qualche minuto, fortemente turbata, disse di aver percepito una strana sensazione, o per meglio dire, una misteriosa e invisibile presenza che si aggirava in quel luogo e in quel momento.  

Ad avvalorare la narrazione dell’ospite, vi fu anche la testimonianza del Presidente dell’Associazione, Clorindo Tranfa, che raccontò di come, nell’avvicinarsi a quella zona del Castello, qualche giorno prima, aveva ricevuto la medesima impressione. Comunque, finito l’excursus andammo via senza più pensare a questo fatto extrasensoriale, ritenendolo frutto di una suggestione del momento.

Il giorno seguente, in piazza con degli amici, raccontavo l’aneddoto e, grande fu la sorpresa, quando uno del gruppo disse che un giovane del paese, di cui fece anche il nome, qualche tempo fa, dovendosi recare al Castello per dei lavori, gli chiese di accompagnarlo.

Di fronte alla richiesta del perché non ci andasse da solo rispose che aveva una certa soggezione in quanto, qualche tempo prima, si era verificato un fenomeno strano a cui non era riuscito a dare una spiegazione razionale: avendo terminato il lavoro, era solo lui presente nel Castello, e dovendo andar via, chiuse tutte le imposte che, però, dopo poco, nel ritornare indietro, trovò sistematicamente aperte, come se “qualcuno”, per dispetto, le avesse riaperte.

Che dire? Certamente l’imponenza del Castello e le vicissitudini di guerre, torture e sangue che hanno attraversato le sue mura possono creare malie che creano particolari stati d’animo in cui ci si immedesima, fino a sentirli dentro di sé con grande timore e tremore.

Oppure bisogna pensare che … vagano … per il Castello le anime di coloro che, come tramanda la leggenda, scesero in una voragine del Castello alla ricerca di un tesoro di cui si diceva che già fossero stati trovati quantitativi notevoli di monete d’oro e non fecero mai più ritorno[2].

Chiaramente la seconda ipotesi viene riportata per amore di cronaca, ma che indica che forse la storia del Castello non è stata mai scritta compiutamente in tutti i suoi aspetti, per cui ancora tanto si potrebbe scoprire nei meandri di un tempo che conta oltre mille anni di vita.

Sarebbe interessante creare un percorso seducente ed istruttivo per noi del Comune e per i tanti che vengono volentieri a visitare il nostro antico borgo: Ceppaloni tra magia e storia.

Comunque, chiunque fosse a conoscenza di fatti ed eventi strani relativi al Castello può comunicarli al sito di Ceppaloni .info.

 

Beniamino Iasiello



1 Per approfondire, vedere il lavoro del dott. Alfredo Rossi: Ceppaloni: Storia e Società di un paese del Regno di Napoli, pagg. 134 – 138.

[2] L’episodio è stato riportato da Carmine Porcaro nel suo lavoro: Ceppaloni tra Cronaca e Storia (876 – 1982)

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