19 e 34 del 23 novembre del 1980: una splendida domenica di 40 anni fa. Una giornata calda come è difficile trovarne a novembre che, purtroppo, segnò il destino di tante persone e decretò la rovina completa di interi paesi
Una violenta scossa di terremoto, magnitudo 6,9 della scala Richter che durò circa 90 secondi (un’eternità), portò lutti e distruzione in due regioni: Campania e Basilicata. Ricordo chiaramente come e quando nel nostro paese la scossa, sussultoria - ondulatoria, ci fece scappare e ritrovare tutti nella piazza centrale del paese. Molti di noi erano nel circolo ricreativo, molto frequentato, dove era possibile assistere o giocare a carambola, una delle tante specialità del gioco del biliardo.
C’era chi era concentrato sul gioco, chi a guardare, chi, nella stanza attigua, a giocare il tresette, quando, all’improvviso, sentimmo muoversi l’intero stabile, le sedie, sulle quali eravamo seduti, ondeggiare e qualcuno gridare: il terremoto il terremoto … immediatamente corremmo verso l’uscita per precipitarci nello spiazzo aperto della piazza centrale che, essendo privo di abitazioni, ci avrebbe maggiormente garantito da quel sussulto della terra che sembrò infinito e che scardinò le certezze esistenziali e i destini di intere comunità. Era un giorno di festa che stava trascorrendo serenamente e mancava poco perché si facesse ritorno a casa per la cena e per trascorrere la serata guardando qualche programma televisivo.
nvece, in un momento, cambiò tutto: la piazza, all’improvviso, diventò il cuore pulsante dell’intero paese che si ritrovava sbigottito e confuso perché ancora non aveva messo a fuoco che cosa realmente fosse successo. L’unica certezza, come capita nei momenti critici, era un senso di angoscia palpabile e visibile sui volti di ciascuno, anche perché non si avevano notizie di cosa era successo in altre parti del Paese: il fenomeno aveva interessato solo il nostro territorio o una realtà geografica molto più vasta, c’erano stati crolli di case, morti, feriti?
>Nessuno era in grado di dire niente sulla reale portata del fenomeno, Il telegiornale della sera aveva dato la semplice notizia di un terremoto che aveva colpito la Campania e la Basilicata e Roma non conosceva la gravità di ciò che era successo per cui tese, all’inizio a minimizzare l’evento: nessuna altra informazione, allora non esisteva internet, né cellulari, ma solo il telefono di casa la cui linea, spesso, risultava interrotta così come pure l’energia elettrica. Furono momenti di angoscia in cui, sull’ l’istinto di sopravvivenza, prevalse l’amore per la famiglia, di cui non si sapeva cosa fosse successo, perciò in molti ci precipitammo verso le nostre abitazioni. Dopo una corsa che mi sembrò interminabile, sotto l’arco del portone trovai mia moglie con in braccio le due nostre figlie di 18 mesi e 20 giorni con le quali raggiungemmo velocemente la piazza centrale.
A tarda notte iniziò ad arrivare qualche notizia, molto confusa ed incerta, che finiva con l’alimentare un’ ansia angosciosa, si rincorrevano le voci di paesi letteralmente scomparsi, ridotti ad un cumulo di macerie, un palazzo crollato a Napoli, altri crolli a Salerno e Avellino con tanti morti sotto le macerie; fu una tragedia immane che, man mano che i giorni passavano rivelava la forza distruttiva che aveva sconvolto per sempre le nostre coscienze e il nostro habitat. Alla fine si contarono circa 2914 morti, circa 9.000 feriti e 280.000 sfollati. Quella sera, le scosse continuavano a far tremare la terra per cui la maggior parte della popolazione del nostro Comune non ritornò nelle abitazioni, ma si organizzò per passare la nottata in macchina e questo fu il rito che si svolse per molte sere: il giorno in casa, la notte in macchina. Personalmente non dimenticherò mai come, a poche ore dalla prima scossa, verso le 22.00. mi accorsi che avevo finito le sigarette … fu un dramma!
Come fare, andare a prendere quelle che avevo a casa perché, come fumatore accanito, avevo sempre una scorta di Marlboro morbide, oppure lasciare perdere. Avrei dovuto avventurarmi, però, per una strettoia, certamente molto pericolosa, se si fosse verificato un’ulteriore movimento tellurico, per chi era “costretto” ad attraversarlo.
