Come abbiamo visto nella prima parte di questa storia, rispetto ad una situazione finanziaria del Comune davvero disastrata, l’unica preoccupazione (direi quasi un’abitudine, un divertissement?) degli amministratori non era quella di ben amministrare nell’interesse della comunità, bensì porre veti incrociati sulle cose da fare nelle tre frazioni cosi che niente di veramente serio potesse essere organizzato e programmato. Presi dalle loro faziosità campanilistiche non si curavano nemmeno di assicurare l’ordinaria amministrazione, né, addirittura, si preoccupavano di fare riscuotere le tasse previste in bilancio!
Per quell’anno (1950) sulla previsione di 1.909.000, il Comune aveva esatto solo la tassa sul bestiame e sui cani per un ammontare di 598.000. L’imposta di famiglia, a seguito dei continui interventi della Prefettura, era stata concordata, per il triennio 1947 – 49, … in una matricola di 902 ditte (famiglie) che avevano versato soltanto lire 881.129 in quanto, oltre la metà dei contribuenti, aveva prodotto reclami presso la Commissione di 1° grado che aveva accolto la quasi totalità dei ricorsi e contro i quali il Comune non aveva fatto appello!
Infine, la commissione centrale per la finanza locale approvò il bilancio per l’esercizio 1950, ma apportò alcune osservazioni e variazioni: autorizzò l’eccedenza per lire 2.260.162 (pari al 180% del limite massimo della sovraimposta fondiaria sui terreni; il “Ruolo” principale della sovraimposta del 1950 era in riscossione regolarmente e ripartita in sei rate, mentre i “Ruoli” per le supercontribuzioni del 1949 e 1950, rispettivamente di lire 2.508.772 e 2.260.612, furono trasmessi all’Esattoria perché inviasse … la cartella … ai residenti nel Comune.
Queste ultime super - imposte crearono un forte malcontento tra i cittadini che si lamentarono di non poter sostenere il pesante carico tributario e chiesero la sospensione del’esazione; ma il Commissario, invece, non ravvisò la possibilità né l’opportunità di aderire alla richiesta, anzi fu dell’avviso di intervenire energicamente presso l’Amministrazione perché compilasse immediatamente il ruolo dell’ imposta di famiglia per il 1950, oltre che definire le imposte contestate per l’anno 1949 che andavano risolte urgentemente presso la Commissione di 2° grado.
Inoltre ordinò all’Amministrazione di recuperare tutte le spedalità (ricoveri ospedalieri) dei cittadini abbienti ai quali non aveva mai chiesto di versare nella cassa comunale l’importo pagato per l’avvenuto ricovero. Ma in questo caos amministrativo e finanziario, il Commissario ricordava che lo stipendio del mese di Luglio non era stato ancora pagato agli impiegati per cui, se dovessero venire meno gli introiti esattoriali, si prospettava l’impossibilità di tornare alla normalità.
Infine … stante la gravità della situazione economico – finanziaria del Comune di Ceppaloni, concludeva il funzionario prefettizio, sarebbe opportuno un preventivo intervento del’E.V. presso il Ministro dell’Interno per chiedere un contributo integrativo di bilancio da inquadrare nelle provvidenze già approvate dal Consiglio dei Ministri ed in corso di studio presso le Commissioni legislative.
Situazione davvero molto difficile che nell’Italia liberale e poi fascista, forse, si era presentata, se possibile, con connotazioni ancora peggiori. Anche durante il “Regno delle due Sicilie” vi furono situazioni talmente imbarazzanti per gli Amministratori da costringere il Sovrintendente di Avellino a numerare le pagine del registro dei verbali consiliari del Comune perché … quale sia lo scopo di tanta scrupolosità è superfluo il dirlo, ed a questa non sarà seconda la severità nelle improvvise e frequenti ispezioni che io mi propongo di fare. Ma quante irregolarità, quante inconvenienze presenti in questi registri, non è mestiere che l’dica, basta aprirlo. Forse il Sovraintendente non nutriva molta fiducia nella rettitudine morale degli Amministratori del nostro Comune!
Agli inizi del Novecento risale un altro episodio che venne riportato dal giornale “Epoca” del 30 Marzo del 1920: faceva presente alla Prefettura il grave stato di illegalità in cui si trovava il Comune di Ceppaloni di cui, da due anni, non si conosceva il vero stato della finanza comunale e se ciò era stato tollerabile, eccezionalmente, nel periodo prebellico, dopo la pace era assolutamente inaccettabile.
La minoranza consiliare dopo reiterate insistenze aveva ottenuto che l’annosa questione fosse portata in Consiglio, ma la discussione, dopo due rinvii, venne radiata dall’ordine del giorno dei lavori del Consiglio. Perché? Se il sistema era comodo per chi aveva l’interesse di sfuggire al controllo, non lo era per chi voleva che venissero rispettate le leggi vigenti, per cui veniva richiamata l’attenzione della Prefettura soprattutto sui seguenti fatti:
Nonostante le denunce, non furono mai presi provvedimenti seri per amministratori che continuavano imperterriti nelle loro sterili lotte frazionistiche e … sordi … ai reali problemi della gente che viveva in una miseria che sopportava con grande dignità.
Molte altre sarebbero le considerazioni da fare, ma, credo che, in fondo, non ne valga la pena, visto che la storia sembra essere … l’eterno ritorno dell’uguale … come scriveva Nietzsche nella “Gaia Scienza”. Non vuole essere rassegnazione filosofica(!), ma la semplice constatazione di come sia difficile cambiare situazioni e condizioni che hanno la loro origine nella notte dei tempi.
In ogni caso, alla nuova Amministrazione, insediatasi da poco, l’onere di smentire secoli di storia del nostro Comune non sempre esaltanti.
Ho ritrovato gli episodi riportati tra i documenti esaminati presso l’Archivio di Stato di Benevento e di Avellino; pubblico queste vicende perché convinto, come affermava Indro Montanelli che:
Un popolo che ignora il proprio passato, non saprà mai nulla del proprio presente.
The End
Beniamino Iasiello