Mario Martino, un giovane del Comune di Ceppaloni, laureato in Lettere Moderne e già autore di alcune pubblicazioni tra le quali “Faber dietro il testo dentro la storia” per il quale ha vinto il premio “Penna d’oro Campania 2018”. Ha collaborato, quale dottore in Linguistica e Didattica dell’Italiano alla stesura, col prof. Sergio Lubellodell’Università di Salerno, del testo “Homo scribens. Scritture ibride della modernità” che è stato presentato anche a Benevento prima del lockdown. Un giovane che potrà dare un impulso alla vita culturale del nostro Comune purché le istituzioni si rendano disponibili al confronto e a creare le condizioni per poter operare concretamente. Oggi pubblico nella mia rubrica l’interessante riflessione sul “cattivo femminismo”, titolo preso in prestito da un’opera di RoxaneGay, scrittrice e accademica statunitense. Quando vorrà potrà avere una sua rubrica su Ceppaloni. info
Ora che la luce dei riflettori sta puntando altrove, in cerca di nuova carne da dare in pasto ai leoni; mi permetto di dire, sinteticamente, la mia sul fenomeno (e non “caso”) ArmineHarutyunyan.
In questi giorni di rinnovato e ritrovato femminismo, improvvisamente siamo tornati tutti (uomini e donne) paladini dell’emancipazione femminile e di questo sarei più che felice se solo non fosse che, come nel 99% dei casi, a risvegliare il nostro femminismo sia stata ancora una volta una questione di faccia(ta), una questione esclusivamente di bellezza; una questione che letteralmente “si vede” e che nella vanitosissima società dell’apparenza è l’unica questione che conta...
Ci sono, tuttavia, questioni legate ad una necessaria rivoluzione di cui però non ricordo di aver mai letto qualche vostro pensiero. Effettivamente si tratta di questioni che su Instagram, su Tik Tok, su Facebook e Twitter difficilmente si potevano rintracciare, ma ad esempio nei giornali, nei libri di storia, sui portali d’informazione, nella storia politica, nel mondo del lavoro, nella storia dell’editoria, dell’arte, della scienza e della filosofia si!
Certo, fare un resoconto di tutte le questioni sommerse della storia del femminismo, dal Medioevo (già, perché non lo stiamo inventando ora il femminismo) agli intelligenti scritti di Simone de Beauvoir, Kate Millet e Roxane Gay, sarebbe impensabile e allora parliamo di questioni più vicine (ma comunque non viste) dei nostri giorni.
Ad esempio, non ho letto un vostro pensiero sull’ultimo rapporto del Ministero della Salute sulla legge 194. Nel 2018 sono aumentati gli obiettori di coscienza e gli aborti sono diminuiti del 5,5% rispetto al 2017. Il 69% dei ginecologi ha presentato obiezione di coscienza. Certo, tutto questo lo sa solo chi, magari in un letto d’ospedale dell’Umbria (unica regione italiana ad aver imposto alle donne che chiedono l’interruzione di gravidanza l’obbligo di tre giorni di ricovero e non più il solo “day hospital”) sta pagando le conseguenze del nostro disinteresse verso una questione che non si vede.
Non ho letto nulla nemmeno sulla caccia alle streghe che il governo di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, sta perpetrando nei confronti di anziane (eh lo so, non modelle di Gucci) accusate dalla gente del quartiere di stregoneria e che stando al codice penale centrafricano vengono condannate a morte se il bastoncino del Mbénge si ferma sul loro nome...
Mbénge che pratica la stregoneria molto meglio delle presunte streghe, ma che ha la fortuna di avere il pene e allora per lui la stregoneria è un dono, non una condanna!
Non ho letto nulla nemmeno sul divario retributivo di genere, in quelle realtà dove la donna un lavoro ce l’ha. In Europa, le donne lavoratrici guadagnano in media il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini. In Estonia il 25% in meno e nella modernissima Germania il 21% in meno. E non solo. Lavorano anche in più e occupano meno posti dirigenziali. Secondo l’Eurostat è donna il 6,9% degli amministratori delegati delle principali aziende. Il resto non è mancia, è uomo e “non si sa perché” debba essere così (ma in realtà lo sappiamo tutti molto bene).
Insomma, almeno su queste tre questioni (le tre più recenti prima del clamorosissimo fenomeno Armine) mi aspettavo un vostro punto di vista, ma evidentemente queste questioni non fanno tendenza. Non si vedono, sono sommerse, le strade per arrivarvici sono impervie, lunghe, tortuose e richiedono pazienza, osservazione, metodo e riflessione.
Tutte noie dal quale il social-femminismo ci libera...
Beh, le mie conclusioni potete trarle abbastanza semplicemente.
Penso che fino a quando il vostro femminismo continuerà ad emergere a (condi)visibili eventi alterni, più che i paladini o le paladine dell’emancipazione resterete sempre i burattini di quello che Anna Bonalume dell’Espresso titola uno “sfruttamento in nome dei diritti” (L’Espresso, 9 agosto 2020, p. 63).
Insomma, se per far riaccendere il vostro femminismo e farvi parlare di emancipazione ci si deve limitare soltanto e sempre al contrasto dicotomico bellezza/bruttezza, significa che qualcosa di questo vostro femminismo va assolutamente rivisto perché allo stato attuale dei fatti è molto simile a quello che Roxane Gay definiva “Cattivo femminismo”.
Se è solo un canone estetico a fomentarvi tutti improvvisamente, avete ed abbiamo già perso e nella lotta per l’emancipazione il vostro “femminismo” diventa il più grande ostacolo al Femminismo.
Mario Martino