>Che fare, non potevo passare una notte senza fumare in una situazione che diventava sempre più disperata e fumare era indispensabile, per cui, obstricto collo, senza dire niente, riandai, con timore e tremore, verso casa, dove riuscii a recuperare alcuni pacchetti di sigarette. Dopo qualche anno smisi di fumare e non ho mai più toccato una sigaretta. Furono giorni di paura, soprattutto quando iniziò a delinearsi il quadro dei gravissimi danni inferti da una forza spaventosa che aveva colpito un territorio molto vasto che prima di quella sera aveva conosciuto solo i segni, il degrado del tempo e l’incuria degli uomini.
Il nostro paese organizzò un camion con generi di prima necessità che furono portati nelle zone davvero terremotate dell’alta Irpinia; dall’altra anche nel nostro Comune, che rientrò tra i paesi danneggiati dal sisma, arrivarono generi di prima necessità inviati dalla Croce Rossa Italiana di Levante, in provincia della Spezia. Fu una gara di solidarietà straordinaria senza precedenti che coinvolse l’intera nazione e molti stati esteri che intervennero con invio di uomini, cani addestrati, grandi somme di danaro, ospedali militari da campo con il personale sanitario. Si tenga presente che non esisteva la “protezione civile”, i mezzi a disposizione erano inadeguati, i paesi maggiormente colpiti difficili da raggiungere, per cui i primi soccorsi arrivarono con grande ritardo, tanto da suscitare l’ira del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, recatosi nelle zone del cratere, ebbe a dire … quello che ho potuto constatare è che non ci sono stati soccorsi immediati … vi sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito (come il Prefetto di Avellino che fu subito destituito)… son state approvate leggi per istituire centri di soccorso immediato perché non sono intervenuti?
Nel nostro Comune, al di là dell’enorme paura, il sisma non provocò gravi danni se non ad abitazioni fortemente fatiscenti; l’Amministrazione istituì una Commissione speciale per i problemi derivanti dal sisma che potesse coadiuvare la Giunta comunale nel difficile compito che l’attendeva. La prefettura inviò delle tende per i primi soccorsi, insieme con 10 milioni per gli interventi di prima necessità.
>In una relazione che il sindaco del tempo, rag. Cosimo Barone, lesse in Consiglio comunale, comunicò che su 3105 unità immobiliari del Comune: 204 non avevano subito nessun danno, 204 avevano riportato danni irrilevanti, 1195 avevano subito lievi danni, mentre 302 erano risultate quelle con gravi danni e per le quali fu chiesto lo sgombero parziale, per 506 unità, invece, fu decretato … un verdetto di demolizione; 136 furono le abitazioni crollate solo parzialmente e da demolire e solo 7 quelle distrutte dalla scossa sismica. L’Amministrazione chiese alla prefettura l’invio di 90 prefabbricati e 30 roulotte per fare fronte ai danni provocati dal terremoto.
Queste furono le prime misure prese dalle autorità provinciali e comunali. Quando si iniziò a parlare di ricostruzione come possibilità di sviluppo e di riscatto del Mezzogiorno … beh, questa è un’altra storia che è costata, al valore del 2010, all’Italia oltre sessantamila miliardi di lire!!! Mentre … macerie vi sono ancora oggi persino in un borgo accogliente e poetico come Castelnuovo di Conza. Dove, in cima, la ricostruzione è letteralmente sospesa nel vuoto. Lavori lasciati all’80%, rovi si sono reimpadroniti delle pietre, mancano porte, finestre, intonaco o ringhiere o scale e sui muri sono ancora visibili i versi del poeta paesologo Franco Armini che aveva scritto, con riferimento alla classe politica:
(era) Quella che ignorava che il tuo cemento era disarmato, quella che non si è preoccupata che la casa in cui è morta tua madre era fatiscente nonostante tu vivessi nel mondo che si dice progredito, il mondo che anche nel tuo paese aveva voltato le spalle alla civiltà contadina per sistemarsi nella modernità incivile.1Ma “architetture dell’emergenza” esistono non solo a Conza, ma in molte altre zone, compresa Napoli e tanti altri paesi che ancora non sono liberati dalle loro “prigioni”
Che cosa resta di quella notte? Una grande paura che non ci ha mai abbandonato e che continua ad essere presente e non solo per la pandemia di Covid 19 in atto, ma per l’incapacità della classe dirigente meridionale di non aver saputo porre le basi per una ricostruzione politica, sociale e morale del nostro territorio.
Beniamino Iasiello
1 La Repubblica del 22 novembre del 2020